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Ripartenza tutta in salita per la statale Agrigento-Caltanissetta

Si ringrazia lo staff di La Sicilia per la foto pubblicata

I cantieri sono ripartiti il 28 febbraio ma la strada per il completamento dell’ammodernamento della Strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta sembra ancora tutta in salita. La speranza per le imprese e i cittadini è che la visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli possa mettere la parola fine al contenzioso in atto e accelerare il completamento della strada: mancano all’appello 19 dei 28 chilometri complessivi interessati dai cantieri. Per andare avanti i soldi ci sono, mancano invece i soldi per una parte dei lavori già fatti.

La richiesta di concordato da parte di Cmc di Ravenna, la grande cooperativa che ha l’appalto dei lavori, ha fatto precipitare la situazione. A novembre le aziende locali subappaltatrici, riunite nel comitato dei creditori di Cmc, hanno deciso di interrompere i lavori e chiesto di essere pagate.

Lo hanno fatto le aziende impegnate sulla 640 ma lo hanno fatto anche le imprese impegnate sulla Palermo-Agrigento (qui Cmc è all’interno della Bolognetta Scpa con Integra) e nei cantieri della Metropolitana di Catania. Insomma tutte le aziende diciamo partner di Cmc per i grandi cantieri siciliani: in totale una settantina di imprese per un totale, dicono gli imprenditori coinvolti, di quasi 2.500 addetti.

Con un credito vantato, solo per le due strade da completare, di oltre 50 milioni di cui 30 milioni, secondo alcuni, per i lavori fatti sulla 640. Con un paradosso: Anas ha sempre sostenuto e ribadito di avere regolarmente pagato il dovuto a Cmc e per questo motivo è stata accusata dal comitato dei creditori di non aver vigilato adeguatamente.

Insomma: Cmc avrebbe incassato il denaro ma non avrebbe pagato i fornitori e subappaltatori. Questa la tesi di chi deve incassare il denaro che ha anche affidato un incarico a un avvocato.

Sulla base di questi presupposti il comitato dei creditori ha lanciato al governo nazionale un appello chiaro: «Il governo nazionale assuma finalmente una posizione chiara e decisa sulla crisi della Cmc di Ravenna: anticipi i soldi ai creditori siciliani del Gruppo per consentire la ripresa immediata dei lavori sulla Agrigento-Palermo, sulla Agrigento-Caltanissetta e sulla metropolitana di Catania, e sia poi lo stesso governo a rivalersi sulla Cmc affrontando le lunghe procedure concorsuali di recupero crediti che noi non potremmo sopportare, anche fino all’escussione delle polizze fidejussorie».

Su questa scia si era inserito il governo regionale che, ha spiegato in un intervento pubblico l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone, «ha dato la propria disponibilità a usare 70 milioni di euro, questo perché vogliamo mettere in campo soluzioni concrete per risolvere i problemi». L’ipotesi è che sia la Regione siciliana ad anticipare il denaro che serve a saldare i conti con i creditori e che poi sia la Regione a rivalersi sulla Cmc che quei soldi li avrebbe già incassati. La riflessione a questo punto è una: c’è il rischio che una parte delle opere realizzate siano pagate dalla collettività due volte.

Come spesso capita in Sicilia la situazione è alquanto complessa. E una schiarita, seppur momentanea, è arrivata a fine febbraio al termine di un vertice romano cui hanno partecipato i creditori di Cmc e i rappresentanti dell’Anas e che ha sbloccato la situazione, per il momento. I creditori siciliani del gruppo Cmc di Ravenna hanno deciso di riavviare i cantieri in Sicilia dal 28 febbraio attuando le opere di messa in sicurezza. Il tutto a fronte di un impegno a pagare (entro il 12 marzo) un acconto di 10 milioni di euro ai fornitori strategici che fanno parte del Comitato.

Le imprese hanno spiegato di essere in attesa di una convocazione da parte di Palazzo Chigi per un tavolo tecnico che con tutti i protagonisti della vicenda definisca nei termini di legge lo sblocco del pagamento del saldo e la programmazione del completamento dei lavori.

Ma soprattutto: sono pronte a interrompere i lavori se non arriveranno i primi dieci milioni il cui pagamento, però, deve anche ottenere il via libera del giudice vista la particolare condizione di Cmc. «Abbiamo risposto “sì” – hanno spiegato a suo tempo i componenti del Comitato dei creditori – unicamente per evitare che Anas revocasse gli appalti al gruppo Cmc per inadempienza contrattuale.

Prima ancora che le nostre imprese e i nostri 2.500 dipendenti abbiamo a cuore l’interesse della Sicilia e delle comunità locali coinvolte dai cantieri rimasti incompiuti. Infatti, con la normativa attuale ci vorrebbero anni per riappaltare i lavori e non si potrebbe mantenere così a lungo una situazione di forte disagio a danno di chi deve percorrere queste strade e di chi ne attende il completamento per sviluppare le proprie attività».