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Londra, la sfida di Johnson: tra Scozia e Irlanda un «Ponte sullo Stretto»

(come riportato da Luigi Ippolito sul Corriere della Sera)

Costerà 50 miliardi e sarà lungo fino a 45 km; se ne parla dal 2018, ma ora il premier sembra deciso. Downing Street: «Già chiesti gli studi». Gli scozzesi: «Scettici»

Adesso anche i britannici hanno il loro Ponte sullo Stretto. È l’ultima mirabolante idea di Boris Johnson: un collegamento terrestre diretto fra la Scozia e l’Irlanda del Nord, per sottolineare l’inscindibile legame che stringe le diverse nazioni del Regno Unito.

Il premier ha già commissionato gli studi di fattibilità. «Funzionari del governo stanno portando avanti il lavoro in relazione all’idea di un ponte che unisca la Gran Bretagna all’Irlanda del Nord», ha confermato il portavoce di Downing Street.

«Il primo ministro», ha aggiunto, «ha stabilito che si tratta di un’idea che ha i suoi meriti: dunque c’è da aspettarsi che il governo la stia prendendo in considerazione». Johnson, ha concluso il portavoce, «è ambizioso in termini di progetti infrastrutturali. Sta esaminando un ampio ventaglio di schemi attraverso tutto il Regno Unito».

Ma chiaramente quello che gli sta a cuore è il Ponte sullo Stretto: e infatti la commissione incaricata riferirà direttamente a lui. Boris aveva affacciato l’idea già nel 2018, anche se molti avevano pensato che stesse scherzando. E invece no, l’ha rispolverata durante l’ultima campagna elettorale: e adesso ha deciso di passare all’azione, nonostante lo scetticismo degli ingegneri e il rischio di costi esorbitanti.

Gli ostacoli al progetto sono infatti formidabili. Si tratterebbe di un ponte lungo 45 chilometri lanciato sopra un tratto del mare d’Irlanda profondo anche 300 metri. Non sarebbe il più lungo del mondo, perché ce n’è uno in Cina di oltre 150 chilometri, ma questo attraversa zone emerse e fondali bassi: invece il «BorisBridge» richiederebbe più di cinquanta pilastri di un’altezza mai realizzata prima: circa trenta dovrebbero essere di oltre 400 metri per poter sovrastare le onde e lasciare spazio al transito delle navi.

Costruirlo sarebbe una sfida: il Mare d’Irlanda è notoriamente tempestoso e i venti possono raggiungere la forza di uragani. Il probabile tragitto incrocia poi la Diga di Beaufort, una fossa sottomarina che è stata usata fin dalla Prima Guerra mondiale come discarica di armamenti e munizioni: vi si trovano seppellite più di un milione di tonnellate di esplosivo, incluse bombe che contegno gas nervino, oltre che scorie radioattive.

Per non palare dei costi. Le stime più prudenti si aggirano sui 15 miliardi di sterline (18 miliardi di euro), ma altri conti raggiungono già i 20 miliardi di sterline: e si teme che, come è già accaduto in passato con altri progetti, il cartellino finale del prezzo possa arrivare all’equivalente di 50 miliardi di euro.

«Dire che sono scettica sarebbe un’eufemismo», ha commentato ieri la prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon. «Boris Johnson ha promesso molti ponti durante la sua carriera», aveva osservato in precedenza, «ma a quanto mi risulta non ne ha realizzato nessuno».

E in effetti il premier britannico non è nuovo a progetti megalomani che si sono risolti in un buco nell’acqua. Da sindaco di Londra aveva lanciato l’idea di giardini pensili attraverso il Tamigi: uno sforzo scostato 60 milioni di euro e finito nel nulla.

Così come aveva inutilmente accarezzato l’idea di un nuovo aeroporto lungo l’estuario del fiume. L’unica impresa portata a termine è la funicolare sul Tamigi, al prezzo di oltre 60 milioni: ma non la usa quasi nessuno. Vedremo se col Ponte sullo Stretto avrà più fortuna.