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Il Ministro Cingolani sulla Transizione ecologica: “Non c’è molto tempo, siamo a fine partita”

(come riportato su Rai News)

E’ finito il budget annuale di risorse naturali, siamo di fronte a un debito ambientale spaventoso. Non abbiamo molto tempo, afferma il ministro, dobbiamo produrre in modo sostenibile applicando un modello adattivo

“Tra luglio e agosto abbiamo esaurito la nostra quota parte di risorse naturali e viviamo ‘a debito’ sulle risorse del prossimo anno”.

Lo ha detto Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, intervenendo a ‘Verso la Conferenza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Insieme per il futuro, un rilancio sostenibile per l’Italia’.

“Ci siamo abituati a vivere nell’Era del debito economico – ha affermato – ma ora siamo davanti a un debito ambientale spaventoso”. “Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto 8 degli anni più caldi da quando si fanno le rilevazioni – ha affermato il ministro – Qualora superassimo il budget di anidride carbonica, avremmo irreversibilmente un aumento della temperatura”.

“Possiamo impegnarci ma il budget è totale, è di tutti, e se qualcuno dall’altra parte del pianeta non collabora abbiamo poche leve”, dice Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica. Quindi “l’umanità deve mettersi d’accordo” sul fatto “che è interesse di tutti” combattere l’emergenza climatica, “e poi dobbiamo fare la nostra parte come nazione, come stato”.

“Sul fronte dell’inquinamento”, afferma Cingolani, “abbiamo la grande sfida dei trasporti, una grande sfida sull’elettrificazione, ammesso e non concesso che sia l’unica soluzione, una grande sfida sul trasporto pubblico e sull’uso dei mezzi privati”.

Non abbiamo più tempo Le conseguenze dell’emergenza climatica in atto sono regolate dalla termodinamica, per cui quello che colpisce il clima è “un danno veloce con un recupero lungo”, perché “anche se smettessimo oggi di emettere Co2 il sistema ci mette secoli a raffreddarsi”.

Quindi “non abbiamo molto tempo, siamo abbastanza a fine partita”. Quindi quando pensiamo alle conseguenze dell’emergenza climatica “non parliamo di 500 anni” da oggi ma del fatto “che a fine secolo il problema dell’acqua alta riguarderà le città costiere”, avverte Cingolani, e “i nostri figli saranno presenti” e lo subiranno. E si tratta “di quelli che ci sono già, non tre o quattro generazioni da oggi, trovo questo aspetto molto inquietante”, precisa il ministro.

Produrre in modo sostenibile

Il ministro della Transizione ecologica, intervenendo in diretta streaming a ‘Verso la Conferenza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Insieme per il Futuro, un rilancio Sostenibile per l’Italia’, spiega che più in generale, la sfida è “su sistemi che consentano di avere un’industria forte, che produca Pil, ma che sia il più sostenibile possibile”, mentre. “la correlazione tra salute del pianeta, salute delle persone e società giusta è il vero motivo della transizione ecologica, ma manca una ricetta e non ce l’ha nessuno”. “Dobbiamo capire cosa fare”, afferma Roberto Cingolani.

“La soluzione non è fermare il progresso ma nemmeno dire che in nome del progresso si può fare di tutto” perché nella transizione ecologica “vanno prese in esame diverse istanze, che cambiano nel tempo”, ad esempio, “ora che usciamo dal Covid ci sono istanze diverse da quelle che potremmo avere in un momento di grande prosperità economica”. Insomma, “non c’è una sostenibilità che va bene sempre, dobbiamo capire di volta in volta cosa fare”, applicando “un modello adattativo”.

Non esiste digitale a costo zero

“La digitalizzazione è una tecnologia fantastica per essere sostenibili, se usata in maniera intelligente” però “non esiste una soluzione a costo zero, il digitale ha un costo”. Da questo punto di vista, “il modello consumistico di cambiare spesso dispositivo non va nella direzione giusta”, questo per i cellulari, ad esempio, ma “se allargate il tema ai server” e al resto delle apparecchiature “il problema è enorme”.

Quindi si dovrebbero “insegnare ai figli misure di sobrietà digitale”, per ridurre lo spreco. Il digitale, infatti, oltre all’energia necessaria per produrre la plastica, costruire le varie parti e per tutti i vari passaggi produttivi, richiede “una trentina di terre rare, materiali complessi e nobili che servono solo per un cellulare”, e che poi finiscono nella spazzatura, per inadeguatezze nel ciclo dei rifiuti, segnala Cingolani.

Ciò accade perché “mancano grandi programmi di riciclo a fine vita del componente elettronico”, rileva il ministro, e “il tema riguarda anche le batterie, con un problema enorme di recupero dei materiali pregiati”. Tutto questo deve far ricordare che “il digitale non è gratis” a livello di emissioni spiega Cingolani, “il digitale pesa”.