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Recovery: Il piano Draghi da 221 miliardi all’esame del Consiglio dei ministri

(come riportato da Rai News)

Il Recovery Plan farà un primo passaggio oggi in Cdm per ottenere il via libera finale solo dopo avere incassato il nuovo ok delle Camere. Risorse per Sanità e Istruzione. Investimenti in infrastrutture green, economia circolare e mobilità sostenibile. Entro aprile l’invio a Bruxelles

Il piano nazionale di ripresa da 221 miliardi arriva in consiglio dei ministri per un primo esame, poi il passaggio in Parlamento la settimana prossima prima dell’approvazione definitiva.

Mario Draghi porta in Consiglio dei ministri un Piano nazionale di ripresa e resilienza da 221,5 miliardi totali, di cui 191,5 riferibili al Recovery fund e 30 miliardi per finanziare le opere “extra Recovery”. La spinta stimata alla crescita è di 3 punti di Pil nel 2026.

L’obiettivo è non solo “riparare i danni della pandemia” ma affrontare anche “debolezze strutturali” dell’economia italiana. Il grosso del piano è definito, con 135 linee di investimento. E l’impianto “non cambierà”, sottolineano dal governo, di fronte alla mole di richieste che emerge in queste ore dai partiti. I numeri Il nuovo Recovery Plan vede confermata la struttura in sei missioni e 16 componenti.

Per Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura sono previsti 42,55 miliardi (38,25 per nuovi progetti), per Rivoluzione verde e transizione ecologica 57 (34,6), per Infrastrutture per mobilità sostenibile 25,33 (14,13), per Istruzione e ricerca 31,88 (24,1), per Inclusione e coesione 19,12, per Salute 15,63 (12,65). Cifre che portano al totale di 191,5 miliardi.

Tra i fondi finanziati con le risorse Ue, salta l’intervento da circa 5 miliardi a sostegno dell’operazione cashback per favorire i pagamenti digitali. Trovano invece conferme le principali linee di intervento rispetto al vecchio piano.

Come gli incentivi fiscali del piano Transizione 4.0 con 18,5 miliardi e la banda ultralarga che viene ulteriormente ampliata e portata a 5,3 miliardi di cui 4 per progetti nuovi. La crescita media del Pil nel 2022-26 sarà di 1,4 punti più alta del periodo 2015-2019 e nel 2026 il Pil sarà di 3 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base (senza il Pnrr).

Si legge nella bozza del Recovery plan: incrementare la produttività attraverso innovazione, digitalizzazione, investimenti in capitale umano è l’obiettivo del Piano, insieme al sostegno alla ripresa ciclica che dovrà essere “più robusta e più sostenuta”.

La governance per il Recovery plan per l’attuazione prevede una responsabilità diretta delle strutture operative coinvolte: ministeri, enti locali e territoriali per “la realizzazione di investimenti e riforme entro i tempi concordati; per la gestione regolare, corretta ed efficace delle risorse”.

Si legge nella bozza del Piano che prevede anche monitoraggio, rendicontazione e trasparenza “incentrate al ministero dell’Economia che monitora e controlla il progresso nell’attuazione di riforme e investimenti e funge da contatto unico per le comunicazioni con la Commissione europea”. No rendiconto Ue e tempi più lunghi Nessun obbligo di rendiconto alla Commissione europea e scadenze più lunghe, rispetto al 2026 dell’orizzonte temporale del Recovery plan.

E’ questa una delle differenze tra il piano di investimenti del governo attraverso il fondo complementare al Pnrr e il Piano nazionale di ripresa e resilienza, indicata in una sintesi sulla bozza del Recovery. Riforme Giustizia e codice appalti Due riforme strutturali – giustizia e Pubblica amministrazione – per realizzare le sei missioni in cui si articola il Recovery plan messo a punto dal governo italiano. Sul fronte della giustizia, in particolare, si mira a intervenire sulla “bassa efficienza” che passa dall’eccessiva durata dei processi e dal “forte peso degli arretrati giudiziari”.

Tra le “riforme abilitanti” da realizzare, “le semplificazioni per la concessione di permessi e autorizzazioni” nonché “interventi sul codice degli appalti”. Tra le riforme “settoriali specifiche” vengono poi indicate “nuove regole per la produzione di rinnovabili” e “interventi sul contratto di programma per le Ferrovie”.

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