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Il viadotto Santo Stefano

Il riposizionamento e la messa in sicurezza dell’impalcato

Il viadotto Santo Stefano

La descrizione dell’opera

Il viadotto Santo Stefano supera il fosso omonimo con un tracciato che, dal punto di vista planimetrico, è in curva con un raggio di circa 730 m, mentre altimetricamente si presenta con una leggera corda molla che raccorda le due livellette lato Candela e lato Matera esibendo il punto più depresso in corrispondenza all’incirca della mezzeria della terza campata.

L’opera è realizzata con uno schema a trave continua su sette appoggi – cinque pile intermedie e due spalle – con sei campate ciascuna costituita da un impalcato a quattro travi a V prefabbricate in c.a.p. e collegate trasversalmente da cinque traversi in corrispondenza di ciascuna pila, da due traversi di testata e da una soletta di impalcato – tutti in c.a.o. – gettati in opera.

Le due spalle, in c.a. con altezza variabile da 2,45 a 4,05 m, spiccano da due piastroni in c.a. (17,00×6,90×1,50) su 17 pali Ф 1.000 di ~20 m di lunghezza; le pile – due delle quali sono a telaio (n° 3 e 4) – sono anch’esse in c.a. a sezione rettangolare variabile con l’altezza e risultano fondate su piastroni (11,00×7,20×1,50) su 11 pali trivellati di grosso diametro (Ф 1.000) di lunghezza pari a circa 25 m.

L’impalcato, da un punto di vista sismico, è isolato mediante dispositivi HDRB ubicati sia sulle pile che sulle spalle in corrispondenza di idonei baggioli. Allo stato attuale, l’impalcato si presenta senza massicciata, sicurvia e giunti di dilatazione; in corrispondenza di questi ultimi, nello spazio tra la testata della soletta e le paraghiaia delle due spalle, risultano inseriti dei conci di legno a guisa di contrasti.