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Miscele stradali: le malte bituminose contenenti scoria “bianca” d’acciaieria

I più recenti sviluppi di una ricerca in corso presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (ICEA) dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con l’Università di Burgos (Spagna)

sfondo pasetto

Ciò premesso, il presente articolo intende soffermarsi principalmente sugli aspetti direttamente connessi alla progettazione della successiva sperimentazione e all’analisi dei risultati conseguentemente ottenuti, invitando alla consultazione della precedente memoria (si veda “S&A” n° 130 Luglio/Agosto 2018 e https://www.stradeeautostrade.it/asfalti-e-bitumi/materiali-marginali-nelle-miscele-stradali/) per l’approfondimento degli aspetti di natura generale correlati con la ricerca in oggetto.

Appare tuttavia necessario richiamare alcune nozioni fondamentali riguardanti le tipologie di scorie di acciaieria utilizzabili con successo come aggregato marginale nei conglomerati bituminosi e alle quali ci si riferisce nello studio in esame.

Difatti, la tipologia di scoria proveniente da un determinato processo di produzione dipende dalla tipologia di materie prime ivi impiegate, nonché dal processo medesimo. Il tipo di scoria maggiormente reperibile, e quindi riutilizzato, in Italia è la cosiddetta scoria “nera”, materiale derivante da processi di produzione con fornaci ad arco elettrico e pertanto nota anche con l’acronimo di EAFS (Electic Arc Furnace Slag).

Come richiamato nella precedente relazione, un efficace utilizzo di scorie EAFS per la preparazione di conglomerati bituminosi a elevata valenza ambientale e contestualmente capaci di garantire adeguata durabilità e prestazioni meccaniche è oggi ampiamente documentato in letteratura, in particolare per quanto riguarda gli studi di laboratorio [1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8] (si veda “S&A” n° 123 Maggio/Giugno 2017 e https://www.stradeeautostrade.it/asfalti-e-bitumi/miscele-stradali-ad-elevata-valenza-ambientale/).

Ciononostante, le applicazioni su scala reale risultano limitate, rendendo conseguentemente difficoltosa la diffusione su vasta scala di tale soluzione costruttiva. Viceversa, la cosiddetta scoria “bianca”, sottoprodotto secondario delle lavorazioni con forno ad arco elettrico e anche nota come LFS (Ladle Furnace Slag), si caratterizza generalmente per la presenza di ossidi di calcio, che ne determinano un carattere prettamente “idraulico”.