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Investimenti, l’Italia centra la clausola Ue per il 2016 grazie al boom di spesa Rfi

La quota di spesa statale da inserire nella “clausola investimenti” per il 2016 (da non considerare cioè nel rapporto deficit/Pil), prevista dal governo Renzi a inizio 2016 a 5.150 milioni di euro per la parte di co-finaziamento nazionale a programmi europei, è stata poi concordata nel corso dell’anno a 4.180 milioni, pari a circa il doppio in termini di investimenti complessivi (la parte di spesa coperta dal finanziamento europeo è da sempre fuori dal Patto di stabilità Ue).

Nell’ultimo monitoraggio disponibile, con dati al 30 novembre, risulta già raggiunta una spesa di 4.013 milioni sulla parte nazionale, e dunque alla presidenza del Consiglio si dà già per certo il raggiungimento del target di 4.180 milioni, permettendo così all’Italia – come previsto nelle legge di Stabilità 2016 – di togliere dal calcolo del deficit un quota di spesa pubblica pari allo 0,3% del Pil.

Rispetto alle previsioni, il target di spesa è stato clamorosamente mancato per le opere del piano Juncker (fondo Efsi per la garanzia sui finanziamenti a imprese private e project financing su opere pubbliche): a fine novembre spesi solo 94 milioni su un target annuale di 853. Il Ministero delle Infrastrutture aveva proposto l’inserimento delle due Pedemontane autostradali (lombarda e veneta), per le quali nell’autunno 2015 (al momento delle propste per il piano Juncker) sembravano prevedibili per l’anno dopo i closing finanziari per i contratti di finanziamento bancari (Bei, Cdf, fondo Efsi). Nessuno dei due closing è arrivato. a causa di piani finanziari rivelatesi insostenibili, con costi eccessivi e previsioni di traffico sovrastimate. I cantieri di Pedemontana Lombarda si sono fermati all’inizio dell’anno, e quelli della superstrada veneta hanno proceduto al ralenti dopo il no di Cassa depositi e Bei al finanziamento, mentre ora rischiano il blocco definitivo.

In forte affanno è stata poi la spesa Fesr (fondi strutturali), relativa all’avvio della programmazione 2014-2020. Il target per fine anno era di 1.136 milioni di euro, tra piani statali (Pon) e regionali (Fesr), ma a fine novembre si era arrivati solo a 617 milioni. Il dato finale sarà un po’ più alto, ma sempre molto lontano dal target. L’Agenzia di coesione ha fatto sapere che nel 2016 sono stati lanciati bandi per la nuova programmazione (lavori o più spesso bandi per assegnare fondi) per il 30% del valore complessivo dei fondi Fesr-Fse (15,3 miliardi di euro su 51,1 dei programmi Fesr e Fse), ma evidentemente questo ha impattato ancora poco sulla spesa effettiva.

Fin qui male, dunque. Ma a compensare i “buchi” su piano Juncker e fondi strutturali ci ha pensato la spesa ferroviaria. Per le opere co-finanziate nell’ambito del Connecting europe facility, il programma sui corridoi europei, era prevista una spesa a fine anno di 852 milioni di euro, centrata già a novembre con 897 milioni contabilizzati da Rfi e 64 da altri soggetti, in tutto 961. Nella parte Rfi spiccano i 236 milioni di spesa per la Treviglio-Brescia, i 236 per il Terzo Valico, i 108 del Brennero. Poi 73 milioni per l’upgrading tecnologico della Torino-Padova e 25 per la Firenze-Roma, 38,5 milioni sul nodo di Roma.

Ma questi 100-200 milioni in più (a fine anno) non basterebbero a compensare i buchi di cui sopra, se il governo italiano non avesse deciso, su proposta del Ministero delle Infrastrutture, e a quanto pare fiduciosi di un via libera di Bruxelles, di contabilizzare una consistente quota, circa un miliardo di euro, di “overbooking ferroviario”. Si tratta cioè di spesa per opere Rfi finanziate con fondi ordinari nazionali, non co-finanziati dunque, ma rientranti in tutte le caratteristiche per essere finanziabili con il Piano Cef. Dunque opere sui corridoi europei Ten-T. Sarà così inviata a Bruxelles una lunga lista comprendente ad esempio una spesa di 55 milioni per la soppressione di passaggi a livello sulle reti Ten, 66 milioni per la Andora-S. Lorenzo (Genova-Ventimiglia) , 35 per la Vigna Clara-Valle Aurelia a Roma, 45 per la Cervaro-Bovino sulla Napoli-Bari, 77 milioni per vari interventi di upgrading della linea adriatica, 45,5 per adeguamento banchine delle stazioni, 34 milioni per il potenziamento della Voltri-Brignole.

La sensazione è che si sia messo un po’ di tutto: due miliardi di euro di spesa Rfi su un totale di 4,1 miliardi spesi nel 2016 per investimenti dalla società del Gruppo Fs. Certo non solo opere Cef (anche il Terzo Valico sembra fuori posto nel primo gruppo, visto che non è stato finanziato da Bruxelles con il Cef). Al momento non è ancora certo che la Commissione europea faccia passare questa visione molto larga delle opere Cef, ma come si diceva al Mit e alla presidenza del Consiglio sono fiduciosi. Se arriverà il via libera, l’Italia avrà ottenuto la possibilità di non conteggiare questi 4.181 milioni dal deficit/Pil, ma a fronte di spesa che in gran parte non è stata “aggiuntiva”, ma investimenti che sarebbero stati fatti comunque.

Alla presidenza del Consiglio considerano comunque molto positiva l’esperienza della Cabina di monitoraggio gestita dal Dipe, a cui partecipavano ogni mese i ministeri interessati e l’Agenzia per la Coesione, e che serviva da costante verifica in tempo reale della spesa e di conseguenza ha consentito di fare da pungolo ai ritardatari.