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Il ponte di Archimede: l’evoluzione tecnica di un concetto storico

Recentemente si è parlato molto del ponte di Archimede, presentandolo come una nuova soluzione strutturale frutto degli ultimi decenni di studi, divisi tra Italia e Norvegia. La realtà è che la storia di questa struttura è più complicata, molto più lunga e ben più affascinante

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Ogni 250 m, inoltre, sono previsti elementi orizzontali tra le due carreggiate che colleghino sia il piano stradale che quello pedonale sottostante, con lo scopo di facilitare eventuali operazioni di evacuazione.

Per il Bjørnafjord sono state proposte due soluzioni: una con un ponte di Archimede stabilizzato verticalmente mediante pontoni galleggianti e l’altra con elementi di collegamento al fondale, gli stessi utilizzati nelle piattaforme TLP.

La soluzione con pontoni galleggianti, anche se esposta ad eventuali collisioni con navi di passaggio, consente di rimanere svincolati dalle condizioni geotecniche locali. Uno speciale collegamento tra pontone e struttura sottostante è in grado, in caso di collisione con grandi navi, di interrompere la trasmissione del carico alla sottostruttura.

Di contro, la soluzione stabilizzata verticalmente con elementi di collegamento con il fondale consente di lasciare completamente libero il passaggio delle navi e di creare un ponte totalmente nascosto alla vista, salvaguardando l’impatto visivo sul paesaggio circostante. A questo scopo, nella soluzione con pontoni galleggianti, la struttura dei pontoni viene realizzata simulando delle isole, onde minimizzarne l’impatto visivo.

L’immersione quasi totale della struttura consente anche di limitare l’impatto acustico nell’area circostante, rispetto ad altre soluzioni strutturali con ponti. L’impatto sulla fauna marina deve essere valutato per ogni caso specifico, considerando anche che sicuramente saranno da considerare delle finestre di tempo interdette ai lavori in fase costruttiva dell’opera, durante i periodi ambientali più sensibili.

Lo studio, concluso nel 2016, ha previsto la comparazione di tre strutture alternative: un ponte di Archimede, un ponte sospeso su TLP e un ponte galleggiante.

Successivamente alla valutazione economica delle proposte effettuate, si è scelto di proseguire con la progettazione di un ponte galleggiante. Tuttavia, l’elevato dettaglio dello studio effettuato e la contemporanea maturazione delle tecnologie relative alle operazioni marine e ai collegamenti delle strutture con il fondale (TLP), che ormai vengono applicate da 40 anni, ha permesso di dimostrare la reale fattibilità dell’opera, che oggi costituisce una nuova e promettente alternativa nel settore dei trasporti.

Mentre le opere lungo la E39 proseguono e ne fanno una “strada dei record”, tra i 27 km del Rogfast tunnel, in costruzione (si veda “S&A” n° 121 Gennaio/Febbraio 2017 con https://www.stradeeautostrade.it/gallerie-e-tunnelling/rogfast-accentratore-di-primati/), e i 5 km del ponte galleggiante in progettazione per il Bjørnafjord, il ponte di Archimede viene proposto, ad oggi, per tre diversi attraversamenti: il Digernessundet, un attraversamento di circa 600 m, il Sulafjord e il Sognefjord (entrambi di circa 4 km).