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Il fresato: materiale ecosostenibile per miscele bituminose – prima parte

Il corretto trattamento e la rigenerazione con attivanti chimici funzionali sono i fondamenti della regola d’arte

In particolare, la gestione del fresato deve prevedere almeno le seguenti fasi:

  1. demolizione della pavimentazione;
  2. controllo iniziale;
  3. trattamento di frantumazione e/o vagliatura;
  4. stoccaggio e gestione dei cumuli;
  5. utilizzo.

Teoricamente e pragmaticamente le possibili problematiche d’affrontare per la corretta gestione sono:

  • variabilità del bitume = risolto con l’omogeneizzazione del cumulo;
  • contenuto di bitume inertizzato (fillerizzato) che ha perso la funzione di legante e che difficilmente sarà riattivato = identificazione tramite prove di laboratorio;
  • presenza di polimeri come SBS, EVA o Compound Termoplastici = non inficiano il riutilizzo ma, anzi, conferiscono maggiori prestazioni rispetto ad un fresato equivalente con bitume normale.

La compatibilità ambientale del fresato

La messa in riserva di materiali da riutilizzare/riciclare è possibile previa esecuzione di preliminari controlli per la determinazione della presenza di elementi o sostanze non consentite. A livello Internazionale, i materiali identificati come elementi che non consentono l’utilizzo del fresato sono:

  • asbesto (amianto);
  • catrame.

I due prodotti sono profondamente diversi tra loro. Infatti, il primo è un rifiuto pericoloso, mentre il secondo, che corrisponde al comune fresato, non è un rifiuto pericoloso. La presenza di catrame può essere determinata direttamente in situ o dopo demolizione. La Normativa italiana è in realtà ancora in fase evolutiva, ma è ormai chiaro che i fresati possono essere utilizzati:

  • direttamente in situ come “aggregati per materiali non legati e legati con leganti idraulici o bitume”;
  • in impianto come “aggregati per materiali non legati e legati con leganti idraulici”;
  • in impianto come “aggregati più bitume” per la produzione di sottobasi, ecobasi e CB con controllo secondo Norma UNI EN 13108 – 8, per la Marcatura CE dei CB.

La Norma UNI EN 13108 – 8 specifica i requisiti per la classificazione e la descrizione del conglomerato bituminoso di recupero come materiale costituente delle miscele di conglomerato bituminosi, indicando anche le prove di laboratorio da eseguire e relativa frequenza, in funzione dei quantitativi stoccati e utilizzati.