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Armando Zambrano: l’uomo che… si batte per le professioni tecniche

Intervista in esclusiva ad Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Coordinatore Reti Professioni Tecniche

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Nella nuova fase di riapertura dopo il periodo di lockdown per la pandemia da Covid-19, “Strade & Autostrade” ha avuto l’occasione di porre una serie di domande all’Ing. Armando Zambrano sui temi più caldi che lo vedono impegnato nella veste di Presidente del CNI e di Coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche, tra cui i cambiamenti che riguarderanno gli Studi di Ingegneria, il monitoraggio delle infrastrutture e l’assenza perdurante di un piano per far ripartire l’Italia.

“Strade & Autostrade”: “Di cosa si occupa il Consiglio Nazionale degli Ingegneri?”.

“Armando Zambrano”: “Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri è l’Organismo che rappresenta gli Ingegneri professionisti in questo Paese. È stato istituito con una Legge del secolo scorso, la 1395 del 1923, quindi siamo vicini a compiere i primi 100 anni, ma anche in precedenza vi erano Associazioni nazionali che raccoglievano gli Ingegneri.

Il Consiglio Nazionale non ha compiti gerarchici ma di coordinamento degli Ordini Provinciali ed è un Ente di diritto pubblico sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia.

Abbiamo per competenza il controllo deontologico dei nostri iscritti, che verifichiamo con appositi consigli di disciplina, in cui sono presenti anche Giudici terzi, a tutela non solo dei Committenti e degli altri colleghi, ma anche dello Stato.

Il nostro Codice deontologico riguarda la sostenibilità ambientale e la correttezza istituzionale, gli aspetti fiscali e tributari, l’assicurazione e la formazione obbligatoria: una serie di impegni, quindi, che il CNI ha il compito di verificare e far rispettare.

In questo momento particolarmente delicato e importante, possiamo dare supporto allo Stato e alle Pubbliche Amministrazioni fornendo contributi in termini di pareri e Norme da approvare: quello che abbiamo appena fatto, ad esempio, partecipando agli Stati Generali dell’Economia lo scorso 19 Giugno”.

“S&A”: “Vuole parlarci del suo ruolo di Coordinatore della Rete delle Professioni tecniche?”.

“AZ”: “Il ruolo è semplice da definire: è quello di coordinare un’Organizzazione di nove professioni e quindi altrettanti Consigli nazionali dell’area tecnico-scientifica: Architetti, Ingegneri, Geometri, Periti Industriali, Periti Agrari, Tecnologi Alimentari, Geologi, Agronomi e Chimici.

Questo mondo di nove professioni si è organizzato nel 2013 per creare un’Organizzazione che desse voce a un’area tecnica con molti punti in comune.

Consiglio Nazionale
1. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri è l’Organismo che rappresenta gli Ingegneri professionisti in questo Paese

Si tratta di oltre 600.000 Professionisti, che noi cerchiamo di tutelare e rappresentare. Ci riuniamo una volta al mese esaminando le richieste sempre più frequenti di organizzazione di reti territoriali analoghe alla nostra, che si occupano di aspetti regionali o talvolta provinciali.

La rete, che ha un ottimo successo e riesce a essere presente ai tavoli più importanti, va in audizione in maniera unitaria, con un’unica rappresentanza: questo è un grande vantaggio, perché presentarci con le nostre proposte alle istituzioni attraverso un interlocutore unico costituisce un elemento di forza.

Attualmente ci riuniamo con una cadenza settimanale soprattutto con il Comitato Unitario Professioni, che è il nostro omologo per l’area giuridico-giuslavoristica e sanitaria.

Questa alleanza dura da quando sono diventato Presidente, nove anni fa. Dal momento in cui quella che si chiamava PAC (Professioni Area Tecnica) è diventata l’attuale Rete delle Professioni Tecniche, abbiamo sempre partecipato insieme a manifestazioni.

