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L’evoluzione delle barriere per il bordo laterale

La protezione su strada certa al livello testato

L’evoluzione delle barriere per il bordo laterale

La soluzione descritta qualche tempo fa (si veda “S&A” n° 116 Marzo/Aprile 2016 e https://www.stradeeautostrade.it/segnaletica-e-sicurezza/la-sicurezza-passiva-dei-bordi-stradali/) presenta molti vantaggi anche dal punto di vista della gestibilità nel tempo dei bordi laterali (erosioni, cedimenti ed incendi).

Eliminando il vuoto si elimina la possibilità di fuoriuscita; gli eventuali urti, come avviene nelle trincee naturali, non avranno gravi conseguenze per i veicoli in svio, occupanti compresi, e anche per i motociclisti in quanto non sono presenti cunette profonde o cigli sopraelevati. Non essendo presenti barriere da ripristinare in caso di incidenti non si ha neppure l’aumento di pericolosità dovuto ai cantieri di ripristino, che spesso causano nuovi incidenti.

Ci sono poi anche benefici aggiuntivi quali:

  • possibile sistemazione paesaggistica di pregio dei bordi;
  • protezioni antirumore precostituite;
  • uso opportuno specifico dei terreni di risulta in eccesso, nel caso di nuove costruzioni;
  • salvaguardia degli alberi senza problemi legali per i gestori sia nelle strade nuove che in quelle esistenti.

Per queste ultime c’è infatti una eliminazione problemi legali per i gestori per non conformità delle attuali protezioni passive che spesso non hanno gli spazi necessari indicati nelle prove di omologazione o di marchio CE.

Le azioni da svolgere sulle barriere a nastri e paletti infissi nel terreno

Disporre di un criterio di valutazione dei terreni

Le azioni derivano dalla constatazione della funzione fondamentale nella resistenza del terreno di infissione che deve essere svolta su strada allo stesso modo di come si esplica nel crash test, quindi con reazione analoga sia in termini di spostamento che dei tempi in cui questo spostamento avviene.

Questa necessità ha portato all’idea di misurare sul campo di prova, a crash avvenuto, quale è stata l’azione resistente svolta dai paletti. Quindi si è sviluppata una prova che, fatta sul sito del crash riuscito, potesse essere ripetuta su quello d’impianto per effettuare il confronto tra i comportamenti del terreno.