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Fascicolo n° 147 Maggio/Giugno 2021

COPERTINA 147

Innovazione e visione sistemica: i capisaldi della mobilità del futuro

Il rilancio economico del nostro Paese passa inevitabilmente dalle infrastrutture e dal Recovery Plan.

Le infrastrutture hanno un ruolo strategico per il futuro e gli investimenti in questo settore a favore della mobilità sono essenziali per lo sviluppo economico e la competitività nazionale. Servono più investimenti, dunque, ma è fondamentale che questi siano indirizzati sulla base di un nuovo piano integrato per rinnovare la rete infrastrutturale capace di esprimere una visione di insieme delle priorità.

Per le tipologie di infrastrutture, ritengo che dovremmo puntare come priorità su quelle digitali. Il Recovery Plan è infatti un’occasione unica di rilancio. Tutto questo passa da una riforma della PA che consenta alle Aziende di operare in tempi rapidi, instaurando fiducia e collaborazione tra operatori economici e istituzioni pubbliche, promuovendo contemporaneamente una sinergia virtuosa attraverso una incisiva riforma legislativa. Rimango un po’ scettico e ho dubbi sulla nostra capacità di utilizzare al meglio le risorse europee.

Uno dei motivi riguarda i processi burocratici, considerati troppo lunghi e complessi. Per questo, tra i benefici del Recovery Fund ci dovrà essere la semplificazione del sistema burocratico e l’accelerazione delle procedure amministrative.

Il sistema infrastrutturale italiano è storicamente caratterizzato da un’insufficienza di connessioni tra gli snodi logistici più rilevanti: porti, reti ferroviarie e aeroporti. Una carenza di collegamenti che penalizza pesantemente la nostra economia. Un nuovo piano integrato di rinnovamento del sistema infrastrutturale dovrà essere capace di esprimere una visione di insieme delle priorità.

Reingegnerizzare quindi il processo per arrivare alla realizzazione delle opere identificando soluzioni. Al di sopra dei 5 milioni di Euro ci vogliono dieci anni o più e molte delle opere del Recovery sono superiori a queste cifre. Noi però dobbiamo concluderle in cinque anni.

Il problema si potrebbe risolvere assumendo forze nuove nelle Amministrazioni Pubbliche. La reingegnerizzazione ci consentirebbe di velocizzarle. Le missioni che riguardano infrastrutture e mobilità sostenibile hanno a che fare più o meno con 50 miliardi dei 220 disponibili: una cosa sono i “progetti” altra cosa è la “realizzazione”.

Intanto al MIMS è nato il piano per le grandi opere con 29 Commissari per 57 cantieri che valgono 83 miliardi. Il grosso degli interventi riguarda Anas e Ferrovie, che hanno strutture qualificate di progettazione, accelerando le procedure, e anche in vista del PNRR, mettendo contemporaneamente in parallelo le autorizzazioni. Entro l’anno partiranno 20 cantieri e 37 entro il 2023. Si tratta soprattutto di cantieri ferroviari e stradali relativi a lavori già progettati.

L’attenzione all’ambiente è un tema importante in quanto è necessario considerarne l’impatto sin dalla loro progettazione, considerando il ciclo di vita e la loro sostenibilità: il tema è innovazione, con la costruzione di sistemi intelligenti capaci di dialogare con i mezzi di trasporto e con gli utenti finali, (Smart Road e ITS) ma soprattutto in grado di monitorare costantemente lo stato di salute dell’infrastruttura per agevolare gli interventi di manutenzione.

Si possono gestire reti viarie con modalità green, anche grazie alle nuove tecnologie, con risultati significativi in termini di maggiore sicurezza e di innalzamento degli standard di servizio delle strade.

L’innovazione è il vero motore della sostenibilità: occorre continuare su questa strada per perseguire alcuni fra i più importanti obiettivi nazionali per una mobilità sempre più sostenibile, sotto il profilo ambientale, economico e sociale.

Attraverso i processi di trasformazione digitale, si può altresì ridurre l’incidentalità aumentando la sicurezza, offrendo inoltre un maggior comfort di viaggio, fluidificando le condizioni di traffico, migliorando le informazioni agli utenti. Si pongono inoltre le basi alle infrastrutture Smart Road adeguate ad accogliere veicoli a guida autonoma.

Il PNRR non permette a nessuno di mettersi di traverso ed è interesse di tutti creare percorsi realmente veloci. Si dovrà affrontare una sfida complessa, con la guida di Palazzo Chigi. Una prima decisione il Governo l’ha presa: il Decreto Legge sarà unico.

Altro fattore non irrilevante: stavolta sembra esserci una maggioranza larga per semplificare davvero.

Claudio Capocelli

Scarica il Sommario alla pagina http://www.edi-cem.it/home/strade-autostrade/

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