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Il minimetrò di Perugia: esperienze di integrazione sul territorio

Senza dubbio, uno tra gli interventi più interessanti e coraggiosi sul piano della mobilità urbana e probabilmente la più importante e innovativa sfida attuata da una Amministrazione Pubblica per affrontare in modo strutturale il miglioramento della critica viabilità cittadina che, tra il centro storico della città e l’immediata periferia, individuava una sola direttrice principale vocata al traffico su gomma pubblico e privato

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Concepita per integrarsi con gli altri sistemi tradizionali di mobilità (autobus, ferrovia regionale e ferrovia nazionale), l’introduzione del minimetrò ha collocato a pieno diritto Perugia all’avanguardia tra le città di piccola-media dimensione a maggiore offerta di trasporto pubblico urbano.

Tale scelta, intrapresa per favorire lo sviluppo sostenibile del territorio sia dal punto di vista della qualità della vita e dell’ambiente che dal punto di vista economico, ha introdotto – attraverso le sue sette stazioni – più punti di interscambio con le reti di trasporto sia urbana che extraurbana, per offrire – anche negli spostamenti intermodali – rapidità, puntualità, sicurezza, facilità e flessibilità di utilizzo.

Il minimetrò offre un indice di disponibilità di oltre il 99% e, dall’entrata in esercizio nel 2008, nel 2018 ha fatto registrare oltre 30 milioni di validazioni, con un trend di crescita solo nell’ultimo anno del +4% e una propensione al miglioramento, atteso anche in conseguenza del nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile appena adottato dall’Amministrazione Comunale.

Preso atto di come la mobilità ormai sia uno degli indirizzi consolidati (definiti nel 2013 dal Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane) e considerati strategici per la politica delle città italiane, si possono delineare cinque macroaree di intervento tra cui vi sono, oltre a mobilità, welfare locale e istruzione, la riqualificazione urbana, l’innovazione e il turismo, la finanza locale e infine la governance.

  • Perugia
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    La stazione Fontivegge
  • Minimetrò
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Ciò è essenziale per l’acquisizione di una visione strategica che, nell’interesse del comune di Perugia, possa rafforzare le filiere di sviluppo, cultura, innovazione e – non ultima – la riqualificazione urbana che, nelle aree metropolitane, coinvolge anche estesi processi di rigenerazione industriale.

Il complessivo processo di rigenerazione nel comune di Perugia si è avviato immediatamente dopo il sisma umbro-marchigiano del 1997, in seguito al quale ha avuto inizio un percorso di rinnovamento che, nel 2001, ha portato ad un nuovo piano regolatore, nel 2004 all’approvazione del Piano Strategico Territoriale e nel 2008 al Piano Urbano della Mobilità, con la messa in esercizio della linea uno del sistema di trasporto d’avanguardia, il minimetrò appunto.

Nel decennio ormai trascorso, il cambiamento nelle forme di organizzazione determinate dalla combinazione delle suddette filiere ha avuto ricadute dirette sulla qualità della vita degli abitanti, che hanno incrementato il proprio numero e modificato la distribuzione sul territorio; fenomeno che tuttavia non è avvenuto affatto nel centro storico – dove da oltre un decennio era ormai palesemente in atto la fuoriuscita di residenti, attività e servizi – piuttosto in zone più periferiche.

Nel corso di questo processo, si è posta pertanto cogente la questione dell’integrazione fra le infrastrutture di trasporto pubblico e le scelte urbanistiche; per meglio dire, era indispensabile approfondire il loro grado di interdipendenza al fine di contenere il consumo del suolo, arrestare l’inerzia di decentramento di funzioni, cui il centro storico era soggetto e ridurre complessivamente l’impronta ambientale dell’urbanizzazione.

In questo quadro ambizioso il minimetrò, che è una infrastruttura di trasporto e parimenti una architettura a scala urbana, è stato indiscusso protagonista, conferendo subito alla città il crisma della contemporaneità tanto che, in senso allegorico, si può dire che la velocità del servizio che offre è pari alla rapidità con cui è stata smascherata l’obsolescenza della città, aprendo così la strada al superamento della evidente differenza culturale tra il carattere europeo di tale architettura dedicata al trasporto e la città che la circonda. Ovviamente fatto salvo il rapporto con il centro storico, che merita un separato approfondimento.

