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Commissione Giustizia del Senato sullo “Sblocca Cantieri”: abolire Albo Commissari Anac

(come riportato da Mauro Salerno su Edilizia e Territorio)

Abolire senza troppi indugi l’Albo dei Commissari di gara affidato alla gestione dell’Anac, congelato fino a metà a luglio in attesa delle novità del Decreto “Sblocca cantieri”. La richiesta arriva dalla Commissione Giustizia del Senato con il parere sul Dl 32/2019 inviato alle Commissioni riunite Lavori pubblici e Ambiente di Palazzo Madama.

Nel parere sul provvedimento, la Commissione Giustizia approva la norma, contenuta nel Decreto, che consente alle stazioni appaltanti di nominare Commissari di gara interni nel caso di disponibilità insufficiente di iscritti nell’elenco gestito dall’Anticorruzione, come peraltro richiesto proprio dall’Anac. Ma chiede anche di andare oltre. Perché anche questa misura «di sicura agevolazione per le stazioni appaltanti» potrebbe «non essere sufficiente per garantire una reale semplificazione».

Di qui la richiesta di valutare l’opportunità di «procedere a una soppressione totale dell’Albo dei Commissari presso l’Anac». I Senatori della Commissione Giustizia segnalano che l’Albo dei Commissari di gara è «da molti ritenuto più una disposizione di favore per i tecnici esterni, piuttosto che una efficace misura anticorruzione». Inoltre, continua il parere, nominare Commissari indipendenti per l’assegnazione delle gare «produce comunque rallentamenti e complicazioni nel procedimento di gara che in un’ottica di bilanciamento costi-benefici potrebbe non risultare giustificata».

Insieme alla richiesta di abolire l’Albo dei Commissari Anac, la Commissione Giustizia chiede anche di fare molta attenzione al caos normativo che potrebbe seguire alla scelta di archiviare la soft law di Cantone con un nuovo regolamento «unico» che unico, in realtà, non sarebbe, con conseguenti rischi di disorientamento per stazioni appaltanti e imprese. «La scelta di tornare al Regolamento unico – scrive ora la Commissione Giustizia – appare opportuna, perché la soft law non ha dato buona prova di sé. Se, da un lato, i provvedimenti di soft law si caratterizzano per un maggior grado di flessibilità e di capacità di adattamento all’evoluzione delle fattispecie operative, dall’altro lato rischiano di generare maggiore incertezza sia in termini di dettaglio delle regole, sia in merito alla relativa portata prescrittiva». Dunque ben venga il nuovo regolamento. Ma occhio a far sì che sia davvero «unico». Mentre la disposizione attualmente contenuta nel Decreto “Sblocca cantieri” si limita a sostituire i pochi «provvedimenti attuativi ivi elencati». «Se così intesa, la disposizione – sei legge ancora nel parere – a dispetto della ratio del provvedimento e della qualificazione del Regolamento – può portare a una complicazione anziché a una semplificazione della disciplina, in quanto il Regolamento non sarebbe affatto “unico”, ma si andrebbe ad affiancare ai numerosi ulteriori atti attuativi previsti in altre norme del Codice».

Una soluzione al problema in realtà è già in campo. Il Ministero delle Infrastrutture ha infatti presentato un emendamento che raccoglie le obiezioni della Commissione Giustizia.