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Eco-aggregati riciclati: performance meccaniche e sostenibilità ambientale

La Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del consiglio impone che, entro il 2020, almeno il 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione (CeD) sia riciclato: nonostante ciò, in Italia, l’uso di tale tipologia di aggregati fatica a prendere piede nel mercato delle costruzioni

Gli impatti ambientali degli aggregati

La valutazione degli impatti ambientali connessi al ciclo produttivo degli aggregati, sia naturali che riciclati, è stata condotta utilizzando il medesimo impianto integrato di estrazione di inerti e riciclo di rifiuti da costruzione e demolizione considerato come caso studio. La produzione complessiva di aggregati si aggira intorno alle 62.000 t annue, delle quali circa il 10% è costituito da materiale riciclato. L’impianto occupa una superficie di circa 10 ha, mentre il volume autorizzato di scavo all’inizio del 2015 era di circa 290.191 m3.

Partendo dai dati di consumo e di produzione dell’impianto, è stata impostata un’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment – LCA) degli inerti, tenendo in conto tutte le attività connesse alla produzione e collocazione nel mercato dei due materiali oggetto di analisi. Tale metodo permette la stima delle emissioni dirette (legate alle fasi produttive per il trattamento e lavorazione degli aggregati) e delle emissioni indirette (legate all’utilizzo di carburanti e di energia elettrica) connesse alla produzione degli inerti, ed è normato tramite le disposizioni ISO 14040 (2006) e ISO 14044 (2006). Oltre alla valutazione degli impatti ambientali connessi alla sola produzione degli inerti, è stata valutata anche l’influenza degli aspetti logistici e di trasporto degli stessi nel mercato. Sono stati infine tenuti in conto anche ulteriori indicatori ambientali sito-specifici, quali il consumo di territorio e l’utilizzo di risorse non rinnovabili.

Tutti i dati di produzione e consumo dell’impianto degli ultimi cinque anni sono stati raccolti in un inventario; successivamente sono stati mediati per ottenere dati utilizzabili nella metodologia LCA, al fine di ricavare le emissioni relative alla produzione di 1 t di aggregati naturali e di 1 t di aggregati riciclati (unità funzionali). Le emissioni ambientali sono state valutate tramite indicatori cosiddetti “mid-point”, scegliendo le più comuni categorie di impatto, caratterizzate da unità di misura di facile e diretta interpretazione, come ad esempio il rilascio di CO2 in atmosfera.

Per rendere fruibili i risultati anche ad un pubblico di non esperti in materia ambientale, si è scelto di rappresentare i risultati in forma grafica per quanto riguarda la categoria di emissioni di CO2, sfruttando il concetto di compensazione. Infine, per quanto concerne le emissioni sito-specifiche, inerenti dunque il consumo di suolo e di risorse non rinnovabili, è stato stimato che la produzione di aggregati riciclati consenta un risparmio di circa 1 m2 di suolo per tonnellata di inerte. Inoltre, il loro utilizzo riduce sensibilmente il consumo di aggregati riciclati: nel caso analizzato, la produzione di questo materiale permetterebbe di incrementare la vita utile della cava fino a dieci anni.

Conclusioni

In questo contributo sono stati esaminati gli aspetti legati alle caratteristiche tecniche e alla sostenibilità ambientale di aggregati naturali e riciclati utilizzati per la produzione di materiali da costruzione. In particolare, quando gli aggregati riciclati sono di buona qualità, cioè la loro composizione è principalmente costituita da residui di calcestruzzo, e i contaminanti quali vetro, bitume e laterizi sono molto ridotti, è possibile ottenere calcestruzzi strutturali con buone prestazioni meccaniche. A tal proposito, un’ulteriore indice della qualità dell’inerte riciclato è dato dalla percentuale di malta adesa sugli aggregati originali, che deve essere per quanto possibile contenuta.

Una volta attestata la validità dell’aggregato dal punto di vista fisico, chimico e meccanico, è possibile valutarne anche la sostenibilità ambientale. Se si confrontano gli impatti ambientali associati al ciclo di vita produttivo degli inerti naturali e riciclati, si ottengono sensibili riduzioni nelle emissioni dovute alle lavorazioni di questi ultimi. Oltretutto, qualora si valutino le emissioni dovute alla produzione di inerti provenienti da impianti integrati, dove cava e impianto di riciclo di rifiuti da costruzione e demolizione co-esistono, esse sono comunque inferiori a quelle di un impianto di sola estrazione. Tale riduzione può essere compensata tramite un incremento nella capacità di delivery degli inerti nel mercato, ed è significativa anche per quanto riguarda il consumo di suolo, un bene scarso nel nostro Paese e in particolare in regioni fortemente antropizzate come il Veneto.