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La strada dello Stelvio 1820-1825: storia e prospettive di valorizzazione – terza parte

“La strada ha il suo passato, vive il suo presente e sogna un suo futuro” (Giovanni Bertacchi, Poeta)

Il passo dello Stelvio

Stelvio – La prima parte dell’articolo è sul fascicolo n° 154 Luglio/Agosto 2022 e online su https://www.stradeeautostrade.it/strade-e-autostrade/la-strada-dello-stelvio-1820-1825-storia-e-prospettive-di-valorizzazione-prima-parte/ e la seconda è sul fascicolo n° 155 Settembre/Ottobre 2022 e online su https://www.stradeeautostrade.it/strade-e-autostrade/la-strada-dello-stelvio-1820-1825-storia-e-prospettive-di-valorizzazione-seconda-parte/.

La costruzione della Strada militare dello Stelvio ha rappresentato all’inizio dell’Ottocento una sfida impossibile ed è il risultato di un progetto assai ardito per l’epoca.

Si tratta di una nuova carrozzabile con misure e strutture adeguate al passaggio di un esercito, frutto di un progetto che utilizza le migliori competenze topografiche e ingegneristiche e di una approfondita conoscenza della montagna per esperire quell’orografia complessa che l’Ing. Donegani, in soli cinque anni, rileva dettagliatamente e affronta progettualmente e costruttivamente (lavorando nei soli mesi estivi) disegnando una moderna strada.

Un approccio dove le piccole misure delle ripetute sezioni trasversali, di rilievo e di progetto, complete dei loro apparati tecnici e architettonici, tratteggiano una relazione con la grande dimensione della valle attraverso lo sviluppo complessivo della corografia d’insieme. “(…) nessuna altra (strada) fu condotta a termine in più breve tempo e con più saggia economia 1. 


1 Descrizione della strada pubblicata dall’Ing. Enrico Rolla: “Nuovo passaggio delle Alpi pel Giogo di Stelvio”, “Biblioteca Italiana”, 1827.


La strada rende possibile raggiungere quote mai raggiunte prima consentendo di addentrarsi in quella che era considerata pura wilderness, natura originaria.

Corografia della strada dello Stelvio
1. La tavola a colori, allegata al manoscritto di Giovanni Donegani “Guida allo Stelvio”, che rappresenta la corografia di tutta la strada dello Stelvio e particolari di edifici, tornanti e manufatti, 1842 (Centro Documentazione Donegani presso Liceo Scientifico Carlo Donegani di Sondrio)

Cosa resta e in che condizioni versa oggi quel patrimonio?

Del manufatto originario progettato da Donegani in un ambiente affascinante ma ostile, dove poche genti fino ad allora osavano passare preferendo altri sentieri, rimane poco.

La strada dopo pochi decenni fu privata della funzione militare. Il transito commerciale insieme all’introduzione del traffico carrabile e una fruizione turistica smodata quale strada panoramica, che ad oggi ne costituisce il carattere distintivo (motociclisti e schiere di ciclisti amatoriali, che tentano di emulare le gesta eroiche di Fausto Coppi, ne percorrono in gran quantità le salite e i tornanti), hanno prodotto la necessità costante di apportare modifiche, variare il tracciato, ridefinire gli elementi costitutivi del progetto originale.

Nuovi dati tecnici e presunti standard di sicurezza per garantire un traffico e un accesso turistico indiscriminato, frutto di un approccio parziale, eterogeneo e segmentato, anche quando animato da generici propositi di valorizzazione, hanno messo in crisi la lettura del progetto unitario rispetto a come l’aveva concepito Donegani, perlomeno nei suoi dati più concretamente costruttivi. Ma non hanno scalfito il fascino del rapporto tra l’insieme della strada e l’ambiente in cui è inserita. 

 

Opera del pittore J.J. Meyer
2. Una suggestiva veduta della strada dello Stelvio del pittore svizzero J.J. Meyer (1831)

Un’esperienza “politecnica”

Lo studio delle dimensioni di una strada, nella precisazione di una sezione capace di variare adattandosi al contesto, non è solo frutto di un riferimento normativo, tecnico e funzionale ma anche delle relazioni visive e di paesaggio che si vogliono instaurare.

Donegani ha saputo realizzare un progetto multiscalare che è riuscito a tenere insieme la misura lunga della valle con la misura corta del passo dell’uomo. Il disegno del tracciato è la dimostrazione di un segno sapiente, calibrato e al contempo audace.

