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La Fenice di Comacchio

L'importante via d'acqua della pianura ferrarese è da tempo oggetto di lavori di ammodernamento tra cui anche la sostituzione di tutti i ponti esistenti

La Fenice di Comacchio

La sezione degli archi è di tipo aperto a doppio T saldato di altezza variabile tra 700 a 1.200 mm con flange di larghezza compresa tra 700 e 900 mm. L’anima ha spessore corrente variabile tra 20 e 25 mm, le flange hanno spessori fino a 50 mm. Anche se le sezioni scatolari hanno una migliore resistenza e stabilità in compressione, il loro uso in ponti di modesta grandezza presenta la controindicazione di non permettere l’accesso e l’ispezione interna a causa dell’impraticabilità per le ridotte dimensioni. Per lo stesso motivo non è possibile posizionare gli ancoraggi dei pendini dentro tali sezioni. Per contrastare la debolezza delle sezioni aperte rispetto a quelle scatolari nei confronti della resistenza presso-torsionale è sufficiente prevedere un sistema di controventamento efficace che migliori decisamente anche la risposta alle forze orizzontali, quali vento e sisma.

L’impalcato

Il ponte ha una larghezza di 14 m circa sui quali ospita una piattaforma tipo C2 da 9,5 m, un corridoio ciclopedonale da 2 m da un lato ed un marciapiede di servizio dall’altro. L’impalcato è portato dalle due travi longitudinali di bordo (catene) e da trasversi posti ad interesse di 3 m. Le travi longitudinali sono inclinate come gli archi, ma le flange sono orizzontali in modo da facilitare l’attacco con i trasversi e i marciapiedi.

La soletta in calcestruzzo fibrorinforzato sarà gettata su lamiera grecata galvanizzata. Onde ridurre la quota parte di spinta assorbita dalla soletta, questa è connessa rigidamente solo nel settore centrale del ponte alle travi longitudinali ed alla pila fissa sottostante. Nella parte restante del ponte la soletta non arriva fino alle travi longitudinali ma si ferma prima in modo da lasciare dei cavedii attrezzati sotto i due marciapiedi. Così facendo, il tiro delle catene migra solo in parte sulla soletta in quanto i trasversi non hanno grande rigidezza nel piano orizzontale e non sono in grado di trasferire quote significative di sforzo tra le travi laterali che chiudono la spinta dell’arco e la soletta. La massa sismica di quest’ultima e le eventuali forze di frenature si scaricano invece sulla pila centrale grazie all’allargamento della soletta nel tratto centrale del ponte che la collega rigidamente a quest’ultima.

I pendini

Una voce di spesa che può avere una notevole incidenza negli archi a via inferiore è quella delle funi/barre usate per realizzare i pendini. L’utilizzo di barre o funi è dettato dalla necessità di avere un elemento di facile installazione e di lunghezza regolabile. 

Questi elementi hanno però un costo molto elevato che non è necessariamente giustificato nell’ambito di opere di dimensioni medio-piccole quale quella in esame: ecco, quindi, che sono sempre più numerosi i ponti ad arco che sostituiscono le funi con profili metallici. Nel caso del ponte di Finale, l’utilizzo di profili saldati a T con sezione variabile non solo permette di contenere i costi, ma conferisce al ponte anche un ulteriore elemento di similitudine con l’airone, in quanto nei pendini inclinati realizzati in profilo metallico è possibile intravedere le penne remiganti dell’ala dell’uccello.

La soletta in FRC

Sebbene sia oltre 20 anni che il calcestruzzo fibrorinforzato (FRC) è disponibile sul mercato ed il suo impiego sia ormai codificato in varie Normative internazionali, il suo utilizzo strutturale, e nei ponti in particolare, è ancora molto ridotto. Gli Scriventi ritengono che vi siano, effettivamente, diverse situazioni nelle quali l’impiego di FRC sia particolarmente indicato e in cui probabilmente è destinato a sostituire il calcestruzzo tradizionale. Una di queste applicazioni è certamente da individuare negli ancoraggi di cavi e stralli, dove i gradienti delle tensioni molto elevati rendono poco efficace l’armatura lenta che non dispone di sufficiente lunghezza di ancoraggio e trasferimento. 

Un’altra interessante applicazione del FRC di cui si prevede un forte sviluppo nei prossimi anni è quello delle solette da ponte. Negli archi a spinta eliminata il vantaggio di utilizzare il FRC è ancora più evidente se si considera che l’impalcato funge da catena e quindi la soletta tende ad essere tesa con conseguente insorgere di fenomeni fessurativi piuttosto marcati.

Conclusioni

I ponti a spinta eliminata, anche per luci medio piccole, rappresentano una soluzione ragionevolmente economica ed esteticamente molto attraente, purché la loro ottimizzazione strutturale porti ad un dimensionamento contenuto delle membrature che conferisca slancio e leggerezza.

Contrariamente a molte delle soluzioni viste negli ultimi anni, in cui i piani degli archi venivano ruotati arbitrariamente nello spazio, in questo caso gli Autori si sono limitati ad inclinare i pendini rendendo la funicolare dell’arco asimmetrica. 

L’inclinazione dei pendini permette di studiare tutta una serie di geometrie che, mantenendo intatta l’efficienza statica dello schema ad arco, apre però possibilità formali e figurative molto interessanti che potranno essere approfondite e sfruttate da Architetti e Designer negli anni a venire. Il doppio arco di Finale, oltre a questo aspetto strutturale, presenta tutta una serie di altri accorgimenti che ne favoriscono efficienza, snellezza e economicità.

Dati tecnici
Stazione Appaltante
Provincia di Ferrara
Contraente Generale
Coop Costruzioni
Progetto esecutivo
Integra Srl
Importo dei lavori
8.500.000,00 Euro