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Fascicolo n° 130 Luglio/Agosto 2018

Copertina 130

L’economia e le infrastrutture potrebbero ripartire se la Pubblica Amministrazione trovasse il coraggio

Effetti virtuosi sulla crescita di lungo termine si potrebbero ottenere con un vasto programma di investimenti pubblici infrastrutturali attuati attraverso debito pubblico sostenibile.

Purtroppo sino ad oggi il punto debole della spesa pubblica italiana è la drastica compressione degli investimenti in continuo calo da otto anni. Nel 2009 sono stati spesi 54 miliardi di Euro, nel 2017 solo 33. Perché è così difficile sostenere lo sviluppo anche attraverso l’intervento per infrastrutture di pubblico interesse?

Potremmo trovare un motivo. Probabilmente anche la nuova disciplina del Codice degli Appalti – soprattutto nella sua prima fase di applicazione – ha rallentato molto la ripresa del mercato degli appalti pubblici. Basterebbe qualche mirato aggiustamento di singole disposizioni e anche di completamento su problemi attuativi e sui contenziosi, che sui grandi appalti sfiorano il 30%.

Se i Giudici rifiutano la richiesta di sospensiva di un’opera in corso, molte volte la Pubblica Amministrazione si ferma – anche quando l’infrastruttura è ritenuta importante e di pubblica utilità -, perché i funzionari temono di essere coinvolti per danno erariale se l’aggiudicazione è stata dichiarata illegittima.

Sarebbe importante quindi per poter dare la capacità discrezionale agli Amministratori con un nuovo intervento normativo mirato per poterli escludere per danno erariale.

Dalle parole di Di Maio: il Codice degli Appalti “è un Codice complicato, illeggibile. Costruito per diminuire la corruzione; paradossalmente oggi sta bloccando il Paese e non sta combattendo i corrotti”. Oramai gli amministratori hanno paura di toccare qualsiasi delibera o atto, anche una votazione in Consiglio comunale sta diventando un problema.

L’Anac di Cantone ribadisce che la materia degli appalti ha certamente bisogno di scelte chiare da parte del nuovo Legislatore e che il rilancio del sistema dei lavori pubblici necessita solo di regole semplici stabili e facilmente comprensibili per consentire alla burocrazia di farle proprie per poterle applicare in modo corretto.

Un totale ripensamento rischierebbe di creare una nuova crisi del settore dalla quale sia pur con fatica si sta lentamente uscendo.

Il Codice Appalti sta diventando un indispensabile strumento di efficienza e non un intralcio burocratico per consentire sia la prevenzione che il contrasto alla corruzione.

Anche dalle parole del neo-Ministro Danilo Toninelli abbiamo appreso la volontà di miglioramento nella continuità e piena collaborazione all’ascolto senza fare stravolgimenti, senza operare in macro-riforme che, se troppo generali e troppo radicali rischiano di fallire, facendo capire di citare l’esperienza della riforma costituzionale della passata legislatura.

Il Consiglio di Stato recentemente ha espresso un parere favorevole al Decreto che ripartisce 36,1 miliardi di finanziamenti previsti dalla Legge di Bilancio 2018 e spalmati per 15 anni ma impegnabili da subito.

È particolarmente importante perché arriva dopo la sentenza della Consulta che ha imposto al Governo di raggiungere l’intesa con le Regioni sui capitoli di spesa su cui i Governatori e i Sindaci hanno competenza. Spetterà quindi ora al Governo Conte decidere se completare la procedura così com’è oppure intervenire riprogrammando i fondi.

Intanto stanno arrivando sul mercato un’ondata di bandi per grandi opere che l’Italia non vedeva da anni. Il mercato dei bandi nel 2018 è ad un livello di crescita del 15-18% in valore, che grazie ai megalotti in arrivo potrebbe fare un balzo fino al +30%.

Si tratta di progetti per quasi 9 miliardi di Euro a cui hanno lavorato anche i Governi precedenti, come per la Gronda di Genova, per la Torino-Lione, per la nuova linea ferroviaria Napoli-Bari e per la TAV Brescia-Verona. Il resto è tutto definito e finanziato, anche se naturalmente il nodo Torino-Lione è politicamente scottante.

In questo numero di “Strade & Autostrade” abbiamo avuto il privilegio di intervistare l’Arch. Mario Virano Direttore Generale di TELT che ha sottolineato ancora una volta l’importanza della Linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione e che l’eventuale sospensione di chiusura dei cantieri avrebbe un costo circa pari alla realizzazione dell’intera opera, senza contare per la perdita di credibilità dell’Italia in Europa.

 

Claudio Capocelli

Scarica il Sommario alla pagina http://www.edi-cem.it/home/strade-autostrade/