Non solo i Professional Day del 2012 e del 2013, ma anche manifestazioni per l’equo compenso, su cui riuscimmo finalmente nel 2017 a ottenere una Norma che ha cambiato il paradigma dei rapporti delle professioni, fino ad allora colpite da provvedimenti ingiusti dei Governi, che individuavano nelle professioni la palla al piede di cui liberarsi.

Dopo la riforma del 2012, che ha imposto regole molto dure, il Professionista ha obblighi di formazione, disciplinari, fiscali, tributari e di preventivi senza paragoni in altri Paesi, ma il PIL del Paese non è cresciuto: segno che il problema non era nel mondo delle professioni ma in un sistema Paese bloccato, rigido e incrostato, di cui vediamo ancora oggi le conseguenze”.

“S&A”: “All’inizio di Maggio, in un incontro svolto in videoconferenza proprio con il Comitato Unitario Professioni, sempre in qualità di Coordinatore della Rete delle Professioni tecniche ha chiesto al Governo maggiore attenzione per le professioni negli Ordini in termini di aiuti economici post-Covid-19. Qual è la situazione attuale e cosa auspica per il prossimo futuro?”.

“AZ”: “Tutto conquistato. Pur avendo avuto un riconoscimento dalla specifica Normativa europea di assimilazione alle PMI, i nostri Studi professionali hanno bisogno per sopravvivere di capitali e strutture, e devo dire che questa considerazione viene spesso dimenticata dallo Stato: gli incentivi riconosciuti alle Imprese vedono esclusi di frequente i Professionisti.

Anche a livello regionale ci tocca molte volte battagliare perché i Professionisti vengono esclusi dai bandi. Questo è un problema, perché anche noi come gli altri operatori stiamo vivendo un momento delicato.

Per rispondere quindi alla domanda, insieme al CUP  ci siamo battuti e abbiamo ottenuto il riconoscimento del bonus del contributo mensile di 600 Euro, che inizialmente era previsto dal Decreto “Cura Italia” per altre categorie di Professionisti, ma non per le nostre.

Devo dire che la Ministra Catalfo ci ha prestato ascolto e ha colmato questa lacuna, imponendo alle nostre casse di anticipare il contributo. Un impegno gravoso visto che sono quasi 500.000, purtroppo, i Liberi Professionisti che hanno richiesto questo bonus: ciò indica una situazione molto delicata, che ha avuto origine già in anni precedenti all’emergenza Covid-19.

Già dal 2008 i nostri redditi sono calati del 30%, principalmente per tre motivi: la riduzione del mercato, la concorrenza estera ma soprattutto il fatto che siamo l’unico comparto interessato da un importante accrescimento di numero.

Questo perché moltissimi Professionisti non iscritti agli Albi, che non svolgevano attività professionale perché dipendenti pubblici o privati, una volta espulsi dal mercato del lavoro sono entrati a far parte del mondo delle libere professioni: è una forma impropria di ammortizzatore sociale.

Tornando allo specifico della situazione attuale, il fatto che il fondo perduto non sia stato riconosciuto dal Governo per le professioni ordinistiche è molto grave, perché, al di là degli importi che non sono particolarmente elevati, ancora una volta dà un segnale negativo riguardo alla considerazione per il nostro mondo, che chiede solo di poter lavorare e dare il suo contributo al rilancio del sistema Paese.

Al momento siamo ancora in attesa dei provvedimenti correttivi. Parlandone agli Stati Generali col Presidente Conte e i Ministri Patuanelli e Catalfo, abbiamo avuto la conferma che la situazione non sia stata ben compresa, ma auspichiamo che qualcosa possa cambiare già in tempi brevi in questo senso”.

Armando Zambrano
2. Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Coordinatore Reti Professioni Tecniche
“S&A”: “A suo giudizio, sul mercato dei servizi di Ingegneria quanto può aver influito negativamente l’emergenza della pandemia?”.

“AZ”: “Gli Studi professionali e tecnici non rientravano fra le attività che hanno dovuto chiudere, quindi in parte si è continuato a lavorare anche da remoto. Tuttavia, resta il fatto che moltissimi cantieri sono stati interrotti, ma soprattutto la Pubblica Amministrazione, in numerosi casi, andando in smart working si è fermata, prendendosi una specie di diritto a non rispondere che ha riguardato molti funzionari pubblici.

