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Giuseppe Mancini: l’uomo che…costruisce il futuro

Uomini che hanno fatto tanta strada: intervista al Prof. Giuseppe Mancini, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino

Giuseppe Mancini: l’uomo che…costruisce il futuro

Subito iniziamo con le domande…

“Strade & Autostrade”: “Le opere realizzate negli anni Sessanta e Settanta sono state progettate per un ciclo di vita di 50 o 100 anni e, generalmente, sulla base di cicli di carico e valori di traffico dell’epoca. Partendo da questa considerazione, qual è la situazione delle infrastrutture viarie e ferroviarie in calcestruzzo nel nostro Paese?”.

“Giuseppe Mancini”: “È indubbio che le opere infrastrutturali realizzate negli anni Sessanta e Settanta siano state sostanzialmente progettate per una durata di vita convenzionale dell’ordine di 50 anni, intendendosi con ciò che esse, purché soggette alle operazioni di manutenzione ordinaria, avrebbero mantenuto sufficienti margini di sicurezza durante tutta la durata di vita. Ciò non significa che al termine di tale periodo le opere strutturali siano da dismettere, ma semplicemente che bisogna sottoporle ad una valutazione della sicurezza residua (assessment) onde poterne prolungare la vita, eventualmente con interventi di manutenzione straordinaria.

Le motivazioni per tale valutazione possono essenzialmente ricondursi a due aspetti fondamentali del comportamento strutturale:

  • la sensibile variazione dei requisiti prestazionali posti alla base del progetto intervenuta negli ultimi 50 anni, sia per quanto riguarda le azioni antropiche che per quelle ambientali, in particolare nei riguardi dei carichi da traffico e relativa intensità e nei riguardi della risposta in presenza di sisma;
  • il naturale degrado dei materiali in presenza di azioni ripetute e ambientali.

Si può quindi facilmente comprendere come sia necessario definire un piano operativo di carattere generale per la verifica, il miglioramento e l’adeguamento delle opere infrastrutturali (qualunque sia il materiale costituente), idoneo a garantire il mantenimento dei livelli minimi di sicurezza previsti dalle Norme nazionali ed internazionali per un ulteriore ciclo di vita dell’ordine di 50/100 anni.

La situazione delle opere infrastrutturali nel nostro Paese, in particolare ma non in modo esclusivo di quelle in calcestruzzo, è del tutto analoga a quella che si osserva negli altri Paesi (europei ed extraeuropei) nei quali il grande sviluppo delle reti infrastrutturali – intervenuto negli anni Cinquanta/Settanta – evidenzia la necessità, più o meno estesa, di interventi di manutenzione straordinaria in funzione di quanto più o meno accurata sia stata quella ordinaria, tenuto però sempre presente che – nei riguardi dei carichi da traffico e soprattutto del sisma – le opere di quell’epoca anche considerate nelle condizioni “al nuovo” risultano molto spesso inadeguate rispetto alle probabilità di collasso oggi accettate”.