Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Pubblicato in:

Ponti articolati e continui: 150 anni di esperienze – seconda parte

Una approfondita analisi dell’evoluzione delle principali tipologie dei ponti Gerber e Cantilever

sfondo poli mi

L’esperienza ha mostrato che questa verifica potrebbe non essere sufficiente: in viadotti molto lunghi, l’entità degli spostamenti verso gli estremi può modificare i meccanismi diffusivi locali nelle zone di appoggio. Al tempo iniziale, la piastra superiore va ad insistere nella zona di estremità della trave, dove si diffondono gli effetti dell’azione di precompressione.

Il progetto di dettaglio di questa zona si preoccupa di mantenere il cono di diffusione degli sforzi trasmessi dall’appoggio nel volume di diffusione degli sforzi generate dalla precompressione, creando uno stato favorevole di compressione biassiale.

Quando lo spostamento relative tra le piastre del dispositivo di appoggio sposta il campo di compressioni associato alla reazione verticale al di fuori del campo delle compressioni dovute alle testate di ancoraggio, si può verificare una rottura dello spigolo.

La mutata condizione di appoggio, ora su di un piano inclinato, dà luogo a una rilevante componente di forza orizzontale in testa pila. Il conseguente spostamento orizzontale dovuto all’inflessione della pila può portare alla caduta della campata [2].

Ponti con impalcato continuo precompresso. Deformabilità differita

Nei ponti continui restano solo i giunti di estremità. Nelle prime progettazioni, a metà degli anni Cinquanta, l’attenzione era rivolta principalmente alla fase di avanzamento a sbalzo e al controllo della distribuzione di sforzi e corrispondenti spostamenti verticali nei vari stadi di costruzione.

Come noto, in fase di avanzamento si ha un progressivo innalzamento dell’estremità degli sbalzi; poi, nelle fasi finali, il peso degli ultimi conci e il loro maggior braccio di leva abbassano progressivamente l’impalcato fino all’assetto finale, quello atteso per il getto del concio di chiusura.

Per molti di questi ponti si sono riscontrate nel tempo inflessioni eccessive, con relativa perdita di funzionalità. L’origine di questi comportamenti può essere ascritta ad analisi del regime elastoviscoso mediante modelli strutturali e legami costitutivi eccessivamente semplificati e ad una non corretta distribuzione della precompressione [3].