Questo è il danno maggiore, perché ha impedito l’avanzamento di molti progetti, consulenze e perizie: se le imprese si fermano e le Pubbliche Amministrazioni non sono efficienti, ne fa le spese la nostra categoria.

Le conseguenze sui nostri redditi saranno importanti, ma si vedranno non tanto nell’anno in corso quanto nel prossimo, perché il nostro non è un comparto in cui i pagamenti sono immediati.

Attualmente scontiamo la stessa situazione di incertezza successiva alla crisi Lehman Brothers del 2008, quando molte imprese, preoccupate dal futuro, hanno bloccato i pagamenti. A questo si aggiunge il fatto che noi Professionisti siamo soggetti a delle assurdità come la ritenuta d’acconto del 20%, un retaggio del passato che va assolutamente eliminato”.

“S&A”: “Come Presidente del CNI, che riscontri ha avuto dagli Studi di Ingegneria sulle modalità di lavoro agile adottate nel periodo di quarantena?”.

“AZ”: “Lo smart working è un ambito in cui gli Ingegneri erano già all’avanguardia in questo Paese anche prima dell’inizio di questa emergenza, quindi si tratta di una transizione che non ha creato particolari problemi, anche per quanto riguarda le nostre organizzazioni.

Siamo passati con molta naturalezza alla videoconferenza, sebbene questa modalità non sia immune da problemi, come l’eccessiva lunghezza delle sessioni, e non sempre possa sopperire alla necessità e all’importanza dell’incontro fisico tra gli interlocutori.

In ogni caso, si tratta di una modalità a cui abbiamo fatto ricorso in condizioni di emergenza e con i mezzi a nostra disposizione, ma poter usufruire di incentivi per adeguarla e perfezionarla sarebbe senz’altro positivo.

C’è anche da dire che in questo periodo sono stati rimessi in discussione elementi che in precedenza erano parsi intoccabili, come ad esempio il ruolo centrale delle città nella concentrazione di ricchezze e di attività.

Con lo smart working e un mutamento complessivo delle abitudini di lavoro, si può tentare invece di ridare vita a centri più piccoli e borghi di interesse storico, precedentemente interessati da un progressivo spopolamento: questo è un altro argomento che abbiamo affrontato nel nostro dialogo con le Istituzioni”.

“S&A”: “Pensa che lo smart working potrà occupare, anche dopo la fine dell’emergenza, una quota sempre più ampia nel lavoro delle Società di Ingegneria e, più in generale, degli Studi tecnici? Come cambierà la professione alla luce di ciò e quali saranno le principali problematiche da affrontare?”.

“AZ”: “Prevedo uno scenario che porterà a una riorganizzazione degli studi, con un miglioramento dei rapporti internazionali che ci potrà rendere più competitivi.

È necessario attrezzarsi in tal senso sia con delle regole che con la formazione specifica degli operatori. Un’altra sfida importante sarà quella di mettere in risalto le eccellenze del nostro Paese ed evitare la migrazione professionale, che attualmente vede molti giovani dell’Italia centro-meridionale proseguire dopo la Laurea triennale il loro percorso nei grandi atenei del Nord per il biennio di specializzazione, drenando risorse intellettuali.

La sfida sul piano formativo va raccolta quindi immediatamente, insieme agli altri ordini professionali e anche alle nostre casse, che devono comprendere come l’attrattività degli ordini presenti vantaggi anche per loro in termini di contribuzione economica, creando un circolo virtuoso”.

Ingegneri
3. (Photo credit: www.accredia.it)
“S&A”: “Nel vostro recente Convegno su opere pubbliche e territorio è stato affrontato il tema dell’invecchiamento delle infrastrutture e dei fenomeni di degrado: può dirci quali considerazioni ne siano scaturite al fine di aumentare la sicurezza della rete viaria nazionale?”.

