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Il ponte di Archimede: l’evoluzione tecnica di un concetto storico

Recentemente si è parlato molto del ponte di Archimede, presentandolo come una nuova soluzione strutturale frutto degli ultimi decenni di studi, divisi tra Italia e Norvegia. La realtà è che la storia di questa struttura è più complicata, molto più lunga e ben più affascinante

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Uno studio preliminare propose di concentrare l’attenzione su strutture galleggianti, sfruttando l’esperienza del settore offshore. Ponti galleggianti, ponti o sospesi o strallati su piattaforme TLP e il ponte di Archimede furono le tipologie strutturali proposte per gli studi successivi.

Il Sognefjord, considerato il più complicato tra gli attraversamenti lungo la E39, venne lasciato come ultimo progetto da realizzare, a chiusura dell’opera. Il primo piano nazionale dei trasporti nel quale venne inserita la E39 come progetto di interesse nazionale prioritario fu il NTP del 2013. Successivamente, la data del 2050 veniva decretata come anno nel quale l’intera opera doveva essere completata.

La E39 è una strada europea che corre per 1.100 km lungo la costa Ovest della Norvegia. Attraversa un’area che, da sola, produce più della metà dei prodotti esportati dalla Nazione. Ciononostante, lo standard della esistente rete stradale è insufficiente rispetto ai requisiti europei.

Il percorso è percorribile complessivamente in 21 ore, principalmente a causa degli esistenti sette traghetti che ad oggi risultano l’unica possibilità di connessione di alcuni attraversamenti lungo la strada.

Il disagio generato dalla presenza di questi attraversamenti è facilmente comprensibile pensando che la sostituzione dei suddetti attraversamenti con delle strutture fisse (ponti) dimezzerebbe il tempo di percorrenza.

Questo porterebbe a un consistente vantaggio economico per le Aziende dislocate lungo la E39 ma andrebbe anche a risolvere una problematica sociale di molti insediamenti urbani localizzati lungo lo sviluppo dei fiordi, in termini di distanza dai servizi come scuole, ospedali e posti di lavoro.

Si spiega quindi facilmente l’ingente investimento economico deciso dal Governo norvegese, al quale va riconosciuta una lungimiranza nei confronti dello sviluppo strategico della Nazione.

I fondi necessari alla realizzazione dell’opera vengono parzialmente stanziati a livello statale, mentre per la restante parte è previsto il finanziamento tramite il pagamento dei pedaggi: un provento generato dagli utenti che viene reinvestito nelle stesse opere.

Lo stanziamento dei fondi ha permesso, nel 2014, di iniziare gli studi di fattibilità per il Bjørnafjord. Concluso nel 2016, costituisce il più importante studio effettuato per il ponte di Archimede. Questo è stato possibile grazie a un ingente investimento economico nella ricerca e negli studi che hanno coinvolto diversi Esperti del settore.