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La realizzazione del ponte sospeso di Kamoro

Un’opera forse tra le più belle tra i ponti sospesi del Madagascar e di luce medio-piccola, utilizzati diffusamente in molti attraversamenti fluviali in Europa e in Africa nei primi anni del secolo scorso

Questa soluzione ha permesso di contenere le dimensioni dell’ancoraggio, ma ha richiesto un tempo di costruzione molto superiore all’altro in quanto le sonde disponibili non erano esattamente lo stato dell’arte a cui siamo abituati in Europa. Per le torri che sostengono i cavi di sospensione e per le pile delle campate di accesso è stata confermata la soluzione in calcestruzzo armato a sezione piena ellittica di dimensioni pari a 160×120 cm, che divengono 120×120 cm per le seconde. Questa sezione, oltre ad essere la più efficiente, è anche semplice da realizzare ed esteticamente molto gradevole.

Per i due trasversi che collegano i fusti delle torri è stata confermata la soluzione scatolare in acciaio che non richiedeva di casserare in quota questi elementi, ma solo una buona precisione nel posizionamento delle contropiastre annegate nel getto dei fusti. Considerato infatti che tutta la carpenteria metallica è stata fabbricata in Europa, i trasversi sono stati consegnati in cantiere insieme all’impalcato quando le torri erano completate da mesi e si era già in fase di posa in opera dei cavi. Durante la posa in opera dei cavi, queste torri dovevano essere arretrate di circa 35 cm per bilanciare il successivo spostamento in avanti quando i cavi sarebbero andati in tiro con la messa in opera dell’impalcato.

Il progetto a base di gara non prevedeva di utilizzare delle selle scorrevoli, ma della semplice carpenteria metallica annegata nei getti delle torri e quindi richiedeva di tirare indietro le torri con delle funi, sistema semplice ed economico diffusamente utilizzato fino ad pochi decenni orsono anche su ponti di grande luce. L’Impresa, nonostante il prezzo a corpo della soprastruttura, ha preferito utilizzare delle selle scorrevoli in acciaio, selle del tutto simili a quelle già progettate e utilizzate dagli scriventi per il ponte sospeso di Chiani in Algeria, con torri in muratura che non potevano ovviamente essere tirate indietro.

Il problema di queste selle scorrevoli è che vanno ricentrate con un buon tempismo e un sistema efficace. Il tempismo è importante perché se lo si fa troppo presto c’è il rischio di far scorrere i cavi sulle stesse vanificando l’operazione di “tie back”, mentre se lo si prova a fare troppo tardi, con i cavi già in tiro (impalcato appeso), si potrebbero incontrare degli attriti eccessivi. Anche il sistema di tiro è importante: le selle arrivate in cantiere non ne prevedevano uno, ma con l’Impresa si è rimediato elaborandone uno a barre estremamente efficace.

Dopo alcuni tentativi falliti con altri sistemi, finalmente sono state installate queste barre e si è iniziato a tirare. Molto divertente il momento in cui si è vinto l’attrito statico e i piloni sono partiti all’indietro rilasciando parte dell’energia elastica accumulata. Un po’ come ad inizio spinta nei vari di punta, solo che qui si stava in quota a 30 m circa e i fusti hanno iniziato a camminare da soli tra lo stupore di molti dei presenti. Sono seguite alcune tolemaiche quanto comiche discussioni per convincere la gran parte degli astanti che erano andati indietro i piloni e non avanti le selle, discussioni a cui si è potuto porre la parola fine solo dopo misure topografiche decimetriche (!).