Share, , Google Plus, LinkedIn,

Print

Giorgia Meloni: “Verificheremo con l’Unione europea come aggiornare il Pnrr”

In videocollegamento con i sindaci, la presidente del Consiglio fa il punto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e annuncia interventi sulla norma che definisce l’abuso di ufficio.

La presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni è intervenuta in videocollegamento all’assemblea dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), in corso a Bergamo, ed è stata soprattutto l’occasione per fare il punto su come l’esecutivo intenda muoversi rispetto ai fondi europei del Next generation EU e al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che ne delinea le destinazioni.

“Dobbiamo verificare con l’Ue le misure più idonee ad aggiornare il Pnrr”. Meloni, pur cautamente, conferma la linea di una revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, annunciata in campagna elettorale.

“Come ha detto il presidente Mattarella”, ricorda la presidente, “il Pnrr è un appuntamento che l’Italia non può eludere, una straordinaria opportunità per modernizzare l’Italia: perché le risorse non rimangano sulla carta sono importanti Comuni, Province e Regioni. Il Governo è pronto a fare tutto il possibile per consentire ai Comuni di svolgere il ruolo al meglio. Negli ultimi anni sono stati fondamentali per le opere pubbliche, senza più l’intermediazione delle Regioni: un’innovazione importante ma anche una sfida, e i Comuni hanno bisogno del sostegno dello Stato”.

“Oggi – prosegue – siamo nella fase in cui siamo chiamati ad affrontare concretamente l’avvio dei cantieri per questo ovviamente è necessario accelerare l’iter di approvazione dei progetti e rilascio dei pareri, è un tema enorme: siamo assolutamente aperti a ogni contributo utile. Nel passaggio tra assegnazione e utilizzazione delle risorse ovviamente come era inevitabile emergono tutti i problemi di sistema di regole rigide frammentate e complesse. Servono norme certe, semplici, stabili”.

“Il Pnrr assegna ai Comuni 40 miliardi di euro per la rigenerazione urbana – aggiunge –  Il governo ha immediatamente riattivato a Palazzo Chigi la cabina regia su Pnrr. Nei primi incontri con le amministrazioni emersa la necessità di maggiore coordinamento, collaborazione più forte fra il governo, la filiera istituzionale e i corpi intermedi: serve lavoro di squadra, collaborazione strutturale per risolvere le criticità in tempo reale e arrivare all’obiettivo”.

La premier sottolinea poi la necessità di “mettere i comuni in condizione di gestire alcuni servizi”, per esempio “sui fondi di coesione abbiamo avviato un monitoraggio: vanno inseriti in una programmazione più organica che dia alla nazione una visione strategica complessiva”. 

La presidente del Consiglio si rivolge alla platea assicurando di “credere fermamente nel ruolo dei sindaci, non è piaggeria: nella relazione programmatica al Parlamento qualche settimana fa ho detto che fra le priorità del governo c’è proprio quello di dare una nuova centralità ai comuni d’Italia”, sui quali “si fonda l’identità italiana. I sindaci, oggi più di ieri, sono in prima fila nell’impegno politico, svolgono il lavoro più difficile in ambito istituzionale”. 

Anche per questo, “penso sia arrivato il momento di affrontare il tema della responsabilità dei sindaci: bisogna definire meglio a partire dall’abuso d’ufficio le norme penali per i pubblici amministratori che oggi hanno un perimetro così elastico che” lasciano spazio a “interpretazioni troppo discrezionali”. C’è insomma una “paura della firma” che “inchioda la nazione”.

Un altro passaggio dell’intervento di Giorgia Meloni riguarda la “spada di Damocle” del caro-energia: “Drena risorse, gli interventi per calmierare ci costano circa 5 miliardi di euro al mese: stiamo studiando le proposte arrivate, se non interverrà la commissione europea sarà difficile fare fronte a questi costi”.

Intanto, comunque, “per i Comuni su questa materia abbiamo stanziato circa 530 milioni di euro” poi c’è “una serie di altri interventi” come il fondo di solidarietà comunale, il sostegno ai servizi sociali comunali e agli asili nido, il contributo “che diventa strutturale e a regime e non più una tantum di 110 milioni sul minor gettito Tasi”.

Share, , Google Plus, LinkedIn,