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Autotrasporto: risorsa indispensabile per il futuro della logistica

In un quadro generale in cui l’economia globale da metà dello scorso anno ha subìto un deciso rallentamento che influenzerà anche il 2019, prima di iniziare una nuova fase di ripresa prevista nel 2020, il traffico merci su strada a livello EU28 registra un’evoluzione non uniforme con i Paesi dell’Est Europa in netta ascesa

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Solo il 12,4% è rappresentato da veicoli Euro VI. Al di là delle emissioni la vetustà del parco veicolare impatta pesantemente anche sulla sicurezza attiva e passiva (dati UNRAE); basti pensare che attualmente soltanto l’11,9% dei veicoli è dotato dei dispositivi di sicurezza, obbligatori dal 1° Novembre 2015 (frenata autonoma d’emergenza e mantenimento corsia).

Malgrado questo, l’autotrasporto ha generato un fatturato di oltre 47 miliardi di Euro con 350.000 addetti. Smettiamo quindi di demonizzare questa modalità di trasporto e vediamola piuttosto inserita in una più complessiva programmazione che tenga conto delle specificità economico-geografiche del nostro Paese e soprattutto dei tre componenti fondamentali del sistema: il veicolo, l’infrastruttura stradale e l’uomo.

Questo per quanto riguarda il trasporto di lunga percorrenza mentre il primo e l’ultimo miglio dovranno essere sempre gestiti in modo dinamico sia che si tratti di veicoli commerciali a basse o nulle emissioni sia che si tratti di veicoli autonomi o droni. In questi termini quindi uno sviluppo sostenibile della logistica delle città non è solo auspicabile, ma anzi può fungere da volano per le economie locali.

Auspichiamo quindi un nuovo modello di governance fondato sul principio della premialità per gli operatori che decidono di accreditarsi al servizio di logistica urbana rispettando un set di parametri condivisi anche su base territoriale città per città.

L’indicazione che viene da questo nuovo modello di governance è, in sintesi, una maggiore produttività con conseguenti risparmi per gli operatori logistici, una maggiore efficienza e rapidità per i destinatari delle merci, un minore inquinamento e congestione – anche in termini di occupazione del suolo pubblico – per il comune e per la collettività.

Per rendere questo cambiamento di prospettiva – investimenti privati in cambio di premialità pubblica – stabile e definitivo c’è quindi la necessità che la politica faccia la sua parte nel percorso che va verso la creazione della smart logistics garantendo un sistema di regole e di Leggi abilitanti allo sviluppo di un ecosistema in cui veicoli e infrastrutture siano in grado di comunicare e d’interagire in modo proattivo e in tempo reale.