“AZ”: “Già all’indomani del crollo del viadotto Polcevera – che mi pare ingiusto associare al nome del suo Progettista, tra i più prestigiosi dell’ingegneria italiana, non avendone responsabilità – dopo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva inviato una nota ad Amministrazioni e Gestori richiedendo informazioni sullo stato di salute dei viadotti, evidenziammo la necessità di una standardizzazione di questi dati, in modo da poterli utilizzare e renderli utili a un dosaggio delle risorse.

L’allora Ministro Toninelli ci invitò successivamente in una task force, in cui abbiamo iniziato a costruire un percorso di informazione, con delle schede che prevedevano la partecipazione di soggetti pubblici e privati.

Ci fu un primo passaggio dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici su questo lavoro, ma poi si è creato l’archivio delle opere pubbliche. Soprattutto abbiamo dato un grosso contributo alle Linee Guida per il monitoraggio dei ponti esistenti, per cui oggi sono disponibili soluzioni tecnologicamente avanzate, con sistemi di controllo da remoto che permettono di capire anche se un intervento ha migliorato realmente le caratteristiche di una struttura.

Credo quindi che ci siano gli elementi per avviare un percorso virtuoso in questo ambito. Inoltre, il fatto che il tema delicato della salvaguardia delle costruzioni venga affrontato in maniera puntuale e cogente dall’Italia, destinandovi risorse, è sicuramente positivo”.

“S&A”: “Per le attività di vigilanza dello stato conservativo dei viadotti, il processo di monitoraggio delle infrastrutture presuppone competenze qualificate. Ritiene che le professionalità – Ingegneri in primis – siano preparate e soprattutto sufficienti per poter affrontare quanto richiesto?”.

“AZ”: “Il mondo degli ordini viene spesso accusato di fare troppa formazione, soprattutto in ambito strutturale e delle costruzioni, trascurando altri aspetti. Devo dire che, già dal terremoto dell’Irpinia e di successivi eventi sismici, la categoria ha una competenza sulle strutture esistenti che non ha eguali se non in Germania, in Giappone e sulla costa occidentale degli Stati Uniti.

Noi, tuttavia, abbiamo una particolarità che spesso non viene messa in adeguata evidenza, ed è quella di saper intervenire su fabbricati storici o antichi. Le competenze, quindi, ci sono: vanno solo rese visibili e immissibili sul mercato.

L’aspetto della certificazione delle competenze – avviata alcuni anni fa dal CNI, che da allora è riconosciuto come Organismo di accreditamento da Accredia – è fondamentale in questo senso”.

“S&A”: “Accanto al CUP presieduto da Marina Calderone, lei è impegnato in una battaglia per la sburocratizzazione e il rilancio del Paese e, sempre in questo periodo di ripartenza dopo il lockdown, ha sottolineato come manchi ancora un piano in questo senso. Che riscontri avete avuto sino ad ora dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali?”.

“AZ”: “Ho visto la Ministra Catalfo molto interessata ad alcune proposte: abbiamo chiesto di poter eseguire in modalità a distanza gli aggiornamenti per i corsi sulla sicurezza nei cantieri, per mettere i Professionisti in condizione di continuare a operare senza interruzioni, e il riscontro è stato immediato.

A breve dovrebbe aprirsi un tavolo anche per altri aspetti legati alla sicurezza sul lavoro, che rivestono una grande importanza. Sul tema della sburocratizzazione il percorso è più complicato, e lo abbiamo visto anche con questi ultimi provvedimenti.

Il problema è che la politica si affida a una categoria, quella appunto dei burocrati, che spesso sono più interessati all’aspetto della procedura che al raggiungimento del risultato.

Ministero della Giustizia
4. (Photo credit: www.teknoring.com)

Anche agli Stati Generali abbiamo ribadito al Presidente Conte l’invito a far scrivere le Norme da noi Tecnici, anziché dal sistema burocratico, perché abbiamo le competenze e le strutture per farlo, ma anche un disperato bisogno di Norme che funzionino davvero.

Si tratta comunque di un problema ormai cronico, che si trascina dai tempi della Legge Merloni, più orientata a definire criteri procedurali che a trovare un sistema di semplificazione, perché lo scopo era la lotta alla corruzione.

