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Il ponte di Archimede: l’evoluzione tecnica di un concetto storico

Recentemente si è parlato molto del ponte di Archimede, presentandolo come una nuova soluzione strutturale frutto degli ultimi decenni di studi, divisi tra Italia e Norvegia. La realtà è che la storia di questa struttura è più complicata, molto più lunga e ben più affascinante

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La struttura presenta un ponte tubolare ad arco, immerso, collegato al fondale e avente, nel punto di massima profondità, un pontone nel quale collocare il sistema di pompaggio. Ma è solo dopo il 1947 che il ponte di Archimede viene proposto per uno specifico progetto: il Karmsund bru, in Norvegia.

L’Ing. Erik Ødegård, Dipendente della Pubblica Amministrazione norvegese, si appassiona a questa nuova tipologia strutturale e la promuoverà durante tutta la sua vita professionale.

Per il Karmsund il dibattito sulla scelta della tipologia di ponte era scaturito dalla preoccupazione sulla altezza che la nuova struttura avrebbe avuto: per questo la possibilità di realizzare un attraversamento nascosto venne accolta positivamente anche dai Media locali.

Ciononostante la soluzione ipotizzata da Ødegård non venne presa in considerazione e nel 1955 venne inaugurato un ponte metallico. Il problema principale di quegli anni era che la tecnologia necessaria alla realizzazione del ponte di Archimede era sconosciuta, in particolare relativamente alle operazioni marine necessarie nelle fasi di installazione e alla realizzazione delle strutture di ancoraggio al fondale.

In merito a queste ultime, diverse comunicazioni sono state ritrovate negli archivi storici dell’Amministrazione Pubblica dei trasporti norvegese nelle quali Ødegård interpellava Esperti americani e francesi nel settore di ancoraggi.

La risposta unanime che ricevette, e che oggi ritroviamo in comunicazioni degli anni Settanta, è che tale tecnologia, per ancoraggi che avessero una vita utile garantita e una affidabilità provata, non esisteva.

Ødegård non si scoraggia. Continuerà a promuovere questa struttura anche dopo il ritiro dalla vita professionale. Nel suo cammino incontra studenti e colleghi, come Per Tveit, che restano affascinati dall’entusiasmo di Ødegård e dalle potenzialità della struttura della quale si occupa.