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Il ponte di Archimede: l’evoluzione tecnica di un concetto storico

Recentemente si è parlato molto del ponte di Archimede, presentandolo come una nuova soluzione strutturale frutto degli ultimi decenni di studi, divisi tra Italia e Norvegia. La realtà è che la storia di questa struttura è più complicata, molto più lunga e ben più affascinante

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Saranno queste persone a continuare l’operato di Ødegård, mediante interventi in Conferenze e pubblicazioni scientifiche. Una frase per la quale Ødegård sarà ricordato, nel suo cammino di promozione del ponte di Archimede, è quella che dice che “ogni struttura deve essere valutata in modo realistico e non secondo il semplice principio che tutto ciò che è conosciuto è sicuro e tutto ciò che è sconosciuto è pericoloso”.

Sarà forse con questa teoria che Ødegård riesce a convincere la stessa Amministrazione Pubblica norvegese dei Trasporti a convocare una Commissione di Valutazione del ponte di Archimede, nel 1969.

La Commissione, della quale fa anche parte lo stesso Ødegård, è incaricata di valutare se il ponte di Archimede sia una struttura realistica e in particolare si valuta una applicazione specifica in ambito norvegese.

Ma il 1969 è un anno particolare per la Norvegia: nello stesso anno, infatti, viene scoperto Ekofisk, il primo e uno dei più grandi giacimenti petroliferi in terra Norvegese.

Nel 1971 inizia il processo estrattivo e nello stesso anno la Commissione di Valutazione del ponte di Archimede consegna all’Amministrazione Pubblica un rapporto conclusivo nel quale si dichiara che la struttura ha grandi potenzialità, ma che la relativa tecnologia per la costruzione della stessa non è esistente.

Tuttavia, si precisa che, a seguito dei recenti sviluppi tecnici in ambito Oil&Gas in Norvegia, ci si aspetta un rapido sviluppo delle tecnologie del settore. E così infatti avviene: dopo le prime piattaforme a gravità, all’inizio degli anni Ottanta viene costruita la prima piattaforma TLP (Tension Leg Platform), in Scozia.

In terra norvegese la prima TLP, chiamata Heidrun, viene installata nel 1995. Negli anni Novanta, in Norvegia, si sperimentano anche altre tipologie strutturali: nel 1992 viene costruito il primo ponte galleggiante, il Bergsøysund bru, di circa 1 km di lunghezza e, due anni più tardi, il Nordhordalandsbrua, un ponte galleggiante con ponte strallato di circa 1,5 km complessivi.

Il fermento in ambito tecnico-scientifico dato dall’era dell’Oil&Gas norvegese porta nuova credibilità per la soluzione del ponte di Archimede che viene proposto per svariati attraversamenti.