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L’educazione stradale entra nelle scuole

"Vedere" e "farsi vedere", ovvero gli obblighi comportamentali del pedone. L'importanza dell'insegnamento di una disciplina - su qualsiasi strada e nel rispetto di noi stessi e gli altri

Qualche anno fa noi di “Strade & Autostrade” invitammo l’allora Ministro dell’Istruzione – la Signora Letizia Moratti – ad inserire nel nuovo piano didattico l’educazione stradale, quale costola dell’educazione civica. Ad avallo della nostra richiesta, usammo queste parole: “Se non mi alzo quando sono seduto su un mezzo pubblico per cedere il posto ad una gentile signora, resto un maleducato ma, per fortuna, la signora non rischia la vita restando in piedi; se invece non rispetto un segnale di stop per farla attraversare saranno ben altre le conseguenze”.

Immagini

  • La copertina del volume “Guidiamo Sicuri” a firma del nostro Bruno Amatucci
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    La copertina del volume “Guidiamo Sicuri” a firma del nostro Bruno Amatucci
  • Un parco-scuola per insegnare l’educazione stradale ai bambini
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    Un parco-scuola per insegnare l’educazione stradale ai bambini
  • “Salvare la vita non è un gioco! Guidiamo sicuri”
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    “Salvare la vita non è un gioco! Guidiamo sicuri”
  • L’esempio di una scuola guida per piccoli
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    L’esempio di una scuola guida per piccoli
  • Un parco-scuola per insegnare l’educazione stradale ai bambini
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    Un parco-scuola per insegnare l’educazione stradale ai bambini

Oggi, l’art. 230 (si veda “S&A” n° 97) introduce nelle scuole di ogni grado l’educazione stradale come attività obbligatoria allo scopo di promuovere la formazione dei giovani in materia di comportamento stradale e di sicurezza del traffico e della circolazione.

Peraltro, Strade & Autostrade già nel 2001 era al fianco della Società Autostrade Meridionali (SAM) e della Provincia di Salerno per andare nelle scuole ad illustrare il codice della strada (si veda “S&A” n° 5 dello stesso anno). Abbiamo sempre creduto, visto che ci si rivolgeva a dei ragazzi, nella valenza dei disegni al punto che ci veniva riconosciuta la “Maniera intelligente di ricorrere al tratto caricaturale ed umoristico del fumetto per divulgare le norme del CdS e, allo stesso tempo, come strumento di servizio per l’intera comunità”.

Particolare gratitudine veniva inoltre espressa a “Quanti hanno contribuito con competenza ed entusiasmo alla piena riuscita dell’intelligenza e alla pubblicazione del volume “Guidiamo sicuri”“.

Passati due anni, la nostra Rivista (si veda “S&A” n° 40) riproponeva il tema della sicurezza stradale nelle scuole illustrando le finalità del Parco Scuola di Roma Eur: far provare a bambini e ragazzi a guidare dal vero – seppur in scala ridotta – macchine a scoppio o elettriche in un percorso in cui erano evidenziati tutti i segnali stradali, con l’aiuto e la presenza costante di Istruttori del Ministero competente e ausiliari dell’ACI.

Da un paio d’anni abbiamo più volte provato con i Ministri competenti (ad eccezione del Governo Monti) a realizzare – a costo zero – una riproposizione di strade cittadine per far conoscere l’educazione stradale da utilizzare nelle palestre scolastiche (un fac simile delle strade utilizzando semafori, birilli e tappeti); si voleva in tal modo far sì che i ragazzi, prima di diventare guidatori neopatentati, comprendessero il loro ruolo precipuo di pedoni e ciò che il Codice della Strada prevede come diritti e doveri. Si voleva far capire fin dall’età scolare l’importanza di due semplici concetti: “vedere” e “farsi vedere”, ovvero gli obblighi comportamentali del pedone.

In sintesi:

  • utilizzare i marciapiedi, le banchine o i viali o gli altri spazi a lui dedicati;
  • se deve scendere dai marciapiedi per attraversare, dovrà utilizzare gli appositi attraversamenti pedonali, oppure i sottopassaggi o i sovrappassaggi, se esistenti, anche se situati ad una distanza massima di 100 m da dove egli si trova;
  • se esiste nei pressi un semaforo, portarvisi per effettuare l’attraversamento nel modo corretto;
  • avere estrema cautela in caso di attraversamenti nelle immediate vicinanze di un autobus o, comunque, di un altro veicolo che copra la visuale del traffico;
  • non attraversare in diagonale nelle intersezioni; 
  • tenersi sul margine della carreggiata e circolare sulla mano opposta al senso di marcia dei veicoli; 
  • mai indugiare o sostare sulla carreggiata tranne in casi di necessità;
  • non sostare in gruppo sui marciapiedi o nei pressi di attraversamenti pedonali, al fine di non creare intralcio agli altri pedoni; 
  • non utilizzare la carreggiata per giochi di qualsiasi tipo; 
  • dopo il tramonto e fuori dai centri abitati, soprattutto su strade prive di pubblica illuminazione, circolare in un’unica fila, mantenendosi strettamente sul margine della carreggiata e possibilmente con capi di abbigliamento visibili.

Tutto ciò senza dimenticare che l’educazione stradale divulgata ai giovani significa anche spiegare da subito il pericolo del bere e i rischi di sostanze stupefacenti.

In virtù di quanto esposto, basterebbe un minimo di buon senso per far diminuire il numero degli incidenti stradali; tuttavia, come scriveva Alessandro Marconi: “Il buon senso c’era ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”.

Appena il nuovo Governo sarà pienamente all’opera (scriviamo queste note prima delle elezioni) sarà nostra cura presentare un progetto a nome di “Strade & Autostrade” che preveda quanto sopra riportato, con la certezza che anche la SAM sarebbe disponibile ad intervenire regalando – se ritenuti idonei – i diritti del volume sopraindicato.

Resta un’ultima domanda, al momento, senza risposta: “Come mai abbiamo migliaia di autoscuole e soltanto un paio in grado di realizzare le finalità delle motoscuole?”. Non basta la patente per guidare un motorino: serve la pratica in un posto sicuro per il guidatore e – soprattutto – per noi genitori. Questo sarà il compito del nuovo Ministro a cui auguriamo – al buio non conoscendone il nome – buon lavoro.

Il Filosofo tedesco A. Schopenhauer scriveva: “Come all’inizio della primavera tutte le fronde hanno lo stesso colore e quasi la stessa forma, così anche noi nella prima infanzia siamo tutti simili e armonizzati, quindi, perfettamente”. Perché non provare, con l’educazione stradale, a rimanere tali anche al volante, su qualsiasi strada, rispettando noi stessi e gli altri?

I numeri relativi agli incidenti stradali sono, purtroppo, una riprova che stiamo ancora molto lontani: eppure, nella nostra immaginazione, non vogliamo smettere di sognare.