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Slitta il decreto sul Bim, commissione divisa

Tempi più lunghi per il decreto sul Bim. Il provvedimento che dovrà stabilire il calendario per l’introduzione dell’obbligo di usare il nuovo sistema nel mondo degli appalti pubblici sta avendo una gestazione più travagliata del previsto. La commissione del ministero delle Infrastrutture che si sta occupando di scriverlo, infatti, non trova la quadra almeno su tre punti: il riferimento alle norme Uni, l’inserimento di requisiti di qualificazione per le Pa e un ritocco delle modalità di entrata in vigore. Rispetto alle previsioni, allora, la scadenza di fine febbraio è stata mancata. Bisognerà aspettare qualche settimana ancora, prima di vedere il testo pubblicato per una fase di consultazione del mercato.

I punti sui quali è in atto uno scontro sono soprattutto tre. Il primo è legato all’indicazione all’interno del decreto di un riferimento alle norme Uni in materia di Bim. Per i favorevoli, si tratta di un riferimento semplicemente volontario, che serve a collegarsi a una norma tecnica che, al momento, rappresenta l’esempio più avanzato presente nel panorama italiano. Per i contrari, si tratta di un riferimento inopportuno, perché le norme Uni nascono in ambito privato, mentre il decreto Bim dovrà essere il parametro pubblico per il nuovo obbligo.

La seconda questione riguarda le modalità di entrata in vigore dell’obbligo. Il principio sul quale si è ragionato finora è che le opere di importo più alto e quelle più strategiche dovranno passare dal Bim seguendo un calendario progressivo: una fase iniziale di tre anni, una fase transitoria di altri due anni e una fase “matura”. Non è stato, però, considerato un elemento: la tipologia di stazione appaltante. In altre parole, l’obbligo di utilizzare il Bim dovrebbe essere modulato anche sulla base delle competenze delle amministrazioni. Partendo, magari, prima da quelle centrali per poi passare agli enti locali, considerando anche la loro dimensione e le capacità organizzative. Alcune richieste puntano a integrare il decreto con correzioni su questo fronte.

E veniamo, così, al terzo punto: la qualificazione delle amministrazioni. Tra i requisiti da rispettare per poter utilizzare il Bim, nel testo del decreto, potrebbe essere inserito anche un elemento collegato all’organizzazione: il rispetto delle norme Iso 9001, che sono certificazioni legate al sistema di gestione. Le amministrazioni dovrebbero necessariamente ottenere questo riconoscimento per utilizzare il Bim. Da un lato, si tratterebbe di un modo per migliorare il livello qualitativo della Pa. Dall’altro, potrebbe essere visto come un onere eccessivo a carico delle amministrazioni. Non pesano, però, solo i problemi di forma. C’è anche un ostacolo di sostanza: un intervento di questo tipo, legato alla qualificazione della Pa, andrebbe oltre i limiti della delega conferita dal Codice appalti.

Al di là del merito, del quale si discuterà nei prossimi giorni, questi contrasti stanno allungando i tempi rispetto alle previsioni. A gennaio, infatti, c’era stata un’accelerazione nei lavori sul testo che aveva fatto pensare di chiudere per la fine di febbraio una prima bozza. Adesso, l’asticella è stata spostata in là e bisognerà aspettare almeno fino a metà marzo per arrivare a definire il provvedimento. A quel punto, però, il lavoro non sarà completo perché bisognerà passare da una fase di consultazione: il ministero, infatti, ha deciso che un provvedimento così strategico sarà prima sottoposto al giudizio del mercato. Solo dopo la consultazione si passerà al via libera finale. I tempi, insomma, stanno slittando di parecchio.