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L’economia italiana si è fermata e le bugie dalle gambe corte non la faranno ripartire

Photo credit: Touring Club

Ora che gli ultimi dati sulla situazione economica del Paese hanno certificato che ormai stiamo passando dalla fase di stagnazione a quella della recessione si può affermare che un partito della maggioranza che governa il Paese ha raggiunto pienamente il proprio obiettivo: la decrescita felice è diventata realtà.

Una triste realtà: chi l’ha voluta sarà felice, ma milioni d’italiani sicuramente molto meno. La responsabilità non è però solo dei “grillini”: anche chi oggi continua a consentire ai sostenitori di questa teoria economica regressiva di poter fermare l’intero Paese non è esente da colpe, “complice” del vero e proprio dramma che le imprese e i cittadini vivono e che è ormai inequivocabile.

Eppure abbiamo esponenti di governo che parlano di situazione temporanea e di rimbalzi (come se si stesse giocando a pallacanestro invece che con il nostro futuro e con quello dei nostri figli) e di fantomatiche azioni di rilancio che emergeranno dalle prossime verifiche, che probabilmente verranno rimandate, “more solito”, a dopo le decisioni politiche.

Campa cavallo, con la differenza, rispetto al proverbio, che l’erba non cresce ma avvizzisce e muore. Intanto che il Paese soffre, si “dibatte” e non si chiariscono importanti aspetti che invece necessiterebbero di certezze.

Proviamo noi a porre alcuni quesiti. È vero o no che le risorse di cassa disponibili nel prossimo triennio sono pari a 4 miliardi di euro, che arrivano a 23 miliardi solo con gli stanziamenti dell’Unione europea per il Mezzogiorno?

E se così fosse (una mancata risposta, senza una chiara smentita, non potrebbe che essere interpretata come un sì….) non sarebbe il caso di rivedere quelle norme, come il reddito di cittadinanza, che si sono dimostrate dei flop destinati a passare alla storia? Non sarebbe una “revisione” che una forza politica che si sta proponendo come la realtà nuova dovrebbe porre come condizione per continuare a garantire la propria presenza in maggioranza?

E, ancora, non è il caso di dibattere, invece che su aspetti marginali, su questa situazione così deficitaria, magari domandandosi se non sia il frutto di scelte politiche che hanno preferito, e continuano a preferire, le misure di una politica assistenziale clientelare intaccando le risorse destinate a interventi utili a favorire lo sviluppo dell’economia del Paese?

Qualcuno pensa davvero di poter proseguire a lungo su una strada che al capolinea ha solo il fallimento del sistema Paese? Perché non si interviene su aspetti che determinano le condizioni per lo sviluppo? Perché sul caso Brennero, con i divieti che penalizzano il made in Italy sui mercati europei, si continua a traccheggiare?

Al Governo qualcuno sa che attraverso tale corridoio passa un terzo del traffico transalpino, che attraverso questa “porta d’Italia” nel 2018 sono transitate 40,5 milioni di tonnellate di merci? Questi dati non sono sufficienti a indurre ad assumere iniziative urgenti?

Qualcuno potrebbe sostenere che la situazione attuale viene usata per strumentalizzare la situazione di crisi vissuta da operatori che percorrono quel corridoio alpino: presto Conftrasporto renderà pubblici i dati trasmessi alle autorità dell’Unione europea e al governo italiano in modo che tutti, senza dover far ricorso alla fantasia, possano chiaramente comprendere come i danni non siano solo a carico delle attività di trasporto, bensì dell’economia intera.

In una recente intervista il leader di Confindustria Vincenzo Boccia ha sostenuto in modo incontestabile che il sistema produttivo è la locomotiva del Paese. D’accordo: ma se le merci prodotte non arrivano sui mercati il “treno” resta fermo in stazione e la competizione è persa.

I dati appena ricordati sul caso Brennero non possono lasciarci così tranquilli. Certamente vi sono altre cause alle quali addebitare le risultanze economiche rese note in questi giorni, ma anziché perderci in dissertazioni non sarebbe il caso di assumere iniziative concrete laddove è possibile? Per esempio proprio sul caso Brennero che ha una valenza generale? Se dalle autorità comunitarie non arriveranno interventi significativi in tempi rapidi Conftrasporto chiederà a gran voce al Governo di mettere in atto le medesime restrizioni attuate in modo illegittimo dal governo austriaco e dal Tirolo.

Dopo la Brexit il peso del nostro Paese non si è ridotto e forse le autorità comunitarie saranno più attente e forse addirittura costrette a intervenire. Se si bloccherà un corridoio europeo essenziale sarà l’Italia a poter porre alle parti delle condizioni che toccheranno tutti coloro che hanno generato un così grave problema: sia chi senza la minima scusante, ma falsamente e ideologicamente, ha posto il problema ambientale, sia chi ha messo in atto misure per violare quello che deve essere un diritto indisponibile, previsto dal trattato europeo: la libera circolazione delle merci.

Non è che si attenda qualche azione spontanea di protesta per agire? Basterebbe solo sussurrarlo, anche se sarebbe veramente assurdo…