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Libro bianco Juncker: preoccupazione di regioni ed enti locali

“L’inizio di un processo” che, dopo Brexit, deve permettere di aprire “un capitolo nuovo” attraverso “un dibattito ampio e onesto”: a parlare è il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, che il 1° marzo ha presentato il suo ‘Libro bianco’ sul futuro dell’Ue (cfr. “Regioni.it n. 3112). Secondo l’ex primo ministro lussemburghese, intervenuto all’Europarlamento a Bruxelles, nel documento sono esaminate “le principali sfide e opportunità per l’Europa nel decennio a venire”.

L’assunto è che, a 60 anni dalla nascita del progetto comunitario e in attesa che si definiscano le tappe della Brexit, l’Ue deve “prendere in mano il proprio destino ed elaborare una visione per il futuro”. Il ‘Libro bianco’ è stato presentato come “un contributo” in vista del vertice di Roma del 25 marzo, occasione per celebrare i 60 anni del trattato istitutivo della Comunita’ economica europea (Cee).

Tra gli scenari ipotizzati da Juncker un’Europa che si “concentra di nuovo” sul mercato unico a partire dal presupposto che i ventisette “non sono in grado di trovare un terreno d’intesa in un numero crescente di ambiti”. Il ‘Libro bianco’ è tratteggiato anche lo scenario dell’Europa a più velocita’, “dove coloro che vogliono fanno di più” insieme, nei settori della difesa o della moneta unica, senza essere bloccati dagli altri Stati membri.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Sono trascorsi 60 anni da quando i padri fondatori dell’Europa hanno deciso di unire il continente con la forza del diritto, piuttosto che con le forze armate. Possiamo andare fieri di quanto abbiamo realizzato da allora. Il nostro giorno peggiore del 2017 sarà in ogni caso di gran lunga migliore rispetto a uno qualsiasi dei giorni che i nostri antenati hanno trascorso sul campo di battaglia. Con il 60° anniversario dei trattati di Roma è giunto il momento per un’Europa unita a 27 di definire una visione per il futuro. È il momento della leadership, dell’unità e della volontà comune. Il Libro bianco della Commissione presenta una serie di percorsi diversi che l’UE unita a 27 potrebbe scegliere di seguire. È l’inizio del processo, non la fine, e spero che adesso verrà avviato un dibattito onesto e di vasta portata. Una volta definita la funzione, la forma seguirà. Il futuro dell’Europa è nelle nostre mani.”

Mentre altre parti del mondo si espandono, la popolazione e il peso economico dell’Europa diminuiscono. Entro il 2060 nemmeno uno degli Stati membri raggiungerà l’1% della popolazione mondiale, ragione pressante per restare uniti e ottenere maggiori risultati. La prosperità dell’Europa, forza globale positiva, continuerà a dipendere dalla sua apertura e dai forti legami con i partner.
Il Libro bianco delinea cinque scenari, ognuno dei quali fornisce uno spaccato di quello che potrebbe essere lo stato dell’Unione da qui al 2025, a seconda delle scelte che l’Europa effettuerà. Gli scenari, che contemplano una serie di possibilità e hanno carattere illustrativo, non si escludono a vicenda né hanno pretese di esaustività.