La profonda conoscenza tecnica, naturalistica, geologica e storica dei luoghi con le loro peculiarità morfologiche fa del progetto un’espressione in questo senso effettivamente politecnica.

Appare evidente che la strada e la valle con le sue montagne e le sue storie siano un’unica e inscindibile entità paesaggistica, ambientale e antropica. È da questa angolazione che è interessante portare l’attenzione alla ricchezza e ai rischi che corre tale patrimonio.

Un patrimonio che, nel progetto dell’Ing. Donegani, coglieva la sfida della necessità di una concezione unitaria, assumendo la straordinarietà del dato tecnico quale occasione per rileggerlo nel suo valore più ampio di relazione tra intelligenza e fatica dell’uomo a confronto con bellezza e forza della natura.

“[…] ripartire dal paesaggio significa soprattutto avere la consapevolezza che intervenire nel territorio equivale a inserirsi in una storia che altri hanno contribuito a costruire prima di noi […]” 2.


2 Intervista a R. Pinter, 2003.


Il paesaggio si riscrive attraverso la rete di connessioni che lo disegna, lo cambia e lo trasforma nel tempo.

  • Diga di Fraele
    3A Diga di Fraele
    3A. Interni sommersi. Diga di Fraele. Recupero dei ruderi (Studenti: Gioele Colombo, Anna Cova, Camilla Vertua)
  • Area di sosta Stelvio
    3B Area di sosta Stelvio
    3B. Area di sosta: le stanze della strada, interferenze e margini (Studenti: Andrea Fumagalli, Giorgio Gabbiadini, Giacomo Giudici)
  • Valorizzazione del tornante-belvedere
    3C Valorizzazione del tornante-belvedere
    3C. Valorizzazione del tornante-belvedere (Studenti: Elisa Gao, Gianluca Goi, Giovanni Palmiotto)

“La strada è oggi luogo cruciale per una riflessione sulla città e sul territorio (…) la strada impone un ritorno a visioni d’assieme che esplorino nuovamente, attraversando numerosi strati di riflessione, territori vasti e tempi lunghi” 3.


3 B. Secchi, “Lo spessore della strada”, in “Casabella” n° 553-554, Electa, Milano, 1989.


Perché e come valorizzare la strada dello Stelvio

Tra il 2017 e il 2018, nel laboratorio finale di terzo anno di “Progetto e arredo degli spazi aperti” condotto dagli scriventi presso la Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano e svolto in collaborazione con il Parco Nazionale dello Stelvio di Regione Lombardia, si è portata l’attenzione sull’analisi e sulla progettazione della strada nel suo contesto più ampio: prima, lavorando sulla valle del Braulio, da Bormio al Passo, successivamente allargando lo sguardo al collegamento laterale con i laghi di Cancano e al vicino Passo di Fraele.

Lo scopo della proposta di ricerca didattico-progettuale insieme alla mostra al Politecnico di Milano del maggio scorso, hanno rappresentato un modo per esprimere e riportare all’attenzione il valore dell’opera di Donegani.

Si è intrapreso un percorso conoscitivo di mappatura e di lettura analitica delle attuali condizioni quale necessaria premessa per la configurazione di scenari progettuali che interpretino consapevolmente la relazione tra piccola e grande misura proponendo una strategia complessiva di valorizzazione del sistema strada-valle.

Temi di lettura e prefigurazioni per una valorizzazione della strada dello Stelvio e della valle del Braulio

All’interno di una strategia progettuale che affronta i diversi temi in una logica d’insieme, non per parti distinte, il percorso analitico che l’accompagna si suddivide in due fasi: una di conoscenza dei luoghi e della storia, l’altra più esplicitamente dedicata a temi interpretativi di una condizione di stato di fatto che traguarda il progetto.

  • Punto di sosta e belvedere
    3D Punto di sosta e belvedere
    3D. Progetto di un punto di sosta e belvedere rivolto verso le gallerie del diroccamento (Studenti: Giovanni Casali, Federico Codognesi, Caterina Coli)
  • Sosta alla valle del Braulio
    3E Sosta alla valle del Braulio
    3E. Punti di sosta e scoperta nella valle del Braulio (Studentesse: Longoni Federica, Michela Mazzucchi)
  • Ponte pedonale sulla Strada dello Stelvio
    3F Ponte pedonale sulla Strada dello Stelvio
    3F. Progetto di un ponte pedonale sulla Strada dello Stelvio e di un percorso che metta in relazione il sentiero esistente e un tornante dismesso (Studenti: Riccardo Gilioli, Gaia Groppi, Andrea Magnani)

