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Iveta Radičová: la donna che… connette Oriente e Occidente

Intervista in esclusiva a Iveta Radičová, Coordinatrice Europea per il Corridoio Mediterraneo TEN-T

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“S&A”: “Quali sono a suo parere i nodi principali da risolvere per giungere alla completa operatività del Corridoio?”.

“IR”: “Il Corridoio Mediterraneo è lungo circa 3.000 km. Dobbiamo dare priorità agli investimenti e assicurarci che non siano frammentati. La continuità e la logica multimodale di standard elevati sono le parole chiave che mi piacerebbe applicare a questo Corridoio. La pianificazione degli investimenti deve essere ben coordinata fra gli Stati Membri e l’Unione Europea.

Abbiamo bisogno di eliminare gli incroci che generano rallentamenti fra le varie modalità di trasporto. Il più importante scopo consiste nel completare i collegamenti chiave mancanti, in particolare le sezioni transfrontaliere.

Questo ci riporta alla mente i tre progetti emblematici: il tunnel di base della Torino-Lione, la linea ad alta velocità che connette Barcellona con Montpellier e i collegamenti fra Trieste-Ljubljana-Zagreb-Budapest fino alla frontiera con l’Ucraina.

Abbiamo bisogno anche di completare sezioni chiave a livello nazionale. Il Corridoio è caratterizzato da nodi urbani che soffrono di una capacità insufficiente e hanno circonvallazioni congestionate: dobbiamo assicurare una piena connettività dei porti marittimi con l’hinterland.

Questo aspetto è cruciale per il pieno funzionamento del Corridoio, dal momento che nove dei 12 porti sono inclusi nei 40 maggiori porti europei in termini di trasporto merci (fonte: Eurostat “EU transport in figures”, anno 2017)”.

Una pausa di riflessione per venire a sapere che la sua predilezione a colazione è per lo yogurt con frutta, ai quali aggiunge il caffè. Inoltre, scopriamo che gli ultimi libri letti (e piaciuti) sono tre: “Homo Deus. Breve storia del futuro” di Yuval Noah Harari; “Exodus. I tabù dell’immigrazione” di Paul Collier e “La paura e la ragione. Il collasso della democrazia in Russia, Europa e America” di Timothy Snyder.

Sono titoli molto specifici e che noi non conoscevamo; del resto, come ha scritto lo Storico inglese Thomas Fuller, “La cultura si è avvantaggiata soprattutto dei libri sui quali gli editori hanno perso”.