Scenario 1: Avanti così – Nello scenario che prevede di proseguire sul percorso già tracciato, l’UE a 27 si concentra sull’attuazione del suo programma positivo di riforme, in linea con lo spirito degli orientamenti della Commissione Un nuovo inizio per l’Europa del 2014 e della dichiarazione di Bratislava concordata da tutti i 27 Stati membri nel 2016. In base a questo scenario, entro il 2025:
– gli europei guideranno automobili automatizzate e connesse, ma potranno incontrare problemi all’attraversamento delle frontiere a causa del persistere di ostacoli giuridici e tecnici;
– nella maggior parte dei casi gli europei attraverseranno le frontiere senza essere sottoposti a controlli; a causa del rafforzamento dei controlli di sicurezza sarà necessario recarsi all’aeroporto o alla stazione ferroviaria con largo anticipo sull’orario di partenza.
Scenario 2: Solo il mercato unico – L’UE a 27 si rifocalizza progressivamente sul mercato unico poiché i 27 Stati membri non riescono a trovare un terreno comune in un numero crescente di settori. In base a questo scenario, entro il 2025:
– i controlli periodici complicheranno l’attraversamento delle frontiere per motivi di lavoro o per turismo; sarà più difficile trovare lavoro all’estero e il trasferimento dei diritti pensionistici verso un altro Stato non sarà garantito; chi si ammalerà all’estero sarà costretto a pagare fatture mediche elevate;
– gli europei sono restii a utilizzare automobili connesse a causa dell’assenza di norme e di standard tecnici a livello dell’UE
Scenario 3: Chi vuole di più fa di più – L’UE a 27 continua secondo la linea attuale, ma consente agli Stati membri che lo desiderano di fare di più assieme in ambiti specifici come la difesa, la sicurezza interna o le questioni sociali. Emergeranno una o più “coalizioni di volenterosi”. In base a questo scenario, entro il 2025:
– 15 Stati membri istituiranno un corpo di polizia e un corpo di magistrati per contrastare le attività criminali transfrontaliere; le informazioni sulla sicurezza saranno scambiate in tempo reale e le banche dati nazionali saranno completamente interconnesse;
– le auto connesse sono di uso diffuso nei 12 Stati membri che hanno concordato di armonizzare le norme sulla responsabilità civile e gli standard tecnici.
Scenario 4: Fare meno in modo più efficiente – L’UE a 27 si concentra sul produrre risultati maggiori in tempi più rapidi in determinate aree politiche, intervenendo meno nei settori per i quali non se ne percepisce un valore aggiunto. L’attenzione e le risorse limitate sono concentrate su un numero ristretto di settori. In base a questo scenario, entro il 2025:
– un’Autorità europea per le telecomunicazioni sarà abilitata a liberare frequenze per i servizi di comunicazione transfrontalieri, come quelli utilizzati dalle automobili connesse. Essa inoltre tutelerà i diritti degli utenti di telefonia mobile e di internet, ovunque si trovino nell’UE;
– una nuova Agenzia europea per la lotta contro il terrorismo contribuirà a scoraggiare e prevenire gravi attentati grazie al monitoraggio e alla segnalazione sistematiche dei sospetti.
Scenario 5: Fare molto di più insieme – Gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti. Le decisioni di livello europeo vengono concordate più velocemente e applicate rapidamente. In base a questo scenario, entro il 2025:
– gli europei che desidereranno reclamare contro una proposta relativa a un progetto di turbina eolica finanziato dall’UE nella loro zona faticheranno a mettersi in contatto con l’autorità responsabile poiché saranno indirizzati alle competenti autorità europee;
– le automobili connesse circoleranno senza problemi in tutta Europa grazie a norme chiare applicabili in tutta l’UE; i conducenti possono rivolgersi a un’agenzia dell’UE responsabile di far rispettare le regole.

Il Libro bianco è – come si è detto –  il contributo della Commissione europea al vertice di Roma, in occasione del quale l’UE discuterà dei risultati ottenuti negli ultimi 60 anni ma anche del futuro nell’Unione a 27. Il Libro bianco segna l’inizio di un processo in cui l’UE a 27 deciderà il futuro dell’Unione. Per incoraggiare il dibattito, la Commissione europea, insieme al Parlamento europeo e agli Stati membri interessati, ospiterà una serie di dibattiti sul futuro dell’Europa che avranno luogo nelle città e nelle regioni del continente. La Commissione europea contribuirà al dibattito nei prossimi mesi con una serie di documenti di riflessione:
– sullo sviluppo della dimensione sociale dell’Europa;
– sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria sulla base della relazione dei cinque presidenti del giugno 2015;
– sulla gestione della globalizzazione;
– sul futuro della difesa europea;
– sul futuro delle finanze dell’UE.
Alla stregua del Libro bianco, i documenti di riflessione esporranno idee, proposte, opzioni e scenari diversi per l’Europa nel 2025, senza presentare, a questo stadio, decisioni definitive.

