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3mila appalti anomali nel 2015, ora sbloccare i fondi Anticorruzione

Quasi tremila appalti illeciti segnalati in un anno, più o meno dieci al giorno, escludendo i fine settimana. Decine di nuovi compiti piovuti dal nuovo codice dei contratti che si aggiungono a quelli sulla trasparenza, che hanno portato a 6.300 procedimenti di vigilanza.

Lo sforzo per aggiornare i vecchi piani anticorruzione «rimasti pezzi di carta» e vissuti come «mero adempimento burocratico» dai funzionari pubblici. E poi la vigilanza sugli obblighi di pubblicità di Comuni e società pubbliche, che ancora evidenza «luci e ombre». Il tutto a risorse invariate, anzi tagliate del 20% in ossequio alle logiche della spending review.

Aprendo la relazione al Parlamento sull’attività svolta nel 2015, nel primo anno «in cui abbiamo effettivamente aperto il cantiere» dell’Anticorruzione, il presidente dell’Anac è tornato con forza sulla questione dei fondi già a disposizione dell’Autorità – 82,8 milioni parcheggiati nel fondo cassa – che è impossibile spendere a causa di una tagliola normativa che ora Cantone chiede di rimuovere. Perché dopo aver raggiunto in anticipo l’obiettivo di tagliare le spese di funzionamento c’è bisogno di investire per introdurre nel sistema «quei famosi anticorpi che rendono più difficili le pratiche corruttive».

La vigilanza, inutile dirlo, ha riguardato moltissimo appalti e cantieri. Con 41 visite ispettive svolte che hanno scoperchiato fenomeni di «criticità diffusa». Con grandi opere soprattutto al Sud (vedi l’autostrada Bologna Taranto o l’anello ferroviario di Palermo, iniziato nel 2006 ma fermo al 3% dei lavori) che anche a causa dei contenziosi «si sono arenate». Per mille ostacoli, dettagliati nei tanti casi di grandi opere citati da Cantone nella lunga relazione depositata in Parlamento. Tra questi la metro C di Roma. Su cui Cantone non ha risparmiato una “bordata”, ricordando il dossier aperto dall’Anac esattamente un anno fa.

Il progetto posto a base di gara da Roma Metropolitane era carente di adeguate indagini preventive per una parte molto estesa del tracciato», ha detto Cantone. Che ha anche avanzato dubbi sull’opportunità di portare avanti il cantiere finito pochi giorni fa nel mirino della magistratura. «Considerato il rilevante incremento di tempi e costi – segnala il numero uno dell’Anticorruzione -, l’Autorità ha invitato i soggetti coinvolti ad assumere ponderate decisioni circa il prosieguo dell’opera». Tra i casi citati anche il project financing per il depuratore di Reggio Calabria, operazione che ha evidenziato «gravi distorsioni». Con conseguenze negative sulla possibilità di un arrivo rapido al traguardo del fine-lavori. Perchè, ha esordito Cantone, è anche la «la corruzione che impedisce di fare le infrastrutture».

Un fenomeno che l’Autorità vuole combattere con strumenti ovviamente diversi da quelli delle Procure. «Non siamo un autorità-gendarme», ha tenuto a precisare Cantone. Che, al contrario, rivendica il suo modo di intendere l’anticorruzione, fatto di una politica di accompagnamento e di “scudo” nei confronti di Pa e imprese, piuttosto che di «interventi ex post, eventualmente portati a termine quando sono poco utili».

Qualche segnale di «risveglio» l’ex magistrato lo coglie già e non manca di sottolinearlo. Anche grazie alla diffusione di nuovi strumenti, come l’attività consultiva (943 pareri rilasciati agli enti che vi si adeguano nell’86% dei casi) e, soprattutto, le forme di “tutoraggio” delle amministrazioni che di appoggiano a Cantone con la formula dalla «vigilanza collaborativa» inaugurata in occasione dell’Expo e poi replicata in altri 31 casi, tra cui Roma e Bagnoli.

Cantone ha poi ripercorso l’attività svolta nel 2015. Citando per primi i nuovi compiti di regolazione del mercato nel settore degli appalti pubblici. Un ruolo che sarà svolto con strumenti di regole flessibili, di “soft law”, come le linee guida di attuazione del codice (sono già sette quelle varate) «su cui il Consiglio di Stato ha fugato ogni dubbio di legittimità».