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Il ponte di Archimede: l’evoluzione tecnica di un concetto storico

Recentemente si è parlato molto del ponte di Archimede, presentandolo come una nuova soluzione strutturale frutto degli ultimi decenni di studi, divisi tra Italia e Norvegia. La realtà è che la storia di questa struttura è più complicata, molto più lunga e ben più affascinante

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Il Bjørnafjord è un attraversamento di circa 5 km tra Bergen e Stavanger, in un’area dove la profondità raggiunge i 600 m circa. L’area non risulta particolarmente esposta alle azioni ambientali, grazie ad un sistema di isole che “schermano” le azioni provenienti dal mare aperto.

Questa condizione è stata svantaggiosa per il ponte di Archimede, rispetto alle altre tipologie strutturali: infatti, in caso di attraversamenti molto esposti, il ponte di Archimede risulta l’unica struttura in grado di ridurre in modo naturale alcuni carichi agenti sulla struttura stessa, grazie alla semplice profondità di immersione.

Questo non è invece possibile per le strutture da ponte collocate al di sopra della superficie dell’acqua, non avendo esse alcun modo per limitare le azioni ambientali alle quali sono soggette.

Tuttavia, con una profondità di immersione di 30 m dalla superficie marina, la soluzione del ponte di Archimede è stata, per il Bjørnafjord, l’unica in grado di garantire un attraversamento sempre funzionante, anche durante la peggiore condizione ambientale prevista nei 100 anni di vita utile dell’opera previsti da progetto.

Le condizioni ambientali non sono l’unica sfida per gli studi per gli attraversamenti lungo la E39. I fiordi sono area di pratica dei sottomarini militari e la possibilità di una collisione con un sottomarino è stata inclusa nei carichi previsti in sede progettuale.

Ovviamente, anche la possibilità di collisione con una nave da crociera è stata altresì considerata. La robustezza è stata un elemento chiave nella realizzazione dello studio di fattibilità dell’opera, garantendo che la struttura fosse in grado di sopravvivere anche a condizioni impreviste.

Analogamente, la ridondanza degli elementi costitutivi la struttura è stato un elemento importante da considerare in sede progettuale, considerando ad esempio la possibilità di perdita di un pontone, a seguito dell’urto di una nave o la perdita di un elemento di collegamento con il fondale.

Valutazioni specifiche sulla sicurezza della struttura nei confronti degli utenti hanno portato alla proposta, per gli attraversamenti più lunghi, di realizzare un ponte costituito da due elementi tubolari affiancati, in modo da poter, in caso di incidente, chiudere una tubazione e utilizzare l’altra per l’evacuazione.

A tale proposito, è stato scelto di dimensionare il percorso ciclopedonale al di sotto del piano stradale in modo da consentire il passaggio dei mezzi di soccorso. Le due carreggiate sono tra di loro collegate da elementi inclinati che, insieme alla forma arcuata orizzontale della struttura, ne garantiscono la necessaria rigidezza nei confronti delle azioni ambientali.