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Codice della Strada: una bozza di riforma irrilevante

Chiediamo una netta discontinuità al nuovo Governo

sfondo finco

Se dovessimo giudicare il Governo – oggi cambiato rispetto alla data del presente scirtto – dall’approccio alla riforma del Codice della Strada di cui al D.Lgs. 30 Aprile 1992, n° 285, non potremmo condividerne le scelte.

Nessuna discontinuità rispetto ai precedenti, anzi qualche passo indietro: la solita, irritante, concentrazione esclusiva sul guidatore, solo repressiva e solo e sempre a carico del suddetto (adesso, evviva, abbiamo Autostrade che reintroduce il tutor, ma non per fare cassa, per carità, dicono – excusatio non petita, accusatio manifesta).

  • Finco
    1 finco
  • Sicurezza stradale
    2 finco

Un nefasto mix tra ideologia della lentezza e strapotere ministeriale con lo scopo di:

  1. fare cassa;
  2. tutelare le Amministrazioni, e solo in subordine;
  3. occuparsi della nostra sicurezza.

La mobilità della settima potenza economica (ormai ottava) del mondo è ridotta a un problema di “isole 30 km/ora”, biciclette anche contromano e sugli autobus, seggiolini sulle macchine (sacrosanti per carità) e via dicendo. Fatta la Legge, che presenta anch’essa svariate criticità ma che comunque “buca il video”, sull’omicidio stradale, siamo a posto…

Niente sulla necessità di rendere più efficienti le infrastrutture attraverso la manutenzione (anzi, con l’occasione, tolti anche i vincoli di destinazione delle somme dei proventi contravvenzionali alla segnaletica) e il controllo, serio e rigoroso anche delle Amministrazioni delle strade e delle svariate – e scoordinate – Forze dell’Ordine che su di esse operano, ma su questo torneremo più avanti.