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Dissesto, ecco i criteri per selezionare gli interventi: livello di rischio, cantierabilità, impatto economico

Pronto il Dpcm per comporre le graduatorie degli interventi delle regioni compresi nel piano del Governo da 7 miliardi; non si guarderà solo alla possibilità di completare le opere in tempi rapidi. Sarà cruciale l'impatto che gli investimenti avranno sul territorio in termini di sicurezza delle persone e delle cose. Il Dpcm che definisce, su proposta del ministero dell'Ambiente, procedure e criteri per la composizione delle graduatorie degli interventi delle Regioni sul fronte del dissesto idrogeologico ha appena completato il suo iter e si avvia, a grandi passi, verso la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

È un passaggio fondamentale, perché consentirà di arrivare a delineare la mappa definitiva degli investimenti previsti dal Governo e della sua Unità di missione: sono i sette miliardi in sette anni annunciati nei mesi scorsi, di cui il piano stralcio da 1,1 miliardi per le aree metropolitane, in rampa di lancio in queste settimane, costituisce un importante anticipo.

Criteri e pesi

Il provvedimento indica i criteri e le procedure per stabilire le modalità di attribuzione elle risorse destinate alla messa in sicurezza del territorio. Al di là della parte procedurale, sono proprio i criteri per definire le graduatorie a rappresentare il passaggio chiave del decreto, che indica il relativo peso, cioè il valore massimo attribuito a ciascuno. Sono otto: priorità regionale (peso 20), livello della progettazione approvata (10), completamento (10), persone a rischio diretto (60), beni a rischio grave (30), frequenza dell'evento (30), quantificazione del danno economico atteso (10), riduzione del numero di persone a rischio diretto (30).

La sicurezza sarà prioritaria

Quindi, Palazzo Chigi metterà su un piatto della bilancia lo stato dell'arte, andando a verificare quali sono gli interventi più urgenti per i governatori ma, soprattutto, verificando l'esistenza di progetti già approvati (per evitare che poi ci si blocchi sulla definizione degli elaborati) e di parti di opere già completate. Non bisognerà, però, far avanzare solo gli interventi con più chance di una chiusura rapida, ma anche quelli più necessari per le comunità. Sull'altro piatto, allora, saranno messe le valutazioni sui rischi per persone e cose nelle aree di interesse, anche in termini economici, e gli impatti positivi che la messa in sicurezza potrebbe avere. Se un'opera è essenziale per salvare la vita di migliaia di persone a rischio, sarà messa in testa alle graduatorie: guardando ai pesi, è evidente che gli aspetti di sicurezza saranno discriminanti. In aggiunta, saranno prese in considerazione anche le opere di compensazione e mitigazione del danno ambientale prodotto.

La procedura di ammissione

Quali interventi arriveranno a questa fase di selezione? Per rispondere a questa domanda il decreto spiega che le richieste di finanziamento delle Regioni dovranno essere caricate nella piattaforma Rendis (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo). Ogni istanza dovrà essere corredata da una serie di allegati con dati di carattere amministrativo, geografico, finanziario e tecnico. Le schede saranno validate dal ministero dell'Ambiente. In questa prima fase verrà valutata solo l'ammissibilità dell'opera a finanziamento. Sarà considerata la puntualità dei dati inseriti, la loro completezza, il rispetto della finalità della difesa del suolo. In sostanza, si verificherà che ci siano tutti gli elementi per fare le valutazioni successive e, in aggiunta, che l'intervento proposto sia coerente con il piano nazionale: non saranno finanziati interventi a caso. La procedura, in realtà, è già in pieno svolgimento e beneficerà soprattutto della definizione della griglia di priorità, grazie alla quale si potrà procedere a sottoscrivere gli accordi di programma e gli elenchi finali delle Regioni.

Occhio alla cantierabilità

La definizione delle graduatorie, però, secondo il Dpcm non è l'ultima fase. Dovranno essere valutati anche i cronoprogrammi degli interventi ammessi e la loro cantierabilità. Questa non sarà considerata prima della composizione delle graduatorie perché, secondo il Dpcm, può essere esaminata solo "in itinere, in relazione ossia allo sviluppo del progetto ed alla sopraggiunta acquisizione dei necessari pareri/autorizzazioni/visti/nulla osta per dare corso all'apertura del cantiere". In altre parole, si lascerà tempo alle Regioni di procedere fino all'ultimo per mettere a posto i loro progetti. Se l'intervento non risulta cantierabile al momento di staccare gli assegni, si passerà oltre in graduatoria.