Il discorso del Presidente Juncker sullo stato dell’Unione nel settembre 2017 porterà avanti queste idee prima che il Consiglio europeo del dicembre 2017 possa trarre le prime conclusioni. Questo aiuterà a decidere una linea d’azione da attuare in tempo per le elezioni del Parlamento europeo del giugno 2019.

Il Libro bianco servirà ad orientare il dibattito tra i 27 capi di Stato o di governo e contribuirà a strutturare la discussione in occasione del vertice di Roma e ben oltre. Sarà inoltre utilizzato dalla Commissione come punto di partenza di un più ampio dibattito pubblico sul futuro del nostro continente.

La risposta delle Regioni e degli enti locali al libro bianco di Juncker arriva da Varsavia e non è certo entusiastica.  “Senza politiche di coesione l’Europa non ha futuro”. È questo, in sintesi, messaggio che arriva dalla capitale polacca, dove gli enti locali Ue e i governi dell’Europa orientale hanno chiesto che non si rinunci dopo il 2020 a una politica d’investimenti “fondamentale” per “supportare la crescita e creare posti di lavoro”.
“Il ‘Libro bianco’ sul futuro dell’Europa” presentato il 1° marzo dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, “ha destato alcune nostre preoccupazioni”, perché “per la prima volta” “mette in dubbio la necessità di avere delle politiche di coesione”, ha dichiarato Raffaele Cattaneo (presidente del Consiglio regionale lombardo) aprendo la riunione della commissione Politica di coesione territoriale e bilancio (Coter) del Comitato europeo delle regioni (CdR) da lui presieduta. Dopo un lungo dibattito che ha dovuto esaminare più di 200 emendamenti, la commissione ha approvato un progetto di parere che afferma la necessità di preservare e potenziare la politica di coesione europea dopo il 2020.

Il documento preparato dal tedesco del Ppe Michael Schneider, però, non ha soddisfatto tutti. Fra questi, anche i membri del Partito socialista europeo, guidati nell’occasione dalla sindaca di Riccia e capo delegazione Anci, Micaela Fanelli, autrice di 35 emendamenti. “Ho sostenuto con forza il rilancio della politica di coesione, la questione dei migranti, della disoccupazione giovanile e delle aree rurali”, spiega Fanelli, che, pur soddisfatta per l’impianto generale del testo, promette battaglia in plenaria ad aprile.”Non possiamo accettare che nella distribuzione dei fondi di coesione vengano premiati Paesi” che non ricollocano i migranti, ha rincarato la dose Marco Dus, consigliere comunale di Vittorio Veneto.

Fra gli autori degli emendamenti italiani c’erano pure i presidenti di Puglia e Valle d’Aosta, Michele Emiliano e Augusto Rollandin, che però non sono riusciti a partecipare alla trasferta. A spendersi per l’importanza della politica di coesione è stata anche la commissaria alla Politica regionale, Corina Cretu, secondo la quale bisogna concentrarci su “semplificazione” e migliore comunicazione dei risultati raggiunti, perché nel passato è stato “un errore enorme sottostimare i nemici dell’Ue”. Sostegno a un potenziamento dei finanziamenti europei è arrivato anche dal gruppo Visegrad +4 (Bulgaria, Croazia, Romania e Slovenia), che oggi ha approvato una dichiarazione congiunta sull’argomento, nel quale si evita però qualsiasi riferimento alla politica migratoria.

Concetti che Micaela Fanelli, come capo delegazione Anci al Comitato delle Regioni ha ribadito con un comunicato stampa: ”Siamo molto preoccupati per la posizione del presidente della Commissione europea Juncker, contenuta nelle anticipazioni del suo libro bianco. Per la prima volta si mette in discussione la necessità di avere delle politiche di coesione, che sono il principale strumento di investimento dell’Unione Europea, con il quale si prevede di attivare fino al 2020 più di 450 miliardi di euro, con l’obiettivo di ridurre le disparità, sostenere la crescita e la competitività, promuovere l’innovazione e l’inclusione a partire dai territori. Per l’Italia sarebbe un colpo mortale”.