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Gli investimenti nel settore dei trasporti in Italia e nell’UE

L’obiettivo di questo studio è quello di valutare lo stato del settore dei trasporti e gli investimenti ad esso dedicati negli anni post-crisi economica

Le prospettive macroeconomiche

Come già anticipato precedentemente, in questo step si valuta l’impatto negativo dell’investment gap dovuto alla “Grande Recessione” in Italia e nell’area UE-15. Si è implementato un nuovo set di dati che comprende tre parametri alternativi per le singole modalità di trasporto. Il primo, più intuitivo, è la spesa annua destinata a tale settore che misura il flusso di “input”nel “processo di produzione”; la seconda misura è la dotazione fisica dello stock infrastrutturale, mentre la terza grandezza è il cosiddetto “indice di accessibilità”, che fornisce dati output in termini di tempo di percorrenza fra i nodi, che permettono di stimare sia la dimensione qualitativa che, quantitativa, della rete. I risultati ottenuti indicano che:

  1. la “grande recessione” iniziata nel 2008 ha colpito duramente l’UE-15, e in particolare l’Italia, sia in termini di investimenti che di ritardo in termini di dotazione fisica e quindi livello di accessibilità delle infrastrutture di trasporto;
  2. l’analisi empirica suggerisce che è possibile aumentare il livello di accessibilità di un network non “passando” necessariamente attraverso un incremento della dotazione strutturale. Questo dato risulta essere in contrasto con la tendenza diffusasi nella maggior parte dei Paesi Europei, cioè quella di concentrare gli incrementi di capitali nella realizzazione di nuove strutture (spesso non supportate da attente analisi costi/benefici) piuttosto che su attività di manutenzione e di potenziamento dei punti più deboli del sistema.

Emerge inoltre che l’investment gap cumulato tra il 2008 e il 2013 (ottenuto dalla differenza cumulata tra gli investimenti effettivi e quelli che avrebbero avuto luogo se non ci fosse stata la crisi) è pari a 137,8 miliardi per l’UE-15 e a 61,6 per l’Italia (pari circa al 45% dell’investment gap complessivo di UE-15). L’impatto cumulato di questo shock sul PIL (cioè la perdita totale di PIL attesa a fine periodo) è stimato in 192 miliardi per UE-15 (1,3% del PIL nel 2013) e in 86 miliardi per l’Italia (5,5% del PIL nel 2013).