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C’era una volta in America…

L’attuale situazione delle infrastrutture di trasporto negli USA si sta allontanando da quell’idea di Paese delle meraviglie stradali tanto agognato e ambito in passato?

C’era una volta in America...

Per gli Ingegneri Stradali della mia generazione, formatisi tra il Sessanta e il Settanta del secolo scorso, la tecnica viaria degli Stati Uniti d’America costitutiva il riferimento quasi obbligato per la crescita e lo sviluppo in senso moderno e internazionale del nostro lavoro.

Dalla definizione dei tracciati alla valutazione dei flussi di traffico, dagli svincoli a più livelli alle grandi autostrade, dalle prove di qualificazione dei materiali al calcolo delle pavimentazioni, dalla modernizzazione dei cantieri all’inserimento di ponti e viadotti spesso memorabili, la nostra ambizione di Tecnici e Ricercatori era quella di raggiungere al più presto gli standard tecnologici allora in essere negli USA. Ci sentivamo in ritardo di almeno un decennio e volevamo recuperare.

Per queste mie personali premesse formative, mi ha particolarmente colpito un recente studio di Analisti bancari svizzeri sulle previsioni del corso del Dollaro per effetto dell’American Job Plan (AJP) del Presidente Biden, programma simile negli obiettivi e nella articolazione globale al Recovery Plan europeo in cui tanto si continua a sperare in Italia.

Ingegneri Stradali
1.

L’incipit del documento della Casa Bianca non lascia dubbi dicendo testualmente: “Dopo decenni di disinvestimenti le nostre strade, i nostri ponti, le nostre reti idrauliche sono fatiscenti…”. Ammissione non consueta se proveniente da un Governo in carica.

A ciò si aggiunge un dettagliato report dell’ASCE – l’Associazione degli Ingegneri Civili americani – che quantifica esattamente in 5.937 miliardi di Dollari l’entità attuale dei mancati finanziamenti pregressi alle infrastrutture territoriali che, oltre alle vie di trasporto, comprendono aeroporti, scuole, acque interne, dighe, argini, parchi pubblici, trattamento rifiuti, reti elettriche, acquedotti e quant’altro riguarda la piccola e grande Ingegneria Civile.

Il fabbisogno arretrato per strade, ferrovie e ponti è al primo posto delle carenze e viene indicato in circa la metà del totale infrastrutturale: 2.834 miliardi di Dollari, più o meno il deficit totale consolidato dello Stato italiano.

Uscendo dai molti numeri del report ASCE, è importante leggere la sintesi della situazione:

  • il 43% delle strade pubbliche risulta malandato e inadeguato ai flussi di traffico, con costi di congestione di 166 miliardi di Dollari all’anno;
  • 45.000 ponti richiedono urgenti rinforzi e interventi statici, oltre a pesanti lavori di manutenzione generale su varie componenti delle strutture;
  • il 56% delle pavimentazioni presenti nelle connessioni viarie dai porti marittimi alla rete primaria autostradale sono in grave dissesto superficiale e profondo.
modernizzazione dei cantieri
2.

Neppure gli aeroporti sono in condizioni brillanti: il loro fabbisogno arretrato risulta di 237 miliardi di Dollari: nel quadro delle infrastrutture territoriali sono al quarto posto di disagio dopo le reti elettriche (637 miliardi) e le opere idrauliche (1.045 miliardi).

Nell’arco del prossimo decennio, il report ASCE prevede in via ordinaria e straordinaria un finanziamento programmato di 3.350 miliardi di Dollari, di cui la metà – 1.619 miliardi – destinato ai trasporti terrestri e 126 agli aeroporti.

Nonostante tanto sforzo finanziario, il deficit infrastrutturale al termine del prossimo decennio si ridurrebbe da 5.937 a 2.588 miliardi di Dollari: per i trasporti terrestri rimarrebbero scoperti 1.215 miliardi e 126 miliardi per gli aeroporti.

Di fronte a tale infausta previsione, l’American Job Plan di Biden su 2.300 miliardi per il rilancio economico dei prossimi otto anni post-Covid-19 intenderebbe destinarne circa il 27% alle esigenze pregresse delle infrastrutture di trasporto, così riducendo il deficit arretrato a soli 600 miliardi di Dollari. Il finanziamento deriverebbe da nuove tassazioni su Società internazionali e grandi patrimoni: questo è proprio il massimo che gli Stati Uniti d’America potrebbero fare.

Per carità, gli Stati Uniti sono una realtà fisica, demografica ed economica decisamente enorme e i numeri globali USA sono corrispondentemente enormi per qualsiasi settore e intervento che si consideri.

Mi viene però il dubbio che, nonostante gli interventi finanziari citati, per il gap delle infrastrutture di trasporto gli Stati Uniti d’America si stiano allontanando da quel Paese delle meraviglie stradali, immaginato in gioventù da noi vecchi Ingegneri Stradali.

infrastrutture di trasporto
3.

Il nostro sogno di mezzo secolo fa era la mitica traversata in auto coast to coast per vedere, imparare e capire una realtà avanzata rispetto alla nostra e la celebre Route 66 dei racconti di Steinbeck sulla Grande Depressione stuzzicava non poco le nostre fantasie.

Se oggi, come pare, trovassimo dissestate metà delle strade americane e gran parte dei ponti mi parrebbe preferibile rimandare ancora il nostro sogno coast to coast, tenendoci addosso le illusioni giovanili di una America che forse non c’è più.

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