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Miscele stradali: le malte bituminose contenenti scoria “bianca” d’acciaieria

I più recenti sviluppi di una ricerca in corso presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (ICEA) dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con l’Università di Burgos (Spagna)

sfondo pasetto

I materiali e le metodologie 

I materiali di base e i campioni di prova

Come anticipato, la sperimentazione ha principalmente previsto l’esecuzione di prove reologiche su mastici e malte fini utilizzando un reometro rotazionale a taglio.

Per completezza, le medesime determinazioni sono state effettuate anche sul bitume “base”, in modo tale da avere una panoramica maggiormente esaustiva dell’influenza di filler e sabbie selezionati sui materiali oggetto di studio.

In particolare, i campioni di prova sono stati preparati combinando in maniera differente cinque materiali di base:

  • bitume modificato con polimeri PMB 45/80-60;
  • filler (< 0,063 mm) di cemento (riferimento);
  • filler (< 0,063 mm) di scoria LFS;
  • aggregato siliceo 0,063÷0,15 mm (riferimento);
  • aggregato di scoria LFS 0,063÷0,15 mm.

I suddetti materiali di base sono, ovviamente, gli stessi utilizzati per la prima fase della sperimentazione sui conglomerati bituminosi (si veda “S&A” n° 130 Luglio/Agosto 2018 e https://www.stradeeautostrade.it/asfalti-e-bitumi/materiali-marginali-nelle-miscele-stradali/), in maniera tale da riprodurre fedelmente le frazioni di mastice e malta di cui si caratterizzavano tali miscele.

Per quanto riguarda la frazione sabbiosa, in accordo con la recente letteratura internazionale [15 e 16], si è selezionata la sola parte fine (0,063÷0,15 mm) per ragioni di effetto-scala; in tal modo, difatti, è stato possibile effettuare le prove con il DSR in configurazione piatto-piatto e con gap di 2 mm fra i piatti di prova, senza che i risultati ottenuti fossero affetti da errori.