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Smart road, Big data e algoritmi per una mobilità 5G

(come riportato da Carlo Argeni su Le Strade dell’Informazione)

Le strade diventano ecosistemi di trasporto intelligenti grazie anche all’IoT

Le strade sempre più ecosistemi popolati da piattaforme IoT (Internet of Things) in grado di integrare i vari sistemi di trasporto intelligenti. Non solo, quindi, quelli che consentono ai veicoli di comunicare tra di loro e con l’infrastruttura.

ll flusso continuo dei Big data e gli algoritmi che analizzano le info acquisite consentono di prevedere i flussi veicolari in determinate fasce orarie e giorni specifici. Addirittura di effettuare calcoli probabilistici sull’incidentalità che potrebbe verificarsi a certe condizioni di traffico.

Una funzione predittiva da non sottovalutare perché concorre alla programmazione delle azioni di contrasto al fenomeno dell’incidentalità.

L’Artificial Intelligence (IA) e l’attività di Data analysis contribuiscono, inoltre, a migliorare e ottimizzare la gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture stradali. 

La Digital transformation rimodella la gestione complessiva della mobilità grazie (anche) all’inarrestabile aumento di dispositivi connessi (entro il 2023, si stima, saranno 48,9 miliardi in tutto il mondo).

Se si considera che in rete si “consumano” circa 60 Gb/mese per personal computer (secondo “Cisco Complete VNI 2018”) risulta evidente l’importanza di disporre di adeguate infrastrutture tecnologiche. 

La Commissione Ue ha adottato, ultimamente, una decisione vincolante per l’armonizzazione della banda 5.9 Ghz al fine di migliorare la sicurezza delle Smart road e delle reti ferrate urbane dell’Unione. L’ITS (Intelligent Transport Systems) comprende sistemi stradali, trasporto su gomma e trasporto ferrato in grado di scambiare informazioni sulla circolazione con altri veicoli, con i gestori delle strade e quant’altri interessati.

L’Europa continua a delineare il quadro strategico per la sicurezza stradale per il periodo 2020-2030 e punta, decisamente, sulla mobilità connessa e automatizzata. 

Da segnalare, in questa prospettiva, il progetto “Smart Urban Mobility Management” realizzato dall’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale e da TIM, in collaborazione con il Cnit (Consorzio Nazionale Interuniversitario delle Telecomunicazioni, Unità di ricerca presso l’Università di Roma Tor Vergata).

Finanziato con i Fondi Sviluppo e Coesione 2014-2020, si è classificato al primo posto al Bando del MISE per la sperimentazione, la ricerca applicata ed il trasferimento tecnologico attraverso le reti cellulari 5G in ambito urbano.

Si realizzerà nel comune di Artena (città metropolitana di Roma) un sistema per l’analisi della mobilità e delle interazioni con il territorio di riferimento grazie all’uso di sensoristica e telecamere supportate da algoritmi basati su Reti neurali (un modello computazionale composto di “neuroni” artificiali, ispirato dalla rete neurale biologica) per riconoscere i soggetti e oggetti inquadrati, sfruttando le potenzialità dell’Edge computing (un modello di calcolo distribuito nel quale l’elaborazione dei dati avviene il più vicino possibile a dove i dati sono prodotti) e della connettività 5G.

Il termine 5G, lo rammentiamo, sta per “quinta generazione” e definisce tecnologie di telefonia mobile e connessione a Internet veloci e potenti.