Costituiscono il quadro di riferimento di tale percorso di conoscenza:

  • lo studio dello sviluppo storico del territorio e del parco per restituire i segni di un ricco palinsesto e di un grande patrimonio materiale e immateriale;
  • i progetti in corso di attuazione e pianificazione che permettono di capire le attuali logiche di governo del territorio;
  • il sistema della vegetazione e della fauna che restituiscono la ricchezza e il valore dell’habitat montano e la sua stratificazione per aree e in funzione dell’altezza;
  • il sistema geologico, delle acque e delle nevi che rappresentano il cardine di una lettura del territorio operata dall’Ing. Donegani;
  • una mappatura delle strade e dei sentieri che disegnano le diverse mobilità nei versanti e si raccordano con un vasto sistema di connessioni alpino;
  • gli elementi lineari dell’infrastruttura strada quali definizione dei bordi laterali segno del limite artificiale, e gli elementi del costruito che punteggiano il paesaggio dello Stelvio quali, ad esempio, le case cantoniere.

Oggi la Strada dello Stelvio non è più percorribile a piedi; si è quindi sviluppato uno scenario che valorizza il tracciato storico osservandolo dal di fuori della strada stessa. Si sostanzia l’idea che la strada e la sua relazione con la natura della valle rivelino la loro stretta e inscindibile simbiosi nell’essere visti dall’esterno: la strada fuori dalla strada.

In quest’ottica, i tratti non più utilizzati, andati in disuso e in rovina nel tempo, si legano a porzioni di sentieri che corrono a frammenti lungo la valle per essere progettualmente connessi da nuovi tratti a disegnare un percorso pedonale alternativo da Bormio al Passo, percorso oggi non esistente che gioca e si intreccia nella sua relazione lineare longitudinale con la strada, avvicinandosi e allontanandosi dalle sue strutture: muri di sostegno a secco e ponti riletti dal basso in prospettive inedite, gallerie da praticare o scavalcare.

O, ancora, progetti di percorsi di avvicinamento al torrente per esperire le sue cascate, le forre e le anse che consentono di vivere un più diretto rapporto con l’acqua.

La mostra dedicata allo Stelvio
4. La mostra “Carlo Donegani Ingegnere, la strada dello Stelvio 1820-1825: storia e prospettive di valorizzazione”, galleria del progetto, 3-25 Maggio 2022; curatori Michele Ugolini, Caterina Gallizioli, Politecnico di Milano, Maria Carla Fay, Cristina Pedrana (Centro Documentazione Donegani)

Offre un’occasione di progetto anche la ricognizione sui manufatti abbandonati, non solo quelli più evidenti – Case Cantoniere, manufatti della guerra, pile di ponti crollati, vecchie dighe parzialmente sommerse – ma anche tutti quei residui e frammenti apparentemente meno nobili, rimasti sparsi e seminascosti nel territorio dopo la costruzione delle dighe di Cancano o frutto di vecchie attività legate alla pastorizia che rivelano potenzialità inedite, occasioni di riconnessione – attraverso i sentieri – a sistemi più grandi, quali punti inaspettati di rilettura del paesaggio.

Anche la molteplicità di elementi duri dell’infrastrutturazione che negli ultimi due secoli si sono sommati alla strada coinvolgendo l’intero ambito vallivo, dalle linee dell’alta tensione con i loro tralicci a interpretare i punti emergenti dell’orografia, al sistema delle condotte idriche che alimentano i laghi di Cancano con le loro dighe e centrali elettriche, divengono luoghi da scoprire e coinvolgere in un progetto capace di mitigare la durezza del manufatto tecnico creando occasioni di scoperta di prospettive e paesaggi nuovi.

Si riafferma con forza nel percorso di ricerca intrapreso il punto di vista fornito da Donegani: natura, infrastrutture, storia dell’uomo si intrecciano in un racconto che non può essere separato ma ha bisogno di una nuova lettura progettuale che raccolga e sveli il loro legame.

Stelvio – La prima parte dell’articolo è sul fascicolo n° 154 Luglio/Agosto 2022 e online su https://www.stradeeautostrade.it/strade-e-autostrade/la-strada-dello-stelvio-1820-1825-storia-e-prospettive-di-valorizzazione-prima-parte/ e la seconda è sul fascicolo n° 155 Settembre/Ottobre 2022 e online su https://www.stradeeautostrade.it/strade-e-autostrade/la-strada-dello-stelvio-1820-1825-storia-e-prospettive-di-valorizzazione-seconda-parte/.

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