Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Pubblicato in:

Gli investimenti nel settore dei trasporti in Italia e nell’UE

L’obiettivo di questo studio è quello di valutare lo stato del settore dei trasporti e gli investimenti ad esso dedicati negli anni post-crisi economica

La dotazione autostradale in Italia con un valore di 22 km di rete per 1.000 km è al di sopra della media europea. Tuttavia, la valutazione circa l’adeguatezza della rete autostradale italiana non può fermarsi ad una singola considerazione quantitativa: a tal proposito, meritano attenzione la disomogenea distribuzione geografica di dotazione e qualità delle opere, nonché i problemi di congestione che caratterizzano alcune tratte. Il settore delle infrastrutture portuali, sebbene sia caratterizzato da un complesso strutturale complessivamente sufficiente, è indebolito dall’assenza di grandi operatori. Il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica, analogamente a quanto menzionato per gli scali aeroportuali, mira alla razionalizzazione, riassetto e accorpamento delle Autorità portuali esistenti, al superamento delle logiche particolaristiche e al contenimento e all’inversione del deflusso dei volumi merci dai porti nazionali a favore dei porti nordeuropei.

Nell’ultimo decennio, infatti, i porti italiani hanno perso il 6,5% del traffico merci e il 7% del traffico passeggeri. Con riferimento al settore ferroviario, l’Italia registra una percentuale di linee a doppio binario inferiore alla media europea con numerose e significative limitazioni tecniche per il trasporto merci, che nonostante incidano soprattutto nelle direttrici di collegamento con i principali valichi alpini, nel Mezzogiorno portano la quota di trasporto ferroviario di merci nazionale ben al di sotto della media europea.

L’attrattività degli investimenti in Italia

Riguardo all’attrattività degli investimenti in termini di profilo complessivo di rischio e rendimento atteso, l’Italia risulta in generale non attrattiva. In particolare, sulla base delle risultanze dell’ analisi effettuata è stato possibile suddividere i Paesi in tre gruppi:

  • Paesi molto attrattivi, sostanzialmente quelli anglosassoni (Australia, Regno Unito, Irlanda, Canada, Sud Africa e Stati Uniti), oltre che Danimarca, Francia e Cile;
  • Paesi mediamente attrattivi, ovvero India e Paesi Bassi;
  • Paesi non attrattivi: Italia (che occupa l’ultima posizione).

Più nel dettaglio, in modo da ricercare, oltre ad un giudizio complessivo, i driver ritenuti potenzialmente significativi si è effettuata una suddivisione in quattro macro-categorie:

  • quadro regolatorio: la Normativa degli appalti e dei servizi;
  • pianificazione e qualità dei progetti: l’approfondimento sulla fattibilità dei progetti;
  • reperimento dei finanziamenti: la qualità degli strumenti e degli interlocutori pubblici/privati a sostegno finanziario dei progetti;
  • ruolo degli Stakeholders: i limiti e/o la collaborazione dei soggetti a vario titolo coinvolti.

Da un confronto dettagliato con i Paesi dell’UE emerge che il nostro Paese occupa l’ultima posizione sia in termini di attrattività complessiva, sia in termini di ogni singolo fattore di attrattività. Il quadro regolatorio (incerto), la (cattiva) pianificazione preliminare e il ruolo degli Stakeholders (talvolta d’ostacolo) risultano essere le cause principali di questo ritardo sia di tipo logistico che burocratico/amministrativo.