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Miscele stradali: le malte bituminose contenenti scoria “bianca” d’acciaieria

I più recenti sviluppi di una ricerca in corso presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (ICEA) dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con l’Università di Burgos (Spagna)

sfondo pasetto

Dalla combinazione dei citati materiali di base, si sono ottenuti cinque differenti composti bituminosi da analizzare. La preparazione dei campioni (mastici e malte) è avvenuta in laboratorio miscelando accuratamente, con l’ausilio di una piastra riscaldante, il bitume con il filler e, nel caso delle malte, con la frazione sabbiosa, previo adeguato riscaldamento preliminare sia del legante che degli aggregati stessi.

Al termine della fase di miscelazione, i composti omogenei ancora caldi sono stati versati in appositi stampi siliconici al fine di ottenere i campioni di prova di opportuna forma cilindrica per le successive prove reologiche con il DSR, per i cui dettagli si rimanda ai capitoli successivi.

I dosaggi adottati per le varie componenti sono stati determinati in modo tale da riprodurre le proporzioni volumetriche fra le diverse frazioni (legante compreso) che erano scaturite dal mix design delle miscele bituminose prodotte nella prima fase della ricerca; ciò con l’intento di analizzare le proprietà della parte fine delle medesime miscele già testate.

Le procedure di invecchiamento dei campioni

Prima di illustrare i dettagli relativi alle prove di caratterizzazione empirica e reologica eseguite sui materiali oggetto di indagine, si vuole ribadire che tali determinazioni sono state effettuate su bitume, mastici e malte in differenti condizioni di invecchiamento.

Difatti, le prove effettuate erano volte alla comprensione delle prestazioni dei materiali in differenti fasi della loro vita utile; di conseguenza, i materiali oggetto di indagine sono stati testati non solo in condizioni “non invecchiate”, cioè subito dopo la loro preparazione e quindi rappresentative della fase di miscelazione in impianto, ma anche in condizioni di “invecchiamento a breve termine”, cioè rappresentative del materiale appena posto in opera, e di “invecchiamento a lungo termine”, cioè rappresentative del materiale dopo alcuni anni di esercizio.

In laboratorio, le condizioni di invecchiamento a breve termine sono state ottenute sottoponendo i materiali a procedura RTFOT (Rolling Thin Film Oven Test), in accordo con la relativa Normativa tecnica (UNI EN 12607-1), mentre l’invecchiamento a lungo termine è stato ottenuto prolungando la procedure di prova per un tempo pari a 325 minuti (Extended Rolling Thin Film Oven Test – ExRTOFT), così come suggerito da uno specifico studio internazionale [17].