Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Pubblicato in:

L’uscita dal labirinto: una traccia lungo il filo d’Arianna

Tutto il "sistema Paese" sta cercando, più o meno consapevolmente, di uscire dal labirinto di Norme e regolamenti, di drappi burocratici, di mancanza di luce e trasparenza sugli atti, insomma una oscura caverna con 1.000 cunicoli dei quali è quasi impossibile intravedere una via d'uscita, a meno che si abbia in testa un filo conduttore, una traccia che ci riporti all'aperto "a riveder le stelle".

Nel labirinto Paese noi ci collochiamo in quella parte dell’oscuro percorso che ci dovrebbe portare fuori dal labirinto appalti e quindi da quello delle infrastrutture, e da queste venire immessi nelle nostre strade all’aperto finalmente liberi e sicuri.

Immagini

  • Il labirinto
    article_5028-img_2338
    Il labirinto
  • Arianna e Teseo
    article_5028-img_2339
    Arianna e Teseo
  • Lavori stradali in città
    article_5028-img_2340
    Lavori stradali in città
  • Lavori stradali in città
    article_5028-img_2341
    Lavori stradali in città
  • Teseo uccide il Minotauro
    article_5028-img_2342
    Teseo uccide il Minotauro

Questa volta il Governo, finora assente alle nostre angosce di operatori, sembra volerci dare una mano per accompagnarci fuori dal labirinto e dalla morsa mortale del Minotauro.

Il filo lungo il quale si sviluppa la traccia per guadagnare l’uscita si articola su poche ma fondamentali svolte quali:

  • trasparenza, anticorruzione, più concorrenza negli appalti; 
  • ma a questa linea vettrice dovrà seguire una ulteriore necessaria svolta: quella della riforma della qualificazione, più vicina all’Europa, ma tributaria anche della tradizione italiana;
  • e, in questa direzione, non si potrà non tenere conto di una profonda riforma, se non di una vera e propria eliminazione della Legge Obiettivo da un lato e, dall’altro, di una riclassificazione della figura del subappalto;
  • anche il regime sanzionatorio dovrà essere coevamente e coerentemente rivisto, evitando gli addensamenti sanzionatori all’ingresso della gara e il quasi deserto di punizioni nelle fasi successive, quasi che con la prima bacchettata il Direttore d’orchestra abbia già eseguito tutta la sinfonia;
  • largo alle Imprese di alta specializzazione e innovative, perché queste costituiscono il sale dei LLPP, laddove ad oggi sono state umiliate e vilipese, come abbiamo già evidenziato in precedenti nostri articoli, fra gli altri, su questa stessa rivista, onde non vogliamo ripeterci;
  • le regole sono necessarie, ma l’eccesso di regole blocca: occorre, pertanto, riscrivere il Codice degli Appalti in maniera più snella e congeniale ad una operatività che ne deve conseguire senza intralci;
  • anche le stazioni appaltanti, circa 40.000, sono talmente tante che non vi sono regole che possano funzionare in maniera univoca e con risparmio di risorse: occorre una drastica riduzione a non più di un migliaio;
  • se le Stazioni appaltanti devono diminuire, debbono invece, aumentare gli operatori che concorrono alle gare, prevedendosi la suddivisione in lotti funzionale di grandi e medi lavori alle PMI, evitando così che queste ultime precipitino inevitabilmente in subappalto; 
  • occorrerà, infine, ma non da ultimo, trovare meccanismi volti a passare i lavori dai “corrotti ai corretti” attraverso, ad esempio, un sistema di white list di buoni imprenditori, redatte a livello locale, per affidare loro i lavori in corso dei corrotti.

Se riuscissimo a realizzare tutte queste svolte – così come peraltro Finco ha descritto nella Audizione del 18 Giugno presso il MIT alla Commissione Nencini – potremmo aspirare ad una prima uscita dal labirinto per quanto riguarda gli appalti di opere pubbliche.

Ma il percorso non è finito: occorre l’ultimo tratto al buio per riconquistare finalmente anche la dimensione strada fuori del labirinto.

Anche qui le svolte sono molte:

  • inserire la manutenzione delle strade fuori del patto di stabilità dei Comuni, alla luce della maggiore flessibilità che il Governo sta trattando con la UE;
  • tendere a destinare, con più precisione, parte dei proventi della nuova tassazione sulle case verso, fra i servizi cosiddetti indivisibili, quelli afferenti la gestione delle strade: anche questa operazione a tenere fuori del patto di stabilità; 
  • quanto ai proventi contravvenzionali, il Decreto Ministeriale attuativo della L. 120/10 fa parte di quei circa 600 inattuati rispetto alla Legislazione, anche di urgenza, degli ultimi anni. Ciò consente alle Amministrazioni di evadere l’obbligo di destinare tali risorse, fra l’altro, alla manutenzione delle strade, in particolare, per quanto riguarda le dotazioni di sicurezza; 
  • fra le fonti di finanziamento della gestione delle strade possono anche essere annoverate: la riclassificazione della contrattualistica di servizio sulle strade, ivi compresi i proventi delle servitù sul suolo e sul sottosuolo; la possibilità di richiedere credito alle Imprese di assicurazione, particolarmente a far aggio sui circa 18.000 miliardi di RCA, previsto dal DL crescita in fase di discussione e convertito in Legge;
  • resta sul tavolo l’annoso problema dei Catasti e degli estimi delle strade, che, ove risolto, darebbe valori certi non solo alla rete stradale italiana, come asset patrimoniale del nostro demanio viario, ma anche come costi della manutenzione programmata esprimibile, secondo gli usi, in percentuale sugli estimi patrimoniali stessi. 

Percorrendo quest’ultima traccia, siamo arrivati alla fine del percorso.

Adesso, con la moviola, dobbiamo tornare indietro fino all’inizio del nostro percorso, del quale abbiamo espresso, ma non attuato tutte le svolte. Ora siamo in possesso del filo per uscire, ma il percorso è tutto da fare: lungo, oscuro, accidentato, insidiato in ogni momento dall’aggressione del Minotauro in agguato.

Ma l’avere il filo in mano ci dà una sicurezza, che dovremo, tuttavia, verificare passo dopo passo.