Il minimetrò pertanto è e rimane prima di tutto un’operazione di sutura e come tale, il suo destino è pertanto quello di continuare a sviluppare il proprio ruolo di struttura dialettica, ancor più di quanto abbia già fatto finora, governando le ulteriori modificazioni che inevitabilmente indurrà ancora sull’intorno, soprattutto se si dovessero concretizzare i presupposti per il completamento del progetto generale con la prevista seconda linea.

Vale la pena considerare che il minimetrò ha già generato i primi fenomeni di rinnovamento della trama urbana e ha inoltre stimolato, sin dalle prime fasi di realizzazione, la diffusione di qualche architettura ispirata al proprio principio innovatore.

L’indubbia valenza di architettura a scala territoriale continua ad incidere positivamente sulle scelte di adeguamento del tessuto urbano, del verde pubblico, della viabilità e del sistema di parcheggi pubblici e privati lungo tutto il percorso tra le due stazioni terminali.

Intorno alle stazioni intermedie, infatti stanno cercando la propria identità tratti di viabilità secondaria pedonale e ciclabile, tentano adeguamenti anche le storiche vie generatrici dell’espansione urbana del Dopoguerra, così come le strade nell’area della stazione ferroviaria, seguite dalla viabilità di alcune zone residenziali.

Cercano nuove connessioni anche con i percorsi meccanizzati con scale mobili e parcheggi “a corona” sorti a partire dagli anni ottanta, accorciando le distanze tra abitato, luoghi di interesse della cultura cittadina, sedi istituzionali e servizi.

La posta è alta e il rischio che la contraddizione latente tra l’obiettivo di migliorare l’accessibilità di certe aree e il risultato di dare origine intorno ad esse, a luoghi emarginati dai circuiti vitali cittadini, rappresenta oggi un problema cruciale per Perugia come per altre realtà consimili; operazioni progettuali di tale spessore e di così ampio respiro innovatore è indispensabile che passino attraverso una consapevole, accurata, ma soprattutto lungimirante pianificazione, sin dal principio.

  • Mobilità
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  • viabilità
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    La stazione Case Bruciate

È del tutto evidente, inoltre, che il coraggio di innescare un processo di rinnovamento, con l’obiettivo che svolga la funzione di volano nei confronti di una complessiva riqualificazione delle città, rende ineludibile che il tema dei trasporti venga affrontato con un nuovo approccio culturale rispetto a schemi preordinati (e perciò obsoleti), a luoghi comuni e concetti limitanti, che il minimetrò ha dimostrato di saper infrangere.

Si è accennato al rapporto del minimetrò con il centro storico, un dialogo ancor oggi difficile e per certi versi contraddittorio, in quanto l’acropoli perugina, che ha fatto da teatro a tutta la vita politica ed economica di questa città, oggi conta poche migliaia di residenti, contro le decine di migliaia che conteneva solo pochi decenni or sono.

È fuor di dubbio che il predetto processo rinnovatore debba guardare – primo fra tutti e con grande coraggio e ambizione – al centro storico, luogo al quale è stato inesorabilmente sottratto il tessuto sociale e con esso le sue attività e i suoi servizi, che a suo tempo chiedevano a gran voce di mettersi in relazione – diremmo oggi connettersi – con le allora nascenti realtà di sviluppo produttivo e residenziale in corso di aggregazione nelle aree circostanti, quasi prefigurando la propria decadenza.

La diaspora a cui si è assistito ha lasciato un enorme patrimonio storico, culturale e immobiliare che, per mezzo di alcuni interventi di recupero e riuso, ha mosso solo i primi timidi passi nella speranza – anche qui – che venga concepito un grande progetto contemporaneo di riuso organico e integrato, il cui fulcro sia lo svolgimento del tema sulla conclamata esigenza di spostamento per mezzo di soluzioni innovative e rapide, laddove altre si sono rivelate inadeguate.

L’attuazione di una nuova strategia urbanistica che sviluppi un concetto contemporaneo di città che includa soprattutto il proprio tessuto storico potrebbe far tornare a prendere in considerazione anche l’ampliamento della attuale linea di minimetrò con la Linea 2, progetto accantonato in virtù del depauperamento del tessuto socio-economico, a cui concorre la difficile metabolizzazione dell’area ex ospedale, grandioso insediamento nato da un progetto immobiliare forse poco lungimirante.

Il minimetrò ha ormai rivelato prospettive più ampie rispetto a quella di una mera alternativa al trasporto e pertanto, per l’irrinunciabile valore urbanistico che riveste, rappresenta – in particolare per Perugia – l’elemento innovatore per antonomasia. Una lezione che non ci possiamo permettere venga sottovalutata.

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