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Fascicolo n° 146 Marzo/Aprile 2021

COPERTINA 146

Occasioni perdute su cosa si sarebbe potuto fare e opportunità di ripresa con il nuovo Governo

La battaglia contro Covid-19 è tutt’altro che finita: la ripresa globale è ancora debole e discontinua e gli effetti peseranno negli anni futuri.

Per questo le azioni della Politica devono continuare a sostenere l’economia finché non ci sarà una solida ripresa e, in tal senso, uno dei punti di maggior rilievo riguarda la necessità di sbloccare quanto prima i cantieri.

Al comparto delle costruzioni, nel 2020 la pandemia ha portato un crollo del 10%, bruciando i timidi segnali di ripresa su cui scommetteva il settore. Nel 2021 ci dovrebbe essere, per fortuna, un rimbalzo con una crescita degli investimenti grazie a una ripresa delle opere pubbliche.

I Commissari per la realizzazione delle opere urgenti già in cantiere e definite come irrinunciabili sono stati nominati dal Governo Conte nel Gennaio scorso.

Era stato approvato anche il Decreto Semplificazioni che ha snellito il Codice degli Appalti, una riforma che consentirà di avviare i progetti usando anche le risorse UE del Recovery Fund e di applicare l’art. 32 del Codice degli Appalti europeo secondo il quale è possibile, per comprovate esigenze di urgenza, lavorare con le Imprese evitando il passaggio della gara e operando solo sulla base delle manifestazioni d’interesse.

Per le opere di grande complessità progettuale, esecutiva o attuativa occorre però avere un Commissario responsabile.

Si poteva però intanto non sprecare tempo e utilizzare i Responsabili Unici del Procedimento (RUP) per cominciare a bandire alcuni lotti, delle opere selezionate come urgenti – che sono 58 – senza perdere altri sei mesi.

Purtroppo, comunque, i cantieri non possono essere avviati perché c’è ancora da confrontarsi con le Regioni sui tracciati, un passaggio indispensabile poiché molte opere hanno dimensioni multi-regionali e occorre la massima convergenza con gli Enti locali.

I soldi non mancano: nelle disponibilità dei Ministeri del Tesoro e dei Trasporti ci sono già 60 miliardi di Euro stanziati dai diversi contratti di programma di ANAS e RFI, anche attingendo a fondi europei non ancora utilizzati. Nel 2019 abbiamo perso almeno un anno per le analisi costi-benefici, mentre gran parte dei General Contractor nazionali sono falliti.

La possibilità di attuare effettivamente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nei tempi previsti dipenderà da un Decreto Legge di semplificazioni e di prima riforma della Pubblica Amministrazione: il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi lo considera fondamentale per partire in modo corretto.

La sfida che toccherà al nuovo Governo sarà quella di centrare l’obiettivo di cambiamento strutturale che serve all’Italia, e che l’UE ci chiede, per superare questa crisi di sistema.

Penso che Mario Draghi rappresenti la massima garanzia che il Recovery Plan italiano verrà presentato nei tempi previsti e non incontrerà ostacoli a Bruxelles: una scelta intelligente del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di fronte all’evidente stato confusionale in cui versava il Governo Conte Bis. Gli ambiti in cui i fondi dell’UE possono venire investiti sono definiti dagli accordi europei.

Draghi ha affidato alla task force della Ragioneria generale il compito di riscrivere il piano per presentarlo al “Recovery and resilience task force”, su Linee Guida, regolamenti, obiettivi, monitoraggio dell’attuazione nelle sei macro-aree.

Il Governo Draghi ha denominato il MIMS – Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (che sostituisce il MIT – Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), alla cui guida c’è il Ministro Enrico Giovannini, che preparerà la grande svolta dei cantieri Green del Next Generation EU, l’avvio della più diffusa, complessa, affascinante e impegnativa cantierizzazione dal Dopoguerra.

Il nuovo MIMS dovrà fare la differenza.

Per essere coerenti con gli obiettivi europei del taglio delle emissioni inquinanti per il clima, al Ministero di Giovannini sanno che va rispettata la tempistica europea, molto rigorosa e impegnativa e che dovrà essere in linea con il nuovo “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima”, affidato al Ministro Roberto Cingolani, che guida il nuovo MITE – Ministero della Transizione Ecologica, altro significativo cambio di nome per il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare.

È un salto politico, culturale, tecnologico e industriale gigantesco. E spero sarà un’ulteriore garanzia l’aver chiamato Carlo Carraro, grande Esperto di effetti dei cambiamenti climatici con un quadro chiaro e concreto dei rischi e delle opportunità.

Mai come oggi riparare, ricostruire, modernizzare l’Italia è il grande cantiere alla nostra portata, la vera grande spinta all’economia e al lavoro.

Claudio Capocelli

Scarica il Sommario alla pagina http://www.edi-cem.it/home/strade-autostrade/

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