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Corridoi economici delle nuove vie della seta

Carta di Limes, realizzata da Laura Canali.

Oriente e Occidente sono sempre stati collegati fin dall’antichità: l’Impero cinese e quello romano utilizzavano la via della seta per i loro scambi commerciali. 8.000 km di itinerari terrestri, marittimi e fluviali collegavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, favorendo le relazioni economiche tra Asia Minore e Mediterraneo attraverso il Medio e il Vicino Oriente.

Insieme alla seta e ad altre merci preziose viaggiavano, da Oriente a Occidente e da Occidente a Oriente, grandi idee e religioni. Scambi commerciali e culturali hanno contribuito così a sviluppare le fiorenti antiche civiltà e gettato le basi del mondo medievale e moderno.

Nell’era della globalizzazione le aspirazioni della Cina sono aumentate. Partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, la strategia del Dragone Rosso mira a promuovere il ruolo del paese nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi.

La Nuova via della seta consente proprio il miglioramento dei collegamenti e della cooperazione tra Cina e paesi dell’Eurasia. Il nome di questa strategia ha sicuramente un forte impatto, e si presenta come un vero e proprio brand. La nuova Via della Seta evoca immagini relative a profumi di spezie esotiche e carovane nel deserto piene di merci preziose che ancora oggi continuano ad affascinare i viaggiatori.

Il Progetto del 2013 One belt one road, una rete di rotte commerciali, sia terrestri che marittime, collega la Cina con il resto del mondo partendo dalle città di Xian (punto di partenza anche dell’antica Via della Seta) e di Kunming, da dove parte la rotta verso il sudest asiatico e l’India.

I paesi disposti a collaborare sono ben 65, il che indica chiaramente l’importanza del progetto per la cui realizzazione sono anche stati creati organismi finanziari come il Silk Road Fund e la Banca Asiatica di Sviluppo Infrastrutturale.

Sul treno della Bri (Belt & Road Initiative, o nuove vie della seta) è salita anche l’Italia: Trieste, Genova e Venezia sono impegnate nella promozione dei rispettivi porti per intercettare i flussi commerciali provenienti dalla Cina. Recentemente Genova ha ospitato il Convegno TheNew Silk Road for Italy, durante il quale sono stati presentati i risultati della strategia Cinese: 900 progetti di nuove infrastrutture, per quasi 1.000 miliardi di investimenti.

Lo scorso novembre è partito da Mortara il primo treno merci diretto in Cina, composto da 17 carri e 40 container, un collegamento destinato a svilupparsi e rafforzarsi nel tempo. Altra testimonianza di questa relazione economica è stata data da Fincantieri che ha inaugurato la sua prima nave da crociera costruita appositamente per il mercato cinese.

Complessivamente, gli scambi commerciali tra Cina e Italia nel 2017 ammontano a 1 miliardo di dollari. Più in generale, il commercio tra Cina e i paesi che partecipano alla Bri sono a quota 780 miliardi di dollari e i treni merci hanno percorso, nell’ultimo anno, 3.270 volte la rotta tra Cina ed Europa.

L’inserimento della Belt and Road Initiative nello statuto del Partito comunista cinese (Pcc) durante il 19° Congresso nazionale ha rimarcato la sua rilevanza nel lungo periodo per il “sogno cinese” del “risorgimento della nazione”, ovvero il ritorno della Cina a rango di potenza mondiale entro il 2050.

Perciò, la Bri non è solo un progetto infrastrutturale, ma è la lente con cui osservare la geopolitica cinese, proiettata verso l’estero e intimamente connessa alle questioni economiche e politiche interne.