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Cinture di sicurezza posteriori, multe raddoppiate. Ecco perché gli italiani non le allacciano

(come riportato da Alessio Ribaudo su Il Corriere della Sera)

Per i dati elaborati in esclusiva dalla Stradale per il Corriere, nel 2019 le città dove sono state comminate più multe sono Catania, Padova e Bologna. La docente di psicologia: «Rapporto difficile con le regole, presunti fastidi e sensazione di onnipotenza»

Lo scorso anno, ogni 4,8 minuti, un automobilista è stato multato in Italia dalla polizia stradale perché non indossava le cinture di sicurezza.

C’è di più: i verbali sono stati il 9,5 per cento in più rispetto al 2018. Eppure, dal 1988 esiste l’obbligo per quelle anteriori e, dal 2006, per quelle posteriori. Si stima che questi dispositivi, in 60 anni, abbiano salvato la vita del 27 per cento delle persone coinvolte in incidenti gravi.

Secondo l’Automobile club d’Italia (Aci) nel nostro Paese «si potrebbero evitare oltre 300 vittime l’anno se tutti utilizzassero le cinture correttamente». Secondo i dati elaborati in esclusiva dalla Stradale per il Corriere della Sera, i «pizzicati» per questa infrazione sono stati 107.825.

In buona sostanza è come se tutti i cittadini di Forlì, Vicenza o Terni fossero stati sanzionati: neonati inclusi. In termini assoluti è stata la seconda infrazione più comminata, dietro solo all’eccesso di velocità (717.723, +36,9%) che, a onor del vero, è più semplice da «beccare» grazie ai misuratori elettronici.

L’allarme per le cinture posteriori

I dati sulle cinture sono preoccupanti e, negli ultimi tempi, la Stradale sta conducendo, da Bolzano a Catania, operazioni mirate per controllare se tutti gli occupanti delle auto indossano le cinture. In particolare, nel 2019, c’è stata un’impennata d’infrazioni per i passeggeri posteriori rispetto allo scorso anno: sono quasi raddoppiati.

Sono stati controllati 166 mila veicoli, in 22.275 posti di blocco disposti in 17 città: da Torino a Milano, passando per Genova, Firenze, Roma, Cagliari, Napoli e Palermo.

In testa a questa poco virtuosa classifica c’è Catania, seguita da Padova e Bologna. Se si guarda invece ai verbali per i dispositivi «alterati o ostacolati», sempre secondi i dati della Stradale, al primo posto c’è Trieste, poi Torino e L’Aquila.

Una distribuzione geografica che manda in soffitta gli stereotipi su queste odiosa infrazione commessa «solo» nel Sud Italia. «Non esiste area geografica immune da questa infrazione — spiegano dalla Stradale — e queste persone non calcolano che non indossarle comporta un elevato rischio di morte non solo per il possibile violento urto frontale contro il retro del sedile anteriore o laterale contro i finestrini ma non è infrequente che, al momento dell’impatto, si venga sbalzati fuori dall’abitacolo a causa della pressione e del peso che fa aprire le portiere».