Ma l’applicazione delle Norme è un aspetto ancora più importante delle Norme stesse, e richiede competenze che spesso nel personale delle Amministrazioni Pubbliche, caratterizzato da un’età media sempre più elevata, non sono adeguatamente aggiornate.

Deve verificarsi quindi un passaggio dalla Normativa prescrittiva in tutti i casi a Norme chiare e prestazionali fissate dallo Stato, che lascino la possibilità ai professionisti di mettere in campo le proprie conoscenze e competenze tecniche.

Allo stato attuale, invece, gli stessi professionisti sono spesso costretti a inseguire gli obblighi normativi, limitandosi alla mera applicazione e impiegando quindi in modo improprio le loro caratteristiche”.

“S&A”: “La Struttura Tecnica Nazionale del Consiglio Nazionale degli Ingegneri collabora con la Protezione Civile: quali sono le vostre attività a supporto delle emergenze e per la prevenzione di calamità naturali?”.

“AZ”: “Abbiamo creato la Struttura perché avevamo già delle convenzioni con la Protezione Civile, che proseguono tuttora e consistono in attività di formazione dei professionisti specializzati nella verifica di fabbricati nell’immediata fase post-terremoto, al fine di valutare i tempi di rientro nelle abitazioni, consentendo quindi allo Stato un risparmio economico importante.

Quando si verificano eventi catastrofici, noi interveniamo con squadre che redigono schede standardizzate per dare indicazioni sulla sicurezza delle costruzioni.

In generale, diamo un contributo tecnico-scientifico alla redazione di Norme, proposte e organizziamo convegni, ma l’idea è anche di partecipare all’Organismo nazionale di Protezione Civile.

Tutto questo prevede un’organizzazione molto importante di volontari di altissima qualificazione, in grado di intervenire nel giro di 24 ore. Le professioni attive nella Rete sono attualmente quattro, ma in prospettiva contiamo di coinvolgerne anche altre”.

formazione
5. (Photo credit: www.certing.it)

Curriculum Vitae di Armando Zambrano

Nasce a Mercato San Severino (SA) il 13/09/1952 ed è coniugato e padre di tre figlie, di cui due Ingegneri.

Si laurea a 23 anni, nel 1976, con lode in Ingegneria Civile Edile presso l’Università Federico II di Napoli, con una tesi sperimentale sull’attrito negativo dei pali di Fondazione di edifici. Si iscrive quindi all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Salerno nel 1977.

Dal 1977 svolge attività di Libero Professionista con Studio tecnico in Salerno, nel campo di progettazione, direzione lavori, collaudi e sicurezza di opere pubbliche e private e urbanistica.

Tra le attività più importanti vi sono la direzione lavori dell’area industriale di Buccino, i piani regolatori e di recupero di alcuni comuni del Salernitano, la progettazione di edifici per abitazione, scuole, case comunali e ospedali in Campania, le funzioni di Ingegnere Capo di interventi di edilizia sanitaria, ecc..

Dal 2011 è Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Direttore Responsabile del giornale “L’Ingegnere Italiano”.

Dal 2013 è anche Coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche (Consigli Nazionali degli Ordini e Collegi Nazionali degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori – Chimici – Dottori Agronomi e Dottori Forestali – Geologi – Geometri e Geometri Laureati – Ingegneri – Periti Agrari e Periti Agrari Laureati – Periti Industriali e Periti Industriali Laureati – Tecnologi Alimentari).

Dal 2014 è Componente del Consiglio Direttivo ACCREDIA (Ente Nazionale per l’Accreditamento) e dal 2013 al 2016 è stato Vice Presidente di UNI (Ente Nazionale di Unificazione Normativa).

È stato componente:

  • della Cabina di Regia Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche;
  • della Commissione sulla digitalizzazione degli appalti pubblici istituita con Decreto del il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti;
  • del Gruppo di Lavoro della Regione Campania per la costituzione di un sistema regionale di presidio idraulico e idrogeologico del territorio;
  • del Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino Destra Sele Regione Campania.

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