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La Strada dei Parchi nei ricordi del Progettista

A oltre 50 anni dalla sua ideazione

sfondo ranzo

Si trattava, difatti, di un progetto particolare che oggi definiremmo geometrico-funzionale. All’epoca, scrivere di geometria funzionale era effettivamente raro, giacché per geometria si intendeva l’aspetto del disegno dell’asse preso a riferimento, solitamente sistemato nella mezzeria della sezione trasversale. Il carattere di funzionalità sottintendeva, in più, la presa in conto del comportamento dell’utente, insieme a quello del rapporto meccanico tra il veicolo (gli pneumatici) e la strada (la pavimentazione superficiale).

La prassi consolidata seguita all’epoca era d’iniziare il lavoro di progettazione predisponendo una cartografia dell’ambiente fisico da attraversare, operando sia con metodi tradizionali (ad esempio celerimetrici, con uso di teodoliti e livelli) sia con metodi diretti sfruttando l’aerofotogrammetria, una scienza ormai matura e supportata da apparecchiature adeguate, capaci di riprodurre su carta l’esatta conformazione del suolo, specialmente in termini di quote altimetriche (ovvero di curve di livello) e di contorni delle parti edificate.

Pertanto, vi era una massiccia attività di Geometri (di campagna e di studio) che provvedevano alla redazione di carte topografiche in diversi livelli di scala. Sicché un progetto di strada o di autostrada era ritenuto per lo più un qualcosa di competenza dei Tecnici Geometri, mentre il progetto vero e proprio (almeno si riteneva tale) era costituito dall’insieme dei disegni delle opere in calcestruzzo armato o di acciaio, di esclusiva competenza degli Ingegneri, come pure le opere in sotterraneo erano ritenute di competenza dei Tecnici Geologhi e degli Ingegneri Geotecnici.

Ne è testimonianza il progetto dell’Autostrada del Sole – estesa da Milano a Napoli, e concepita – come asse di via – dal Prof. Aimone Jelmoni del Politecnico di Milano; quell’autostrada, infatti, è un susseguirsi di lunghi rettifili, raccordati da brevi tratti curvilinei, di solito predisposti a curvatura concretamente accentuata, forse nell’intento di minimizzare lo sviluppo del tracciato. Ciò è da giustificare a proposito dell’unica esperienza acquisita, all’epoca, di opere simili all’autostrada: le linee ferroviarie.

Diversamente in altri Paesi europei, e in particolare in Germania, il progetto geometrico dell’asse era stato già concepito come qualcosa che dovesse rispettare, mediandole, sia le caratteristiche meccaniche dei veicoli in movimento sia le peculiarità dell’ambiente attraversato, facendo affidamento a tratti curvilinei di piccola curvatura e ampio sviluppo.