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La realizzazione del ponte sospeso di Kamoro

Un’opera forse tra le più belle tra i ponti sospesi del Madagascar e di luce medio-piccola, utilizzati diffusamente in molti attraversamenti fluviali in Europa e in Africa nei primi anni del secolo scorso

L’impalcato

L’impalcato del nuovo ponte di Kamoro è realizzato con una semplicissima trave reticolare in acciaio Cor-Ten e soletta collaborante. La diffusione dell’acciaio autopatinante sta dando in effetti una grande spinta all’utilizzo di strutture reticolari che in precedenza soffrivano di problemi di corrosione per via della frammentarietà delle superfici e dei recessi, difficili da proteggere efficacemente e ancor più difficili da mantenere. Il Kamoro è la prima opera in acciaio autopatinante del Madagascar: per la sua introduzione è stata necessaria una adeguata campagna di informazione presso il pubblico specializzato e la stampa.

La posa in opera della carpenteria metallica è stata eseguita in appena due settimane con un metodo proposto dagli scriventi, rapido e ardito. Approfittando delle campate di accesso lato Mahajanga già montate, si è avanzato con il varo a sbalzo in maniera asimmetrica. Dato che in questa fase le funi non avevano alcuna rigidezza in quanto scariche, soprattutto per carichi totalmente fuori funicolare in quanto asimmetrici, si è puntellato l’impalcato da sotto con tre appoggi provvisori posti a circa 20 m di interasse.

I conci venivano quindi imbullonati a sbalzo alla parte già montata e poi appesi ai pendini, i quali però erano in grado di dare un contributo modestissimo al sostegno dell’impalcato che era portato a mensola con il contributo degli appoggi provvisori. Avanzando con il montaggio dell’impalcato, il tiro nel sistema di sospensione è andato aumentando e la simmetrizzazione del carico ha spostato la funicolare dei cavi fintanto che l’impalcato non è “decollato” staccando dagli appoggi provvisori.

Questo metodo costruttivo è stato particolarmente efficace e veloce; tutto l’impalcato è stato montato in due settimane in quanto ciascun concio veniva imbullonato a sbalzo sul precedente senza alcun problema di tolleranza. I metodi di montaggio simmetrici più correntemente utilizzati richiedono invece, in una o più fasi, di montare dei conci di chiave. Il montaggio di questi conci pone sempre dei problemi di tolleranza, problemi comunque risolvibili, a patto di disporre di tempo e di attrezzature adeguate.

Gli scriventi non hanno ancora fatto analisi estensive per verificare se si sia trattato di un colpo di fortuna legato alla specifica lunghezza della campata ovvero se tale metodo di montaggio sia applicabile su di un range significativo di luci/rigidezze di impalcato: certo è che vedere l’impalcato procedere a sbalzo su di un ponte sospeso a quella velocità ha fatto sembrare quasi ottocenteschi i metodi tradizionali simmetrici.

Terminato lo smontaggio degli appoggi provvisori si è proceduto a posare in opera la soletta prefabbricata. Questa pesa circa quattro volte la carpenteria metallica dell’impalcato e quindi la sua posa in opera ha portato un forte impegno flessionale dell’impalcato che si deformava sotto il peso non uniforme delle solette man mano che le stesse venivano poggiate sulla carpenteria. In questo caso si è dovuto quindi procedere in maniera quasi  simmetrica man mano che l’impalcato passava da un peso di 1 t/m di carpenteria a 5 t/m con la posa degli elementi di soletta.