Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Pubblicato in:

Materiali marginali nelle miscele stradali

L’utilizzo della scoria “bianca” nei conglomerati bituminosi

sfondo pasetto

Tale scoria è nota con l’acronimo di EAFS (Electic Arc Furnace Slag) e numerosi studi sono in grado di dimostrare la sua in sostituzione dell’aggregato naturale in ambito stradale. In virtù delle peculiarità chimico-fisiche (elevata durezza, angolarità, rugosità, resistenza alla levigabilità, all’abrasione e all’attrito), essa viene tradizionalmente impiegata come materiale granulare in sottofondi e fondazioni, come aggregato di alta qualità negli strati legati a bitume (anche superficiali), come aggregato grossolano e fine in materiali legati a cemento.

Diversa sorte interessa, invece, la cosiddetta scoria “bianca”, termine che identifica un sottoprodotto secondario delle lavorazioni con forno ad arco elettrico (LFS – Ladle Furnace Slag). La scoria LFS è difatti ottenuta da processi di raffinazione del carico all’interno del forno e può essere reintrodotta nel ciclo di produzione dell’acciaio. Viene sottoposta a processi finali di trattamento (idratazione con vapore) che possono determinare la presenza di ossidi di calcio.

Sebbene la produzione annua europea di scoria LFS non sia di certo trascurabile (10 milioni di t prodotte nel 2012), la sua conversione risulta meno diffusa. Le principali proprietà chimiche intrinseche ne determinano un carattere prettamente “idraulico”, che ne suggerisce l’impiego come agente attivo o inerte nella preparazione del clinker di cemento Portland.

L’utilizzo è quindi maggiormente dedicato all’integrazione di cemento o calce in malte e conglomerati a legante idraulico, alla stabilizzazione del suolo e alla copertura delle discariche.

Nell’ambito delle costruzioni stradali, la diffusione della scoria LFS ricopre invece un ruolo ancora marginale, sebbene i pochi studi di settore reperibili in letteratura sembrino indicare buoni riscontri.

Alla luce di quanto esposto, il tema proposto può certamente rappresentare un ambito di ricerca innovativo, utile allo sviluppo di tecniche costruttive per la conversione di un materiale largamente disponibile ed altrettanto diffuso rispetto agli altri tipi di scoria d’acciaieria ad oggi reperibili.

Il presente articolo quindi presenta i primi risultati di una ricerca, svolta congiuntamente con ricercatori dell’Università di Burgos (Spagna), con i quali gli Autori hanno instaurato una collaborazione scientifica, che si è prefissa l’obiettivo di verificare la fattibilità tecnica relativa alla preparazione di conglomerati bituminosi ad uso stradale con scorie bianche d’acciaieria (LFS), per i quali l’esperienza scientifica risulta ancora piuttosto circoscritta.