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Torino-Lione, con tre bandi aperti lavori per 150 milioni sul versante italiano del tunnel

Photo credit: Veritav

L’attività dell’Osservatorio nel frattempo non è mai ripartita: manca ancora la nomina ufficiale da parte della presidenza del Consiglio dei ministri

Riportiamo un articolo di Filomena Greco scritto per Edilizia e Territorio relativo a due bandi per lavori gestiti da Sitaf (Autostrada A32) e uno da Telt per il collegamento internazionale.

Lavori per 150 milioni sul versante italiano della Torino-Lione. Sono tre i bandi aperti per la realizzazione di altrettanti interventi, uno in capo a Telt, la società partecipata da Italia e Francia incaricata di realizzare il collegamento internazionale, e due invece gestiti da Sitaf, responsabile dell’autostrada A32, con i lavori al via tra la fine del 2020 e il 2021.

I cantieri al via

A gennaio sono scaduti i termini per la gara – valore 64,3 milioni di euro – utile a individuare chi realizzerà il futuro svincolo della Maddalena: servirà per la viabilità dedicata al futuro cantiere di scavo del tunnel di base e, una volta conclusi i lavori, resterà come accesso all’area di Chiomonte. Sitaf sta esaminando le offerte arrivate per procedere all’assegnazione, con lavori che andranno avanti per almeno due anni e mezzo.

Il secondo fronte è rappresentato dagli interventi per realizzare il nuovo autoporto per un valore di circa 47 milioni.

In questo caso il bando si chiuderà tra dieci giorni, il 16 marzo prossimo, e prevede la realizzazione di una infrastruttura da 68mila metri quadri tra la A32 e la Statale del Moncenisio a cavallo dei comuni di San Didero e Bruzolo, in Valsusa, destinata a parcheggio per i mezzi pesanti, truck station per i mezzi che necessitano di collegamenti elettrici, un’area di servizio e un nuovo posto di controllo centralizzato.

I lavori dureranno circa due anni. Il terzo fronte, direttamente gestito da Telt, è relativo alla ripresa dei lavori nel cantiere storico di Chiomonte. Dopo l’assegnazione al raggruppamento italo-svizzero-francese dei lavori per realizzare 23 nicchie all’interno del tunnel della Maddalena – che da galleria geognostica si trasformerà in via di accesso allo scavo del tunnel di base– ora è in corso la fase di progettazione esecutiva. I lavori, che valgono 40 milioni, inizieranno tra fine 2020 e inizio 2021 e dureranno 19 mesi.

Il tunnel di base

Sono due le procedure di gara avviate l’anno scorso per l’assegnazione dei lavori di scavo del tunnel di base in territorio francese e italiano. Entro ottobre, in particolare, Telt consegnerà i capitolati dei lavori (valore un miliardo) a quelle imprese che si sono candidate a realizzare lo scavo sul lato italiano e che sono state considerate idonee a partecipare alla gara. Lo stesso passaggio è già stato attuato per il lato Francia, procedura da 2,3 miliardi che ha circa sei mesi di vantaggio rispetto all’iter per i lavori in Italia.

L’Osservatorio

L’attività dell’Osservatorio sulla Torino-Lione nel frattempo non è mai ripartita. Dopo la proposta da parte del ministero dei Trasporti, di nominare il prefetto di Torino a capo dell’Osservatorio, manca ancora la nomina ufficiale da parte della presidenza del Consiglio dei ministri.
L’Osservatorio funziona come una sorta di “camera di compensazione” tra grande opera e amministrazioni locali.

«È urgente avere un organismo insediato e funzionante – sottolinea Paolo Foietta, ex presidente dell’Osservatorio e oggi a capo della delegazione italiana nella commissione intergovernativa sulla Torino-Lione – per rimettere in moto la progettazione per la tratta italiana dell’opera e per lavorare sulle compensazioni».

Il Cipe, aggiunge Foietta, «ha chiesto di procedere nella progettazione nel 2017, poi tutto si è bloccato con il precedente governo e la procedura non è mai ripartita, si sono persi due anni, l’Italia potrebbe puntare a ottenere fino al 50% di cofinanziamento europeo».

Sul territorio, poi, ci sono situazioni come quella di Salbertrand, comune che dovrà ospitare la futura fabbrica dei conci, e Torrazza Piemonte, a cui sarà destinato lo “smarino” – materiale di scavo inerte non impiegato per la fabbricazione dei rivestimenti per la galleria del tunnel – che richiederebbero una mediazione con le comunità locali.

Intanto nell’area di Salbertrand si sono concluse le campionature per analizzare la natura dei cumuli di materiale di scarto presenti e programmare la futura rimozione. Una fase che precede gli espropri e le occupazioni temporanee dei terreni.