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La crisi dei grandi costruttori mette a rischio cantieri per 10 miliardi di euro

Si ringrazia lo Staff de “Il Post” per l’immagine pubblicata.

Riportiamo integralmente la ricerca di Alessandro Arona, apparsa su Edilizia e Territorio di oggi, circa la difficoltà economica di molte imprese italiane che rischia di fermare importanti cantieri.

La crisi finanziaria delle grandi imprese di costruzione mette a rischio cantieri in Italia, in corso o in fase di avvio, per un valore di circa 10 miliardi di euro.

Dai lavori già fermi per il nodo ferroviario di Genova (Astaldi), il policlinico di Caserta (Condotte), il nodo di Firenze dell’alta velocità (Condotte); ai lotti rallentati, come quelli di CMC per la strada Palermo-Agrigento; a quelli ancora da avviare e con contratti bloccati, come quello per la Città della salute nel milanese (Condotte).

La crisi dei grandi costruttori, che segue quella delle Pmi dell’edilizia (120mila imprese uscite dal mercato, su circa 630mila dieci anni fa), non riguarda dunque solo il futuro delle società coinvolte, di fornitori, creditori e lavoratori, ma anche la possibilità del governo di proseguire e anzi aumentare (come assicurato da Conte a Juncker) gli investimenti pubblici in infrastrutture.

La cifra di 10 miliardi – elaborata da «Edilizia e Territorio» su fonti aziendali, sindacali e delle stazioni appaltanti – si riferisce al “valore residuo” delle commesse, cioè la parte ancora da realizzare, facente capo direttamente alle imprese in crisi. E si riferisce alle quattro grandi imprese in procedura concorsuale di crisi(Astaldi, Condotte, Grandi Lavori Fincosit, Tecnis) a cui si è di recente aggiunta CMC Ravenna con il mancato pagamento di una cedola di un bond. La somma dei cantieri in Italia di questi quattro big (quota contrattuale “a finire”) vale 9,4 miliardi di euro. A cui si aggiungono i dieci contratti rescissi dall’Anas negli ultimi due anni per crisi aziendale.

Stiamo parlando dei cantieri (in ordine di dimensione) di Astaldi (3.060 milioni di fatturato nel 2017, ha chiesto il concordato in bianco il 28 settembre), Condotte (496 milioni nel 2017, in concordato in bianco da gennaio, in amministrazione straordinaria Mise dal 6 agosto), Grandi Lavori Fincosit (201,6 milioni nel 2017, in concordato in bianco dal 12 luglio), Tecnis (300 milioni prima della crisi, dal 2015 in amministrazione giudiziaria prima e straordinaria Mise dal 2017, con asset ora in procedura di cessione).  Da poco si è aggiunta al gruppo la coop CMC Ravenna (1.118 milioni di fatturato nel 2017), da mesi che il 15 novembre ha rinviato il pagamento di una cedola da un milione sui bond ma non è ancora in procedura concorsuale.

ASTALDI
Astaldi ha lavori in Italia per una quota residua contrattuale di circa 4,3 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi per lavori in corso e 3,2 miliardi da avviare. In due casi i cantieri si sono già fermati: il completamento del Nodo ferroviario di Genova (67 milioni da realizzare, 100% Astaldi) e il maxilotto 2 del Quadrilatero stradale Marche-Umbria (circa 70 milioni a finire). In entrambi i casi i lavori erano stati riappaltati ad Astaldi dopo precedenti crisi aziendali e blocco cantieri. Tra gli altri cantieri Astaldi in corso, per ora senza segnalazioni di ritardi, il metrò automatico M4 a Milano (circa 300 milioni residuo Astaldi), il lotto Mules 2-3 per la ferrovia del Brennero (circa 320 milioni), il metrò C di Roma (circa 270 il residuo Astaldi). Poi i cantieri da avviare, tra cui in particolare il megalotto 3 della statale Ionica in Calabria (576 milioni Astaldi), l’alta velocità Verona-Padova (900 milioni di Astaldi), la ferrovia Bicocca-Catenanuova in Sicilia (64 milioni la quota), il lotto Napoli-Cancello sulla Napoli-Bari (160 mln). In molti casi Astaldi è in cordata con Salini Impregilo (M4 Milano, Ionica, Tav Vr-Pd, Napoli-Cancello), il che spiega l’interesse di Salini all’ipotesi di rilevare asset della società.

CONDOTTE
La situazione più critica è per Condotte: 2,7 miliardi di valore residuo in ITalia, di cui due in corso e 750 milioni da avviare). I cantieri per il Terzo Valico proseguono grazie al ruolo di “supplenza” di Salini Impregilo, nonostante Condotte non anticipi la sua quota, ma tutto il resto dei cantieri sono fermi: in particolare il nodo Av di Firenze (541 milioni a finire), il policlinico di Caserta (110), un lotto della Siracusa-Gela (84). Sono poi da avviare la città della Salute di Milano (140 mln, contratto congelato), e due tratte della Tav Brescia-Verona e Verona-Padova (483 milioni).

TECNIS
L’amministratore Mise di Tecnis sta cercando con qualche difficoltà di non rallentare i cantieri (tra questi l’anello ferroviario di Palermo, il raddoppio della Tiburtina a Roma, la metropolitana di Catania), in tutto 570 milioni residui. La procedura per la cessione degli asset è ancora in corso.

GRANDI LAVORI FINCOSIT
Glf ha ceduto i lavori dell’alta velocità a Salini Impregilo (Terzo Valico) e sui contratti rimasti (circa 500 mln, lavori marittimi) i lavori per ora continuano.

CMC RAVENNA
Su Cmc è in corso la due diligence sui conti da parte degli advisor nominati il 31 ottobre: la coop ha cantieri in Italia per 1,4 miliardi residui (di cui 220 milioni da avviar4e) e per ora si registrano rallentamenti solo sulla strada Palermo-Agrigento.